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Posts Tagged ‘vita all’estero’

bavaglio chic

PROTESTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA'

Mi chiamo Gaia, ho 34 anni, un marito, due cani, due gatti e una nuova vita all’estero e tanta voglia di democrazia.
Ho una proposta da fare, per aumentare la protesta in maniera simbolica ma di forte impatto, contro la così detta “legge Bavaglio”, aggiungere qualcosa di semplice ma più visibile, soprattutto di più costante,delle foto inviate alle redazioni dei giornali e su facebook e delle poche, a mio parere, manifestazioni di protesta.
L’idea mi è venuta proprio guardando le foto di queste manifestazioni.
Aggiungere un simbolo, nel quotidiano di tutti noi, giovani e non, in Italia e anche all’estero, come se fosse l’oggetto di moda, l’”IPhone italiano, l’accessorio indispensabile:
mentre siamo al lavoro, fuori con gli amici, nei ristoranti e nei bar, nelle università, negli ospedali, nelle banche(!), mentre andiamo in giro a piedi, in bicicletta e anche se ci andiamo in macchina per raggiungere tutti questi posti e molti altri di più, su i mezzi pubblici sempre ed ovunque metterci sulla faccia un vero e proprio Bavaglio!
Non limitandoci a metterlo, solo nelle sparute o spero più numerose manifestazioni!

Se dici bavaglio pensi a delle immagini ad uno Stile :
Alla Pistolera, alla Bandito, alla Sovversivo ma anche all’Americana, all’ Araba…
Siamo detentori della Moda?

Bene Inventiamoci “Lo Stile del Bavaglio all’Italiana” !

Mettiamoci sulla bocca, legato dietro sulla testa, coprendoci bene la bocca, mettiamoci tutti quanti un bavaglio tutti i giorni, tutto il giorno !!
Non importa il colore, non importa la grandezza, non importa la fantasia, non importa come, importa solo che lo Facciamo TUTTI e SEMPRE!

Cominceranno ad essercene sempre di più, in giro, sui mezzi pubblici, nei pubblici uffici, nei negozi, nelle aziende, nelle scuole, università e mi auguro ospedali, tribunali, ovunque!

Il coraggio è contagioso.

La gente non informata, assopita, anestetizzata da questo grande bluff si comincerà a domandare e ad informare e la gente che sa ma che non scende in piazza, perché costa “fatica sprecata”, scoprirà in un cassetto un foulard, una fazzoletto, una bandana e proverà a fare un gesto semplice che non costa nemmeno la delusione di una “fatica sprecata”.

Gli artisti potranno realizzarne opere d’interpretazione di un’epoca, e gli stilisti un nuovo costoso gadget da vendere strafirmato e strapagato magari indossandolo, si spera, prima di tutti loro!

E la nostra stampa e la “nostra” tv non potranno non filmare, non vedere, non descrivere ma soprattutto la stampa estera ci vedrà, gli stranieri in Italia ci vedranno, e spero anche all’estero ci saranno Italiani, che come me inizieranno a farsi vedere col bavaglio ovunque e così parleranno di noi.
Parleranno di un popolo che ha un bavaglio sulla bocca, sempre e non per manifestare e non per religione o per tradizione ma per mancanza di libertà, giustizia e democrazia nel proprio paese.

Il mondo intero ci vedrà e noi riusciremo con un gesto simbolico, pacifico ma molto, molto forte a dimostrare ai nostri politici che il potere ce l’abbiamo noi!
Che gli Italiani con la I maiuscola siamo NOI, quelli che hanno il bavaglio e non quelli che cercano di mettercelo!

Le cose possono cambiare, devono cambiare, non per forza con le manifestazioni che sono ancora troppo poco fastidiose per il nostro governo e quindi, senza violenza, senza scontri, senza colori, senza partiti, da destra a sinistra, dal basso all’alto della nostra società sono convinta, che ci siano tanti Italiani che non vogliono questa legge : mettiamoci un Bavaglio!

Scrivo a tutti, giornali, blogger, radio, amici, sconosciuti, per cercare di diffondere questa banale, semplice idea, questa proposta che può sembrare ridicola ma sono convinta che è arrivato il momento di unirci davvero come popolo, come filosofia di vita , come diritto di democrazia e non, e ripeto non, come un partito politico, non c’è nulla di politico in questo, c’è solo libertà dell’individuo!

Nel mio modesto blog, iniziato per aggiornare i miei amici in giro per il mondo o restati in un paese che ogni giorno di più mi indigna, scrivo e scriverò di questa mia proposta, su facebook lo inoltrerò e chiederò di farlo e spero anche voi lo facciate e si trovi una soluzione a questo scempio a questo cappio sempre più stretto, dopo il bavaglio ci sono i paraocchi, o forse ce li hanno giù messi e questo è l’atto finale!?

Spero diate spazio a questa mia “idea” o per lo meno tiriamone fuori una migliore se esiste, perché sono stufa per molti motivi ed ora anche per questo di vergognarmi di dire che sono italiana invece di esserne fiera per tutti quegli individui storici che hanno fatto della libertà e della verità il loro baluardo e ci hanno rimesso anche la vita.
Voglio sentirmi una fiera Italiana!

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO-GAG LOW

RINGHIO E MI RIBELLO PER IL BAVAGLIO - UNITI RIMEDIAMO ALLO SBAGLIO

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Malindi 11 giugno 2010 ore 05.38 ora locale – finito il 12 giugno alle ore 22.08 ora locale. (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

Palazzo della civiltà italiana

Roma-Eur

Molti di noi, danno per scontato che noi italiani all’estero abbiamo una buona fama: cultori dell’arte in generale dalla pittura fino alla letteratura, non ci manca nessuno, basti pensare al palazzo delle arti e dei mestieri rappresentato a Roma, all’Eur dal Palazzo della civiltà Italiana o anche noto come“Colosseo quadrato”, amanti anche dello stile, della moda, e ovviamente della buona cucina, dei prodotti genuini; molti degli chefs famosi nel mondo sono italiani, in tanti amano la nostra cucina  buona e sana e la ricercano ovunque. Siamo famosi naturalmente per lo sport, il calcio, i nostri calciatori sono molto noti e spesso seguiti dall’estero con passioni sfrenate. Insomma ci avventuriamo negli altri paesi, pensando di essere minimamente noti per queste cose belle e forse anche di più.
In realtà in molti paesi che ho visitato e soprattutto con i diversi stranieri con i quali ho parlato in passato ma ultimamente, ovviamente mi capita più spesso, dato che mi sono trasferita a vivere in Kenya, hanno certamente un’idea di noi di un popolo con molte qualità e ci riconoscono il paese colmo di opere d’arte e bellezze, della cucina e del gusto  e di tutto il resto ma…c’è sempre un grande MA che inizia o inframezza i loro discorsi.
Posso parlare al momento più recentemente di qui e l’immagine che i molti stranieri hanno di noi, devo dire non è delle migliori.
Incominciando dall’immagine politica, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi e francesi e devo dire anche kenyoti, sono molto informati sulle vicende politiche italiane(o solo qui esiste una forte concetrazione di appassionati in politica estera!), quindi spesso mi sento rivolgere domande pungenti sulla situazione nel nostro paese. Inutile nascondere che argomento principe è Berlusconi, non sono mai e dico mai io a nominarlo, a tirare fuori il nome, me ne guardo bene ma puntualmente quando iniziano a parlare di politica, saltano su e mi chiedono: ” e Berlusconi?…cosa ne pensate voi?cosa pensate di fare?”. Spesso Paolo ed io ci guardiamo e credo che entrambi siamo tentati dal rispondere, “ehm…scusa ma non parlo di politica” come mi stesse chiedendo delle nostre emorroidi…così da troncare lì il discorso, ma si sa gli stranieri ci tengono molto alla politica, soprattutto estera, la ritengono una cosa seria, da non sottovalutare, da non trattare come un teatrino da avanspettacolo, soprattutto poi, se si tratta di un paese europeo come il loro. Quindi seppur tentati non rispondiamo mai così, potrebbero offendersi! A quel punto iniziamo, nervosi giri di parole cercando di portarli a far esporre le loro opinioni per evitare descrizioni di come e perché è stato eletto, cosa sta facendo, entrando insomma nel dettaglio…ma loro ci fregano sempre, sanno sempre tutto e qualcosa, anzi molto di più di noi.
Puntualmente mi chiedono informazioni sulle sue collusioni mafiose: è vero che ospitava un mafioso?(vaglielo a spiegare che lui dice che era uno stalliere povero che aiutava e non sapeva che era un po’ birichino), sul conflitto d’interesse : come fa ad avere 3 canali televisivi, stampa, e media e stare in politica(porca miseria allora ne parlano anche loro?!), sulla corruzione: ma il caso Mills com’è finito?(“che ne so, non ci capisco nulla”, come glielo spiego senza arrossire), e poi è vero che ha tante giovani amanti e che è andato pure con una minorenne ed una prostituta? (come gli spiego anche questa che il fascino del latin lover ha effetto anche sugli over 70 da noi in Italia?), e infine spesso ci finiscono con: ma è vero che ha detto del presidente degli stati uniti che prende tanto sole insieme alla moglie(no, ecco, in realtà, la battuta era diversa, ho provato una volta anche a spiegargliela ad un olandese, rendendo la sua faccia più sbalordita e la mia più imbarazzata…), poi la domanda che di più mi fa piegare sulle gambe è di solito quella che ritorna alla mafia: ma è possibile che non riuscite a fare nulla per fermare una decina di famiglie mafiose?(vaglielo a dire che ci hanno provato in tanti e tanti, bravi e seri italiani, da poliziotti, carabinieri, politici, imprenditori per finire ai giudici, i nostri giudici, tanto bistrattati e come i più famosi di quest’ultimi Falcone, la moglie, Borsellino e tutte le loro scorte sono stati uccisi selvaggiamente?).
Sapete che un amico giapponese, molto imbarazzato mi ha confessato che nella guida turistica del suo paese e su blog e siti che parlano del Kenya, dove è venuto a trovarmi, metteno in guardia dalla mafia italiana?e mi chiede imbarazzato e candido : ma tu per caso sai chi sono?li conosci? Puoi fare qualcosa?
Ecco davanti, questo sì, un “plotone di domande” che  noi spesso non sappiamo cosa rispondere, mio marito di solito cambia discorso, parlando di ricette e del suo ultimo esperimento o cerca di farli addormentare discuisendo sui suoi cani, di come corrono, mangiano, saltano, ululano fanno i loro bisogni, insomma cerca di depistarli con idiozie…io a volte, mi accaloro e cerco di spiegarmi, di far capire che non siamo solo quella Italietta lì.
Che il premier non rappresenta il campione degli italiani, che è vero ci sono tutti quei problemi e sembra che non ci sia la volontà di cambiare ma che chi c’è al governo non tutto è sbagliato, non tutto è da cambiare e che ripeto, il presidente del consiglio non è lo specchio degli italiani….o forse sì?mi domando quasi subito guardando le loro facce??
Ora lottando ogni giorno con questi pregiudizi nei nostri confronti, ma posso chiamarli davvero così? In ogni caso ogni giorno affronto questi temi e devo dire mai come ora mi sto interessando mi cimento a leggere ed informarmi, perché questi stranieri sono tremendi sanno e si ricordano tutto anche di eventi passati, io invece rimuovo, cancello, dimentico…ed ecco qui la fregatura mi dice uno un giorno…dimenticate e non sapete a cosa vi stanno portando.
Già a cosa? Boh?
Io intanto nel mio piccolo mi informo e lotto con le parole e i concetti non solo con gli stranieri ma con gli stessi italiani!

Come ieri con l’emendamento 1707 sulla perseguibilità degli atti pedofili.
E’ un passo indietro davanti al mondo sulla severità delle pene nei confronti di questi criminali è un passo indietro nei confronti dei diritti dei nostri figli, del nostro futuro. Grazie a qualcuno non so a chi e come, l’emendamento è stato bloccato, annullato.
Comunque, ieri faccio un parallelo, che è forte certo e dico che al governo a partire dal nostro presidente non ci si scandalizza per abbassare i livelli di molestia nei confronti di un minorenne e mi dico non tanto stupita, dato che il nostro capo di governo, più che arzillo settantenne, come reso noto in tutto il mondo da stampa e tv libere, ha frequentato diciottenni, ne parla la stessa interessata dicendo che lo frequenta da prima della maggiore età e questo lo si è letto un po’ ovunque e lui se ne vanta pure, ed anche a questo si è dato ampio spazio sulla stampa estera e non di sinistra italiana…
Intendo dire, è ovvio che, se questo è l’esempio dato dalla nostra prima carica governativa, non ci si può stupire della bassa attenzione e ampia superficialità che si ha su di un reato che spesso corre su un filo di lana per età ed ora anche per gravità dei gesti!
Sapete, qui e non sono l’unica a vederle queste scene e a criticarle aspramente, ci sono 70enni, e oltre che si accompagnano a poco più che maggiorenni e lo fanno spavaldamente, trisnonni con ragazzine che hanno l’eta delle loro nipoti o giù di lì? E’ uno spettacolo edificante secondo voi?
Ce ne sono di tutte le nazionalità in giro per il mondo, per carità ma io sono italiana e guardo cosa fanno i miei connazionali per prima.
Sentirli parlare al bar di come il premier è un “figo perché fa vedere che uno di 70anni può ancora andare con una 18enne!”non è un bel discorso da sentire tra cappuccino, brioches e vorrei sinceramente sentire parlare di altre cose sul nostro premier, amato o odiato, appoggiato in toto o contestato, vorrei sentire di una proposta di legge più dura contro i mafiosi e i reati di mafia, di lotta alla corruzione, di risolvere il suo conflitto d’interesse, regolamentare le intercettazioni e la stampa e non di restringere il potere di libertà ed informazione!
Dire che con questo emendamento si stava dando più libertà e leggerezza a gesti terribili, mostruosi e criticando il premier, perché da il cattivo esempio non è attaccarlo, è democrazia poterlo criticare!
Dire che era vergognoso, lui, il suo governo e i suoi gesti è poco ma qualcuno si è alzato a dire che il mio parallelo, era ingiusto che bisognerebbe guardare che ci sono le ragazze facili di costumi, prostitute, trans….Certo che ci sono e noi come possiamo “educare” queste ragazze così giovani dai bassi livelli di moralità? Facendo vedere loro che perfino il nostro governo, premia le ragazzine giovani che si mostrano accondiscendenti e senza soldi principi. Facciamo vedere al mondo che si va avanti in questo modo? Diamo l’esempio che è normale vedere nonni d’età ed aspetto insieme a giovanissime. Vi va bene questo esempio? Vi piace? Lo vorreste per le vostre figlie e nipoti? Davvero????
Qui non si sta parlando di sentimenti d’amore, tra due adulti consenzienti…cerchiamo di capirci!
Allora non siamo falsi moralisti e regolamentiamo la prostituzione ma non mischiamo concetti, non confondiamo maglie larga della giustizia con il concetto “così fan tutte” e allora gli uomini ci stanno.
Il mio è un grido di furore e di dolore, per vedere come la nostra immagine di brava gente, seria, onesta, pulita viene sporcata da esempi sbagliati a partire dal governo che dovrebbe essere esempio positivo e da un’idea corrotta di senso di libertà e privacy violate.
I miei coetanei e non solo, vivono in un grande bluff da anni, in un sogno, in un incubo dove tutti siamo diventati zombie! Addormentati, anestetizzati nei principi, nei valori, nelle priorità di una democrazia.
Tutti ci guardano e attendono risposte che noi nemmeno ci poniamo.
Noi, italiani “brava gente” che ci facciamo sporcare da altri, da pochi perché non abbiamo il coraggio di ripulirci, alzarci, tenere eretta la testa e parlare a voce alta e chiara  pretendendo la nostra voglia di cambiamento, la nostra voglia di rivalsa nei confronti di un’immagine che non ci appartiene? Pretendiamo la Civiltà Italiana.

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Malindi 8 giugno 2010 ore 17.20 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

I personaggi che stiamo incontrando ogni giorno, sono degni di un film comico-drammatico ce n’è per tutti i gusti, e non ci stanchiamo mai di sorprenderci ed esclamare: “non ci credo, non è vero!”.
Tralasciando i 3 e a volte 4 passeggeri trasportati come se nulla fosse in moto, questa è una scena che si può anche vedere a Napoli o giù di lì, o le intere famiglie agglomerate in un’unica macchina utilitaria e qui le famiglie non si limitano ad avere 3 figli ma si arriva anche a 7-8 e magari con 2 mogli, ecco tralasciando questo che si può considerare ovvio qui si vedono ben altre scene e personaggi.
L’altro giorno ha piovuto intensamente per tutta la mattina, la pioggia era forte e violenta, pareva un muro grigio che avanza verso il terreno e che si rompeva fragorosamente in mille particelle che subito prendevano la forma di un fiume in piena. Le strade di Malindi si sono rapidamente allagate ma il traffico non ha accennato minimamente a diminuire. Abituati alla luce intensa e al sole che fa risaltare i tanti verdi della vegetazione, ci godevamo un nuovo spettacolo della natura dalla terrazza coperta di uno stabile che ci regalava un’ampia visuale.
Così appollaiati come spettatori su di una insolita arena, abbiamo visto i guidatori di tuc tuc che si precipitavano a coprire i lati aperti dei loro veicoli per proteggere i loro clienti con cellophanes adattati e fissati con corde, questo perché sprovvisti delle più professionali ma costose tendine. Qui sono  dotati di un forte senso di adattabilità e molta, molta fantasia, un pezzo di plastica diventa un tetto e in questo caso una tenda e a volte anche le stesse corde per legarli, non sono davvero corde ma strisce di tessuto, a volte canottiere tagliate, in un caso ho visto strappare anche un paio di mutandoni da uomo.
Guardando oltre abbiamo notato i pick up che portano dietro i loro cassoni aperti i diversi lavoratori verso i cantieri, mentre si fermavano ma solo quelli più caritatevoli ovviamente, e coprivano i mal capitati con i teloni per i camion e gli stessi dovevano tenersi con una mano alla sbarra e con l’altra tenere un po’ sollevato il tendone improvvisato. Guardandoli con occhi diversi possono far pena, o far sorridere dipende dallo spettatore ma i personaggi che farebbero ridere chiunque sono le donne, e soprattutto le donne in moto mentre piove!
Le donne qui hanno la fissa per i capelli molto più forte di quello che ci si aspetterebbe.
La maggior parte di loro si sottopone a lunghe torture dai numerosi parrucchieri per africani per farsi fissare sui corti capelli crespi, numerose, lunghissime e finte treccine che acconciano poi in coraggiose acconciature, che sfidano la gravità, oppure ci sono quelle che vogliono assomigliare di più agli europei e si incollano posticce ciocche lunghe e lisce, dai colori più improbabili che possono anche partire dal biondo cenere ma le mie preferite sono le donne che si mettono in testa miracoli della scienza, sculture di ricci e boccoli, di mille colori e sfumature con forme a punta in verticale a volta anche a punta i orizzontale, onde e curve improbabili che creano forme da arte moderna, ovvie parrucche di ogni forma e colore che vi possa venire in mente loro qui ce le hanno. Sudano sotto il sole cocente come forni spinti al massimo da giorni ma loro stoiche non se la sfilano e nemmeno di soppiatto provano ad asciugarsi la testa, ogni tanto dati gli scossoni dei tuc tuc e gli sballonzolamenti dei boda-boda (tassisti in bicicletta meno costosi dei tuc tuc), questa impalcatura si muove o scende ma loro rapidamente con un gesto degno di un karateka, assestano un colpetto e la rimettono a posto come se nulla fosse.
Data quindi questa loro fissazione, potrete capire che tragedia è l’arrivo di piogge violente! Soprattutto poi se si deve andare in moto o in boda-boda!
Ma loro, perché dotate di fantasia e ingegno si sono attrezzate!
Quindi se si viene qui in un periodo di piogge più frequenti capiterà di vedere sfrecciare moto munite di ombrello, il poveretto del guidatore deve piegarsi tutto in avanti ma non troppo, per permettere al passeggero, solitamente donna, di tenere aperto l’ombrello per evitare che si bagni il casco naturale che ha in testa! Ci sono poi quelle ancora più geniali ed organizzate che all’ombrello aggiungono un accessorio indispensabile: la cuffia!
Ma la cosa più bella e vedere la naturalezza e lo sguardo spavaldo che hanno queste donne mentre reggono da un lato la borsetta, con una mano l’ombrello, con un mignolo si reggono al sellino e sulla testa portano trionfanti cuffie trasparenti o a volte anche a fiori.

Mitiche, è proprio vero che paese che vai….

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Malindi 23 maggio 2010 ore 21.20 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

Il silenzio del cielo e la calma del mare

Barca dei pescatori a Watamu

La vita qui scorre velocemente, ti assorbe, ti risucchia come in un vortice d’ energia dove dai e ricevi con una forza che è quasi talmente forte e veloce che non riesci neppure a percepire, è nell’aria, nell’acqua, nella gente, nella luce del giorno e nell’oscurità.
I rumori sono più forti, gli odori più intensi, i minuti più lunghi e al tempo stesso tutto scorre più veloce e così anche il silenzio è più profondo.
Sto vivendo intensamente ogni nuova cosa e sto riscoprendo con passione e profondità le cose già note, perfino il gusto dell’acqua per me ora è una scoperta.
Mi sto risvegliando da un torpore, da una sorta d’anestesia che non so come mi aveva colpito e avvolto in un bozzolo da anni. Il mio corpo da tempo mi dava segnali ma non ero ancora capace di ascoltarli ma ora, qui, in questa nuova terra, con tempi e prospettive diverse mi fermo, ascolto e vedo come forse mai sono riuscita prima d’ora.
Una sensazione, più sensazioni che è difficile esprimere e complicato da spiegare a terzi, bisogna sperimentare per capire.
Ora sento i mie piedi che millimetro dopo millimetro toccano terra e compiono passi, le mie mani che stringono un oggetto, i miei capelli che sentono l’aria, la mia faccia che percepisce il vento e i miei sensi che ascoltano le sensazioni, le vibrazioni della gente, della terra. L’energia ora la sento e riesco ad ascoltarla a capire se mi fa bene o mi fa male.
Se qualcuno ora mi chiede “chi sono, cosa faccio” non so rispondere come in passato, mi sono spogliata dalle etichette, dai ruoli, dagli “abiti” nei quali dovevo necessariamente ritrovarmi e descrivermi. Mi sento solo di dire che sono libera, che sto cercando di esserlo ancora di più e che non voglio più tornare quella di prima.
Fino a poco tempo fa mi dicevo che se mi avessero detto che avrei vissuto qui e così come sto facendo non ci avrei creduto ma invece se mi ricordo com’ero, come vivevo solo un anno fa o peggio cinque anni fa, ora stento a riconoscermi.
Come facevo? Chi ero? La proiezione di qualcuno che non ero io.
Ora respiro a pieni polmoni e l’aria la sento entrare in ogni parte del mio corpo. Guardo lontano e finalmente vedo.
La vita banale di tutti i giorni, i piccoli, medi e grandi problemi li vedo per quello che davvero sono, c’è una nuova consapevolezza che si sta facendo spazio dentro di me e quei blocchi e al tempo stesso quei vuoti, si stanno via, via sciogliendo facendo spazio a un fluido che riempie morbidamente il mio essere.
Sto conoscendo una parte di me che non avevo mai conosciuto e al tempo stesso sto conoscendo mondi e persone nuove. Comprendo la mia storia, il mio passato e capisco perché ho dovuto tanto soffrire mentre ero ancora una bambina, perché ho dovuto imparare a corazzarmi così tanto, perché dovevo arrivare all’apice del dolore fisico e psicologico, perché così ora è stato più facile spogliarmi di tutto.
Le persone mi dicevano che avevo coraggio e incoscienza in questa mia, nostra scelta, penso che ce ne volessero molto di più per vivere come stavo facendo prima.
Finalmente mi sono risvegliata.

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Malindi 10 marzo 2010 ore 23.00 ora locale (Italia -2ore)

Finalmente una settimana fa abbiamo trovato la casa per noi, Paolo è entrato trionfante in veranda e mi ha dato l’annuncio : “ amore, tu te ne innamorerai!”.
E’ andato a vedere questa villetta con il nostro amico fidato Gheddaf, detto Zare e dall’entusiasmo della sua voce ho capito che per lui ne valeva davvero la pena spendere sorrisi e frasi entusiastiche. Lui, che di solito non si entusiasma per nulla mi ha dato un forte segnale positivo.
Cosa ancora più interessante e fonte dell’entusiasmo da parte sua è il prezzo notevolmente più basso di quanto sperassimo. Ho incominciato ad elencargli possibili, pecche, fregature, mancanze che avrebbe dovuto avere la casa ma sembra non averne e così siamo andati tutti insieme, mamma e Gloria comprese a vedere tanta fonte di gioia di Paolo.
Ho dovuto riscontrare che la casa non presenta effettivamente alcuna pecca, nessun intoppo, nessuna fregatura, anzi è notevolmente al di sopra di qualsiasi aspettativa per posizione, struttura esterna ed organizzazione degli spazi, per il giardino, la piscina e perfino gazebo sparsi sotto alberi bellissimi.
La bozza del contratto da registrare è arrivata subito, stiamo solo aspettando di riceverlo indietro controfirmato dal proprietario e dal 1° aprile sarà casa nostra per un anno. Appena avremo la firma, vorrò brindare, non festeggio mai piccole vittorie come queste, mi sento sempre come una scampata da un pericolo quando qualcosa mi va dritta o perfino bene ma questa volta ho deciso : voglio gioire di cuore!
Intanto cosa ancora più importante ho trovato, tramite la mia amica Maasai Susan, la nostra futura guardia notturna, sarà un originale, giovane e fiero Maasai appunto  della tribù della mia amica.
Mi sentivo come in un film l’altro giorno quando ho caricato questi due strani personaggi su di un tuc tuc con me per portarli a visionare la piccola proprietà. Guardandomi da fuori, chiunque mi conosca, stenterebbe a riconoscermi, stento a farlo perfino io. Una guardia, per di più Maasai, vestita di parei rossi a scacchi tipici, con le scarpe fatte con i copertoni delle ruote, mille collanine di perline colorate al collo , il pugnale al fianco e il bastone nella mano, che mi accompagna come se fossi una proprietaria terriera nello stile della “Mia Africa”.
Ogni tanto scoppiavo in soffocati risolini e scuotevo la testa, i due Maasai avranno pensato che sono strana, d’altronde è come appaiono a loro, tutti gli italiani.
La vita qui ti si stravolge rispetto ai canoni nostri e comincio a comprendere come mai, in molti, sbrocchino totalmente e passino a degli eccessi grotteschi e da macchietta da film comico, in stile cine-panettone “Natale a Malindi”.
In ogni caso qualcuno si chiederà perché una guardia: perché le ville sono contornate da giardini immensi, spesso un po’ isolate o comunque non ci si sente né vede tra vicini, inoltre non usano gli allarmi a finestre e porte e quindi in un paese così povero anche il poco da rubare rende l’uomo ladro più che in altri luoghi. Un altro poi potrebbe chiedermi e perché proprio un Maasai come guardia notturna.
E’ semplice ci sono 4 strade per assicurarsi che nessuno di notte provi a entrarti in giardino per rubarti anche solo il robot-lava-piscina oppure che pensi di far peggio ed entrarti in casa per un televisore.
O prendi una delle compagnie di sicurezza presenti in Malindi e ti affidi a loro per pattugliamento e sosta nel tuo giardino, sborsi dalle 120 alle 250 € al mese e quindi mi costa come un affitto di una villetta, oppure ti affidi a delle pseudo guardie del luogo che oltre a dormire tutta la notte, anzi no, a svenire addirittura dal sonno tutta la notte, così da non sentire nemmeno un eventuale plotone di soldati con panzer al seguito ti fanno svaligiare tutta casa, oppure ancora ti prendi una muta di cani da tenerti in giardino, salvo poi doverli sfamare così da costarti come due di guardie, con l’aggiunta di dover raccogliere anche cacche per tutto il giardino, oppure appunto chiedi ad un Maasai, che se sta sulla costa e non nel maasai mara, lo fa per mestiere.
E’ pure probabile che non dormirà mai durante la notte, come narrano le leggende, o per lo meno si sveglierà al solo lieve fruscio di una foglia, essendo abituati a dormire in capanne senza porte in mezzo alla savana con leoni pronti all’attacco.
Inoltre hanno carattere forte, fiero e solitamente dicono pure onesto.
Insomma se questo giovanotto dallo sguardo duro e dall’espressione seria, si ripresenterà dopo il suo breve rientro a casa di questi giorni nel maasai mara, troverà un contratto di lavoro, una stanza a disposizione e 2 pasti caldi sicuri e con mia madre alle calcagna mi sa che ne avrà anche 3, più merenda inclusa e da fiero Maasai che è, spero non si trasformerà presto in viziato bamboccione all’italiana o dovrò ripiegare sulla muta di cani…ma anche lì potrebbe arrivare mia madre.
In ogni caso, mi auguro che Leebo farà presto parte della nostra vita e famiglia.

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Malindi 5 marzo 2010 ore 18.40 ora locale (Italia -2ore)

Domenica africana, calda ma ventilata, abbiamo deciso di andare in spiaggia e portare con noi solo alcuni dei bambini del Lea Mwana per passare la giornata e fare il bagno. Quando li portiamo tutti insieme diventa faticoso parlare bene e con calma anche solo con uno di loro, i pensieri e i concetti che loro vorrebbero esprimere e che io vorrei passargli si perdono nel chiasso e nelle risate del gruppo. Quindi a malincuore abbiamo fatto una selezione, è brutta la parola ma vanno presi così, per piccole unità.
Con noi c’erano Nassib, Albert e Amani, di 8, 10 e 13 anni che abbiamo “adottato” noi, poi Eric, Eddy e Antony, di 9 e 8 anni che sono stati sponsorizzati dai nostri amici Gloria, Giovanni(detto Gufo) e Rita, infine Abubakar 11 anni che è “figlioccio” oramai nostro ma è stato anche lui adottato dalla nostra amica Giovanna e famiglia.
Con questa allegra ma silenziosa brigata siamo andati sulla bellissima spiaggia di Malindi vicino al molo; vi si accede direttamente dal pieno centro caotico e trafficato della cittadina e quasi non lo diresti nella calma e nel silenzio sterminato di questa spiaggiona.
Mi rallegro quando li guardo felici nel loro coraggioso tentativo di nuotare, nuotare si fa per dire, sembrano dei paperi in cerca di pesci sul fondo, sempre col sedere in sù e con la testa ficcata verso il fondo, mentre le braccia ai lati roteano furiosamente per cercare di stare a galla e allo stesso procedere nelle onde. Vivono a 5 minuti dal mare ma non sanno nuotare.
Non vedo l’ora di poter stare nella casa che abbiamo affittato dal 1° di aprile, dove c’è la piscina, così da insegnarglielo.
Nel frattempo mi accontento di portarli con me in mezzo alle onde in pochi centimetri d’acqua.
Dopo un’oretta di annaspamenti siamo tornati verso i lettini e gli ombrelloni in makuti (fatti con le foglie di palme di cocco sfrangiate) della spiaggia privata del Melinde (hotel in pieno centro di Malindi) e a quel punto ho affrontato con Albert lo spinoso argomento dei suoi bassi voti che ho ricevuto ieri da Christopher via mail.
Non va bene su nessun fronte e non capisco come mai.
Albert è un piccolo bambino di 10 anni, appare di fisico come uno di 6 e pure un po’ mingherlino. Di testa purtroppo non so capire molto come sia davvero, visto che davanti a me, a noi è timidissimo, non apre bocca quasi mai e il fatto che non parli ancora bene inglese non ci aiuta nel comprenderlo appieno.
Pur avendo 10 anni frequenta la seconda elementare, perché è stato accolto nella struttura solo 4 anni fa e non era assolutamente in linea con le conoscenze normali dell’età, non parlava praticamente kiswahili, né tantomeno inglese, a 6 anni quindi ha iniziato i 3 anni d’asilo che sono previsti qui per avere le basi di kiswahili e quindi in questo periodo ha fatto passi da gigante ed ora si trova in seconda elementare.
Mi sono messa con lui a fare e rifare i numeri, prima scritti in cifra e poi facendoglieli scrivere prima in inglese e poi in kiswahili. E’ intimorito, bloccato sembra a volte come ritardato ma se lo guardi in faccia, mentre si sforza nel pensare e dare la risposta giusta gli vengono dei tic sotto l’occhio sinistro e così capisci che è solo nervosismo, sicuramente ha delle lacune, di sicuro sa di essere indietro e quindi s’innervosisce bloccando come tutta risposta il suo cervellino insicuro.
Mi si stringe lo stomaco e mi viene su un magone che mi riempie gli occhi di lacrime ma resisto, ingoio aria e cerco di non pensarci, mi do un contegno da maestrina dolce ma ferma e continuo decisa nel chiedergli di rispondere.
Alla fine dopo 2 ore di tentativi, ragionamenti su come si arriva a 100 e su come a 134, sia in inglese che in kiswahili, dopo numerosi incitamenti e discorsi su come lui sia intelligente e non ci sia nulla di male a non sapere o a sbagliare, Albert era felice di aver dimostrato che era capace di comprendere, leggere e scrivere senza fare errori. Soprattutto era felice che nessuno l’avesse sgridato. Non te lo dimostra raccontandotelo o spiegandosi ma il suo sguardo diretto e fisso nei miei occhi e l’assenza dello spasmo sotto l’occhio parlano e spiegano più di mille parole.
Arriva il momento di tornare a casa per tutti, ovunque e qualunque sia la casa in questo momento, per loro un orfanotrofio e per noi un appartamento in affitto. Carico i 7 bambini con me su di un tuc tuc e mi avvio al Lea Mwana, nel tragitto abbiamo parlato della giornata e abbiamo anche discusso su come sia importante credere in noi stessi e nei nostri obbiettivi, discorsi filosofici sull’autostima, forse troppo sconfinati per delle testoline di bambini così piccoli e così indifesi poco abituate a ragionare fuori da rigidi schemi di disciplina e studio. Troppo lunghi anche per essere digeriti in pochi kilometri traballanti di tragitto, a qualcosa serviranno, intanto è un inizio, mi dico e sull’entrata del cortile, li faccio scendere e li guardo mentre rapidi entrano uno in fila all’altro senza quasi voltarsi, senza dire ci vediamo, s’infilano dentro nella stanza buia e poi quasi timidamente qualcuno rispunta col naso fuori a vedere se sono ancora là. Alzo la mano, li saluto lentamente :“Tutaonana kesho”(ci vediamo domani) e faccio segno al guidatore di fare retromarcia. Il sole è basso su di un cielo rosa e quasi sembra accarezzarti  gli occhi, per un attimo mi estraneo ma subito rientro nella realtà mi guardo intorno mentre l’ape piaggio mi riporta a casa veloce e saltellante sui dossi e fossi delle strade dissestate di Mujeje, quartiere sconfinato e poverissimo di Malindi,  forse è più idoneo chiamarlo per quello che è :una baraccopoli alle porte del centro, con casupole fatiscenti, pochi edifici in pietra e cemento assenza di strade vere con spazzatura e fogne a cielo aperto. Mi guardo intorno come se qualcuno mi avesse tolto un velo pesante dagli occhi e mi rendo conto cosa questi bambini vedono tutti i giorni. Distese di spazzatura ovunque, sacchetti di plastica che giacciono incastrati in ogni dove, galline, vacche e capre a razzolare in mezzo a questi ed altra spazzatura come se fosse normale. Un paesaggio desolato, brutto, sporco indescrivibile credo con le parole e forse anche con una foto che non rende abbastanza l’abruttimento del luogo.
Mi sento piccola, inerme, schiacciata da questa inevitabile realtà: non posso fare abbastanza non sono sufficientemente potente per risolvere questo.
Per un attimo mi sento che mi manca il fiato per il pianto che sta arrivando come in piena, mi chiedo, cosa sto a fare qui ma a cosa servo?Dove credo di andare e chi credo mai di essere?
Sono un’illusa, una scema ragazzina che crede nelle utopie invece che una donna matura consapevole dei propri limiti. Non posso nulla a confronto di tutto questo squallore.
Mi sento sconfitta.
Poi mi ricordo dello sguardo di Albert e mi dico, però oggi hai forse instillato un po’ di autostima ed orgoglio in uno di loro, l’ha visto felice e sentirsi meglio.
Sono pari, sono uno pari con questa vita di merda.
Per ora va bene così.

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La casa ogni giorno diventa più spoglia e più caotica al tempo stesso.

I muri sembrano tristi, spogliati dai quadri e specchi che hanno lasciato aloni e buchi mal rattoppati da uno stucco troppo bianco sull’intonaco fané. I mobili mezzi smontati accatastati ovunque, scatole fasciate da metri di scotch, odore di pennarelli a siglare e catalogare ricordi da tenere e cose da buttare.

La pulizia dei vetri e dei pavimenti viene di giorno in giorno rimandata alla fine …ma è una fine ? O meglio sarebbe definirlo l’inizio di un qualcosa di nuovo per noi che ce ne andiamo e per chi subentrerà nel, ancora per poco, nostro appartamento!

La mia non è malinconia, almeno per ora non ce n’è una vera traccia..solo una spolverata ogni tanto che mi tengo sulle mani e sulla faccia e mi aspetto da un momento all’altro che venga tracciata da qualche lacrima.

Per ora va bene così col mio mezzo sorrisetto sulla faccia impolverata.

Per ora va bene così.

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