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Malindi 11 luglio 2010 ore 00.59 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

concerto musica classica a Malindi

Stasera evento unico nella storia di Malindi, e per una volta posso dire “io c’ero”, si è tenuto un concerto del conservatorio di Nairobi con la collaborazione dell’Istituto Italiano della cultura e l’Ufficio della cooperazione italiana allo sviluppo.
Un bel gruppo di giovani e giovanissimi musicisti del conservatorio, belli, allegri ed informali. Vestiti di nero con un tocco ognuno di rosso fuoco, il bello era vederne alcune ragazze semplicemente vestite con le infradito. La maggioranza kenyoti, un’inglese e un fratello ed una sorella spagnoli, curiosità tra i kenyoti 3 sorelle gemelle, identiche ognuna di loro suonava uno strumento diverso! Questa bella gioventù è stata diretta dal poliedrico italiano, Pasqualino Procacci dottore di professione, direttore del’istituto della cultura ma soprattutto direi io, musicista-compositore nella profondità dell’animo, a dimostrazione che “si possono vivere” molte vite ed anche egregiamente.
Hanno iniziato sotto un tetto di makuti di un hotel della costa, con a volta altissima molto scenografica il tempo ballerino non permetteva di rischiare sul prato ma forse questo ha aiutato a rendere l’atmosfera intima e raccolta, quando infatti hanno iniziato prima con l’inno keniota e poi con quello italiano, devo dire che in noi la pelle d’oca e gli occhi lucidi ci sono venuti.
Subito dopo ci hanno deliziato del classico ma sempre apprezzato Barbiere di Siviglia di Rossini. Un pipistrello di considerevole misura sembrava apprezzare molto questo brano e l’atmosfera dato che ha più volte planato leggero come in una danza sulle note e sulla testa dei giovani musicisti, i quali totalmente assorti dall’interpretazione, nemmeno l’hanno notato.
La sala era piacevolmente piena, anche se a parer mio c’erano troppe poche persone  del luogo e molti europei, intanto le prime due file riservate alle solite personalità di spicco sono rimaste vuote fino a quando, con ampio ritardo, un ministro col tutto il suo seguito si sono accomodati abbastanza poco avvezzi a puntualità e silenzio, mentre le note volavano alte.
A seguire il concerto op.15 di Beethoven, devo dire è stato stupendo in tutte e tre le sequenze specialmente quella con piano e clarinetto, il rondò poi è stato coinvolgente. La musicalità sprigionata, e la passione del pianista Carlo Michini, credo abbia portato gli animi più sensibili ad un livello diverso di musicalità. Peccato solo per alcuni trillare continui dei telefonini che provenivano dalle file anteriori. Mi chiedo spesso come mai le prime file siano riservate alle autorità e personalità che essendo sempre molto prese o troppo impegnate non possono godere in silenzio e raccoglimento, come gli spetta a momenti come questi. Non sarebbe meglio riservare loro, dato appunto tutti questi inderogabili impegni, le file di dietro, così, forse anche in pochi noterebbero i ritardatari e i loro continui chiacchericci?! E’ una osservazione che mi faccio da molto tempo e che è nata su esperienze riscontrate anche in patria.
Tralasciando questa mia digressione, la Sonatina in C maggiore con flauto traverso e orchestra ci ha regalato una rappresentazione di quello che la natura può regalare, il bravissimo Mauro Baiocco con il suo flauto ci ha fatto entrare in sala centinaia di fringuelli! A seguire un brano a 4 mani di Bizet che mai avevo sentito e che i due interpreti kenyoti Atigala Luvai e lola Akwabi, rispettivamente direttore ed insegnante del conservatorio, hanno egregiamente suonato.
I nostri due bravissimi musicisti Carlo Michini al piano e il portento Mauro Baiocco al flauto traverso ci hanno fatto ascoltare prima un romantico “Variazioni sulla cenerentola” Chopin-Rossini e poi un concerto appunto per piano e flauto op.17 di Morlacchi. Baiocco ha un tocco leggiadro, magico con l’accompagnamento di Michini al piano hanno creato una leggiadria di toni che si innalzava su per l’alta volta del tetto, uscendo e fondendosi in una fresca notte africana e il canto dei grilli, solo in lontananza il frangersi delle onde.
Baiocco è quello che mi ha colpito più di tutti dall’aspetto arrotondato, sguardo cordiali e dolce, nasconde in un momento un fringuello a volte uno stormo di cinciallegre dentro di sé che fa fuoriuscire dalla bocca aiutandoli con un leggero tocco delle dita sul suo flauto.

Ci si può immaginare un piccolo elfo che fischia e balla a fianco a lui mentre suona.

Quando vedi questi Italiani, senti davvero salire il senso dell’onore di appartenere ad un popolo valido che, nonostante i molti difetti di alcuni che ci fanno cattiva pubblicità nel mondo, ci può far sentir fieri. L’orgoglio cresce, sapere che può esistere la speranza guardando questi artisti portare in giro una buona reputazione.
Per chiusura un arrangiamento di Procacci delle opere di Nino Rota ed Ennio Morricone, il brano Gabriel Oboe ci ha ricordato, con una certa emozione a mio marito e me, il nostro matrimonio. Infatti durante la cerimonia della nostra funzione nella sala affrescata del comune di Morimondo nell’edificio della famosa abbazia, come sottofondo e per il mio ingresso abbiamo scelto proprio questo brano. Volutamente scelti per dare emozione e smuovere i cuori e gli animi, creando quella commozione che ha portato alle lacrime quasi tutti i presenti. Volevo lacrime di liberazione e gioia, per tutti gli anni in passato e le tante lacrime versate da amici e parenti, per me e mia madre. Questa volta dovevano essere lacrime nuove a lavare via ogni ombra, come la pioggia primaverile che lava via il grigiore dell’inverno e che scopre la rigogliosa rinascita della natura. Un’esplosione di nuova vita come le note del flauto traverso che stasera il bravissimo musicista ha fatto veramente uscire con sbuffi di natura e magia. Notte davvero magica.

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