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Posts Tagged ‘Povertà in Africa’

Diani – Kenya , ora locale 20.09 (-1 ora in Italia)

Non so bene da dove cominciare i pensieri e le parole si confondo, accavallandosi…parto quindi per natura o forse in realtà per mia deformazione professionale dai conti:
Dal conto economico visibile in allegato nelle note posso riassumere che la prima costruzione, ovvero il primo dormitorio per l’orfanotrofio LeaMwana (ma sono state create anche le fondamenta del secondo dormitorio), è costata comprensiva di tutto, incluso alcuni costi di ricerca e spedizione e soprattutto il costo del reperimento dell’attrezzatura un totale di € 6.199 .
Il dormitorio misura 6 per 8 metri interni(7 x 9 esterni) ed ha un’altezza minima di 2,60 e massima 2,80. E’ stato completato fino al soffitto realizzato in canne di bambù ed è stata intonacata in terra cruda e paglia.
Le donazioni raccolte per i costi sostenuti sono state ad oggi di € 6.130 (vedi lista in allegato con nominativi ed importi).
La maggior parte del lavoro è stato effettuato con contributo volontario da parte dei locali: Ibrahim, i fratelli Ken e Ben, Charles e Mwangi, da parte dei corsisti arrivati dall’Italia, ovviamente da parte della mia famiglia, ovvero da parte mia, di mio marito, dei miei suoceri e di mia madre.
Enorme contributo ci è stato dato dall’Hotel Melinde nella persona di Eloisa Minoprio la quale anche con la sua famiglia ha anche contribuito economicamente al progetto. Altrettanto indispensabile e prezioso aiuto e contributo ci è stato fornito dal mitico signor Gordon proprietario del bar-ristorante TICS a poche centinaia di metri dal luogo dell’orfanotrofio.
Vari ringraziamenti anche ai cari guidatori di tuc tuc, Mike-Maina, Wachira, Dankan e Mohamed senza i quali non saremmo riusciti a trasportare sani e salvi e in tempo i volontari, i corsisti e a volte anche i materiali!!!
Ora nel concreto cosa manca e a dopo i più approfonditi ringraziamenti….
Ad oggi servirebbe finire :
>l’intonacatura con altra terra cruda e l’unico costo sarebbe degli operai (4 persone per 1 settimana 350scellini al giorno l’uno), l’acqua per mescolare la terra (circa 50 taniche a 5 scellini l’una);
> ultima mano con calce(circa 5 sacchi a 2500scellini l’uno) con relativi operai (idem come sopra per gli operai);
>copertura soffitto in lamiera (lunghe 3 metri larghe 1,5 ce ne vogliono almeno 24 pezzi ad un costo di circa 1900scellini l’una), minuteria come viti ed etc per fissarle ed operai specializzati(4 operai, montaggio in 5 giorni ad un costo di circa 450 scellini al giorno a persona);
>Pali di sostegno per lamiera e per ricreare piccolo porticato a sostegno della lamiera che fuoriesce dai muri (circa 25 pali, un costo approssimativo di 9000 scellini);
>Porta e telaio con serratura e chiavistelli di sicurezza interno ed esterno (7000scellini);
>2 telai e finestre con sbarre (3500 scellini cad);
>telai e zanzariere per finestre e spazi rimasti liberi sotto il tetto (4000 scellini circa).
>Pavimentazione da definire successivamente
>Impianto elettrico da definire successivamente
>Varie ed eventuali da capire successivamente.
Questo per completare definitivamente il primo dormitorio che accoglierà 8 letti a castello per un totale quindi di 16 bambini.

I direttori del Lea Mwana si stanno impegnando a raccogliere i fondi per completare questo dormitorio e poi continuare la costruzione, per ora di sicuro c’è che se riuscissimo a dare ancora una mano a questi bambini, raccogliendo personalmente i fondi e amministrandoli come fatto finora e poi organizzando i lavori con persone fidate, saremmo certi della riuscita e delle tempistiche.


Infatti in soli 3 mesi siamo riusciti ad organizzare molte cose, dal trovare la materia prima, ovvero le balle di paglia e farle trasportare qui e non è stata cosa facile come si può credere, trovare dei volontari, cosa altrettanto non semplice qui in Kenya, fino a portare dall’Italia grazie a Stefano Soldati, docente costruttore specializzato in balle di paglia che ha organizzato due gruppi di lavoro eccezionali, a Siria dell’agenzia Orobica viaggi che ha gestito per molti di loro i voli e non solo. Poi siamo riusciti ad avere preziosi aiuti da molti come Mariangela, mitica ingegnera, sì con la A e se si potesse pure maiuscola, che ha dovuto creare un progetto basandosi su miei vaneggiamenti dati dall’ignoranza in architettura e dal caldo equatoriale e dallo sfibramento dell’ ”architetto” locale che aveva realizzato un progetto di dormitorio senza porte, nel senso che non si sapeva da dove far entrare i bambini…non c’è da ridere è la verità, ho le prove! A Jason Brayda che senza conoscerci da Nairobi si è fiondato sulla costa più volte per aiutarci e districarci in cose per molti banali che per noi erano come trattare di astrofisica…tipo fare delle fondamenta.
Fino ad arrivare agli sponsors, piccoli, medi e grandi, persone singole, gruppi di amici, anonimi e realtà locali che hanno donato soldi, materiali e non solo, ci hanno donato fiducia ed ottimismo!
Un dono enorme, che ci ha permesso di tirare fuori forza e grinta per continuare in questa impresa che per molti può essere sembrata piccola ma posso assicurare che è stata titanica.
Come molti sanno non siamo del mestiere e mettersi a costruire non è una cosa da poco se si tratta poi di un dormitorio per dei piccoli di un orfanotrofio la cosa si fa ancora più grande. Eppure ce l’abbiamo fatta e questo grazie a tutti quelli che ho messo in elenco nel file del conto economico.
Spero di non aver dimenticato nessuno e di essere stata precisa nella spiegazione delle diverse donazioni, se così non fosse perdonatemi e scrivetemi e provvederò a correggere!!!
Devo però ringraziare per questo progetto anche le avversità avute, le persone che ce l’hanno gufata, tanto per parlare semplice e per quelle che hanno sparlato dicendo che eravamo ridicoli e non ce l’avremmo fatta o che peggio, ci stavamo guadagnando!
Bene, grazie anche a loro, se con l’ottimismo e la fiducia abbiamo tirato fuori forza e grinta, beh con questi ultimi abbiamo tirato fuori le palle, sempre per parlare semplice e la mia natura di mettere tutto per iscritto ci è andata a nozze nell’elencare maniacalmente tutto, ogni singola spesa anche di 5 scellini.
Ed ecco per tutti il resoconto dettagliato delle uscite e delle entrate!
Grazie a tutti voi, nessuno escluso, perché ci avete reso più forti e determinati ma soprattutto consapevoli dei propri limiti ma ancora di più delle proprie potenzialità.
Ringrazio ovviamente anche mio marito, adorabile, instancabile, forte e delicato uomo che mi sopporta e che mi rende così sicura di fare tutto, “solo” perché so che lui mi sostiene, sempre.
Grazie, grazie, grazie ed ora, infine come ultimo inchino, ringrazio anche il Signore, perché in tutta questa bellissima avventura ho riscoperto anche la fede.
Grazie!

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Malindi 15 luglio 2010 ore 21. 47 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)
Emmanuel solo 10 anni
Emmanuel ha  10 anni, è magrolino ma dinamico e forte. Ama fare karaté come suo papà. Ha il mito di Bruce Lee e con l’aiuto di Paolo, mio marito, sta imparando a far roteare un bastoncino di bambù come si fa con i “nunchaku” e qualche nozione base di difesa personale. Mentre si allena è molto fiero di sé, concentrato e serio con lo sguardo fisso verso Paolo, mentre svolge i movimenti lenti.
A prima vista in mezzo ai tanti non lo noti, 35 bambini sono tanti, ancora dopo 4 anni e passa, di frequentazione con questo gruppo allegro e chiassoso, facciamo fatica a ricordarci i nomi di tutti.
In passato qualche notizia su qualcuno di loro la abbiamo ricevuta da Christopher ma  in mezzo a tante tristi storie, la similitudine di destino di molti di loro, te li fa confondere : “la mamma è morta, non ha il padre”, “era malato è morto”, “aveva l’aids”, “beveva”, ”era una prostituta”, “la nonna è troppo vecchia per occuparsene”, “è finito in carcere il suo unico genitore e non ha nessuno a casa che si occupi di lui”, insomma in questo desolato elenco si faceva fatica a ricordarsi il passato di tutti.
Ma in questi giorni mi sto mettendo a fianco uno di loro a turno per scrivere qualcosa su le loro vite e sto imparando a conoscerli meglio. Allora a fatica con alcuni di questi, iniziamo scrivendo la loro età, cosa amano studiare, il loro piatto preferito, come vanno a scuola, cosa vorrebbero fare da grandi, quanto tempo fa sono arrivati al Leamwana.
Piano, piano ci avviciniamo ai ricordi, al momento di quando si sono separati dalle famiglie. “Cosa provavi?” Qualcuno si ricorda, qualcuno no, qualcuno dice che era felice da subito, qualcuno invece dice che è felice ora, sottintende che all’epoca non lo era, mi chiedo io?
Con molti bisogna ripetere con calma e dolcezza le domande più volte, ancora dopo 4 anni che ci conoscono e molti mesi che li frequentiamo assiduamente, si vergognano, un po’ per carattere e un po’ per educazione, sono poco abituati a parlare di sé e soprattutto credo con un muzungu(bianco).
Invece con pochi altri ma soprattutto con Emmanuel, semmai si ha la situazione opposta.
Lui è un fiume in piena, parla, si spiega, ricorda. Che piacere, pensavo ieri, mentre parlava con emozione e con la voce carica di dolcezza di come si ricordava di sua madre e di come lo amasse molto. Mi ha raccontato un pezzo della sua vita, dei suoi ricordi. Di sua madre e di suo padre, fiero, mi spiega che lavorava per la compagnia dell’elettricità ma che ora non lavora più. “Non si può occupare più di me e anche mia nonna è troppo anziana!”. Semplice e diretto spiega che quindi è arrivato qui ma si è subito trovato bene, perché mangia regolarmente e dorme in un letto anche se lo deve dividere con un altro bambino ma soprattutto e ci tiene a sottolinearmelo, qui gli danno la possibilità di studiare come amava fare suo padre e lui vuole studiare tanto per diventare un soldato.
Mamma mia, penso io, spero proprio di no! Provo a chiedergli “come mai pensi a questo lavoro, per le armi forse?Ti piace giocare  alla guerra?” “No, assolutamente ma io voglio servire il mondo se ce ne fosse bisogno!”.
Il tempo di tornare a casa è arrivato allora lo ringrazio e gli dico che continueremo domani. Lui è felice, perché a potuto dirmi tante cose e me lo dice pure.
Oggi quindi quando sono arrivata e mi sono seduta iniziando a scrivere con una delle bambine e a rispondere con dei bambini a qualche mail dei loro sponsor tra i miei amici, vedevo che mi ronzava intorno e spesso mi faceva domande o mi correggeva mentre scrivevo. Così dopo aver finito alcune cose e visto che rimaneva ancora vicino a me abbiamo ricominciato a parlare. Siamo partiti da Paolo, mi ha chiesto “dove va tutti i pomeriggi?” e così gli ho spiegato che lui non è stato fortunato quando era più piccolo e non ha potuto studiare le lingue e quindi ora gli tocca imparare con più fatica. Così lui mi dice che sa di essere fortunato perché al Leamwana può studiare cosa che a casa non gli sarebbe stato possibile fare.
“Sai Emmanuel è molto bello quello che dici, hai avuto una vita un po’ difficile, è vero ma i problemi possono essere occasioni per capire delle cose della vita e anche se hai vissuto cose brutte ce ne sono altre per le quali puoi considerarti comunque fortunato!”. “Sì ringrazio Dio” mi dice e da quel pensiero, come un fiume in piena mi ha raccontato i tasselli sulla sua vita che mi mancavano.
Prima che morisse sua mamma avevano una bella casetta, anche se di fango e pietre e mangiavano bene ma i vicini gelosi li hanno denunciati alla polizia raccontando bugie e cose brutte su di loro. Si ricorda che sono arrivati i poliziotti e gliel’ hanno distrutta, buttandola giù. Suo fratello ha cercato di impedire lo scempio, il padre non c’ era, così lui e sua mamma sono dovuti scappare nella foresta, mentre suo fratello è fuggito lontano. Quando, finalmente il padre li ha ritrovati li ha fatti rimanere nascosti anche se non ha mai saputo perché e così lui ha perso diversi mesi di scuola.
Molto probabilmente l’intervento della polizia era stato scatenato da lotte di pulizia etnica tra tribù, le quali spesso sono successe e forse ancora accadono in certe parti del paese, senza che nessuno lo sappia.
Dopo che si erano nuovamente riuniti, non era ancora momento di stare tranquilli, il fratello, il quale era tornato dopo molto tempo, probabilmente dopo molti mesi, avendo frequentato brutte compagnie, “si era trasformato in un diavolo”. Così dice lui spalancando gli occhi, “era drogato?” gli chiedo io e lui annuisce. In un altro soffio mi dice che suo fratello ha cercato di ucciderlo e che lui se lo ricorda molto bene mentre è stato salvato dalla madre e solo per fortuna. Il padre tornato a casa e scoperta la malefatta ha cacciato quindi l’altro suo figlio, il fratello Caino.
Sembrerebbe già tanto per un bambino ma si vede che la vita anche per lui ha deciso di accanirsi. Sopo poco, una caduta massi da una collina travolge delle persone, tra le quali c’e anche sua madre, dopo una lunga malattia, forse un coma, gli viene così portata via l’amata mamma.
Il padre rimasto solo, con un lavoro che lo porta spesso lontano e senza poterlo affidare a nessuno, decide di trasferirsi dalla nonna . Il destino non è ancora soddisfatto abbastanza e così poco dopo, un incidente sul lavoro rende il padre di Emmanuel invalido tanto che è destinato ad usare le stampelle a vita. Così è stato deciso, per il bene del bambino di portarlo al LeaMwana per essere accudito e seguito con cura, dove i pasti sono garantiti, la scuola privata è una realtà e la vita per lui si auspica migliore che se fosse rimasto a vivere a casa con il padre oramai senza lavoro e senza soldi.
A questo punto del racconto, il suo respiro si era fatto corto e il petto si alzava e abbassava velocemente, i suoi occhi hanno cominciato a riempirsi di lacrime e a quel punto me lo sono tirato vicino e l’ho abbracciato forte. L’ho coccolato come si fa con i bambini piccoli e l’ho cullato e gli ho detto che poteva piangere e liberarsi. Così è stato.
Poi gli ho sussurrato che è fortunato, perché sarà un uomo forte e buono e potrà aiutare gli altri, perché sa cosa sia la dura vita ma sa anche che ha avuto la fortuna di incontrare persone che si occuperanno di lui e che gli vogliono bene.
Emmanuel ha solo 10 anni e una vita dura ed intensa alle spalle.
Ma per esperienza diretta so per certo che ce la farà.

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Kim ha 11 anni e frequenta la 5°. È stato affidato alle cure del Lea Mwana per i gravi problemi di denaro in cui versava la mamma, che non le consentivano di provvedere al suo sostentamento. Ha solo lei ed in un anno è riuscita a vederla solo una volta a causa della grande distanza. A Kim piace stare al Lea Mwana, perché si rende conto che qui può studiare in maniera adeguata: le sue materie preferite ? Scienze e matematica. Gli piace studiare molto perché animato da un senso di patriottismo nei confronti della sua terra. Parla molto bene e conosce approfonditamente la storia della sua nazione; è molto sveglio e spero (commento personale) che possa diventare un maestro.
I suoi cibi preferiti sono ugali (per l’energia), pesce (per la struttura corporea) e banane (perché protettive). I commenti tra parentesi sono le motivazioni da lui stesso date. Gli piace il ballo doping-dancing stile Michael Jackson.

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Malindi 24 maggio 2010 ore 15.59 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

LeaMwana Children Center Care

LeaMwana realizzato con le balle di paglia.

Oggi qui a Malindi è una giornata fresca, un po’ grigia ma piacevole, dovrebbe essere il periodo delle piogge, dico dovrebbe, perché mi aspettavo piogge torrenziali per giorni interi e per una settimana di seguito, invece per ora ho vissuto solo improvvisi intensi acquazzoni che si alternano a pomeriggi assolati e cocenti. Nel frattempo ne gode la vegetazione che è un tripudio di decine di verdi scintillanti dai più tenui ai più intensi. I Baobab paiono avere una testa di ricci verdi, così carichi di foglie che mai avevo visto nei miei trascorsi qui. Le bouganville si allungano e si estendono ovunque con i loro rami carichi di foglie enormi e brillanti e l’erba é così fitta che ogni due giorni va tagliata.
Insomma il così tanto temuto ed orribile periodo delle piogge per ora si sta rivelando il momento migliore mai vissuto qui. Infatti in queste settimane, Malindi soprattutto si è svuotata totalmente, regalando un po’ più di calma e di silenzio a chi rimane. Certo i venditori ambulanti ed i negozianti si lamentano, qualcuno si dispera per i mancati guadagni ma i più si crogiolano al sole e si riposano aspettando i primi di luglio quando i primi turisti torneranno ad affollare, le vie e i negozi di questa caotica e chiassosa cittadina.
Approfitto quindi di una giornata un po’ più uggiosa per scrivere e aggiornare amici e parenti che mi chiedono di scrivere un po’ di più, bigiando le lezioni di inglese e kiswahili mi sono chiusa in veranda con lo sguardo sul giardino a mettere giù tutte le impressioni dolci ed amare raccolte in questi due ultimi mesi.
Come già ho scritto in un altro post, il mio cambiamento, il lento risveglio sta avvenendo, oramai ogni giorno mi sento sempre più lontana dalla marionetta che negli anni ero diventata e mi sento più libera di scoprire me stessa.
Quello che mi pareva un sogno, un film, ovvero di aiutare i bambini dell’orfanotrofio del LeaMwana sta incominciando a prendere forma.
Le adesioni per il corso per imparare a costruire una casa con le balle di paglia stanno arrivando.
Costruiremo o meglio inizieremo a costruire il nuovo orfanotrofio con la tecnica delle balle di paglia. Un metodo nuovo anche se antico che risale ai pionieri in America che sprovvisti di legname dovettero adattarsi a costruire le case con le balle di paglia, si accorsero ben presto che isolavano dal freddo e dal caldo e anche dal rumore. Man mano la tecnica si affinò e ad oggi esistono ancora case perfettamente funzionanti ed utilizzate costruite con questa tecnica nel Nevada.

Le domande saranno mille nella testa di chi legge per la prima volta di questo materiale, ma posso assicurare che le mie mille, anzi no, miliardi di domande poste hanno avuto risposte esaustive ma soprattutto hanno avuto conferme esistenti. Le case stanno in piedi per secoli, ovviamente con una buona costruzione alle spalle ed una manutenzione ordinaria(ma questo dovrebbe valere per tutte le costruzioni).
Le balle di paglia e tutti i materiali utilizzati sono naturali e non inquinanti, non deturpano irrimediabilmente la Terra, se si abbattono queste case, tutto torna alla terra, tutto é smaltibile, nulla rimane irrimediabilmente ad inquinare dopo il nostro passaggio. Le balle di paglia sono eco-friendly.
Inoltre le balle di paglia, propriamente rivestite di una mistura di calce spenta e argilla in diversi strati, rendono le case fresche d’estate, calde d’inverno e soprattutto non si annida umidità e aria malsana, quindi sono più sane delle case tradizionali e anche più economiche nella manutenzione e gestione.
Rivestite opportunamente resistono agli incendi molto più a lungo che le normali case in cemento e questo non lo dicono tanto per dire gli ingegneri e gli architetti che si occupano di case in paglia ma lo dimostrano con esperimenti e test del fuoco ufficiali, realizzati un po’ ovunque e dimostrabili con certificazioni e video.
Le case sono silenziose, l’ambiente è ovattato all’interno e già dalla prima impressione percepisci che è sano,questo dato che non si utilizzano né vernici, né sostanze chimiche e tossiche per la salute.
Se costruite su fondamenta particolari, utilizzando copertoni (gomme per auto e camion) dismesse e ghiaia, diventano anche antisismiche. Il terremoto dell’Aquila ha un esempio citato sul sito :www.laboa.org.
Le forme da dare a queste case possono essere molteplici, da quelle dall’aspetto fiabesco, come le case coi tetti di paglia irlandesi o scozzesi, a quelle più in stile britannico con i muri bianchi e le travi di legno dipinte di scuro e il tetto in tegole grigie, fino ad arrivare a forme tonde, bombate e fantasiose dal gusto etnico e caliente dell’argentina con i tetti bassi e piatti, oppure ancora in stile molto pulito e asciutto dai tetti spioventi ed alti dal gusto nordico o ancora con uno stile tradizionale mediterraneo insospettabilmente dall’aspetto classico.
Imparare a costruire queste case è facile e rapido, si possono infatti seguire dei corsi in campo d’opera, ovvero in un cantiere.
Si va fisicamente a costruire, con le proprie mani, una casa e i corsi possono durare da pochi giorni, per avere un primo approccio, oppure prolungarsi fino al completamento di una stanza fino al tetto.
Lo spirito che mi ha subito affascinato, essendo donna, che le “femmine” non vengono respinte e guardate con sospetto e sufficienza per voler svolgere lavori di solito attribuiti solo agli uomini, anzi non solo sono ben accolte ma sono considerate alla pari e parte integrante del progetto, perfino persone anziane e bambini possono partecipare in alcuni dei passaggi, come per esempio l’intonacatura e l’eventuale decorazione dei muri e dei pavimenti.
Lette tutte queste cose prima sul sito : http://www.laboa.org di Stefano Soldati e poi sul libro di Barbara Jones, “Costruire con le balle di paglia”, ho deciso con la mia solita entusiastica intraprendenza, vista da molti a partire da mia madre con ironia e incredulità nel risultato, di contattare direttamente colui che mi aveva ispirato fiducia. Così ho scritto una mail a Stefano Soldati, sul mio progetto in Kenya. Gli ho illustrato il nostro progetto di trasferimento, della mia idea di costruirmi una casa con questa tecnica per non inquinare e non deturpare ambiente e natura ma soprattutto per sperimentarla prima sulla mia “pelle” e poi procedere, una volta visti gli eventuali problemi, costruendo l’orfanotrofio LeaMwana, per il quale nutrivo tanto interesse nell’aiutarlo da diversi anni ma alcuna risorsa economica sufficiente. Gli spiegavo che con questa tecnica saremmo riusciti almeno ad iniziare i lavori e poi chissà a trovare i finanziatori e poi i volontari e blablabla….. e la mia mente, la mia fantasia e la mia volontà di aiutare volavano sulle punte delle mie dita che digitavano veloci le parole…. e mentre scrivevo questa mail mi dicevo che forse, anzi di sicuro, mi avrebbe considerato un po’ matta, un po’ fuori dal mondo, una di quelle che si esalta come un bambino, senza rendersi conto dei limiti. Si vede però che anche Stefano deve essere un po’ matto o non so cosa, perché invece che cancellare la mia mail, o rispondermi evasivo, o mettermi davanti a delle problematiche insormontabili, facendo così crollare il mio entusiasmo, mi ha risposto che potevamo iniziare subito dall’orfanotrofio e intanto rispondendo a tutte le mie domande angosciate (la pioggiaaaaa durante il periodo delle piogge!!!???-quale pioggia? Piove più in Scozia a confronto!) e ai miei mille dubbi, mi stava concretizzando il sogno davanti agli occhi, i qauli si sono riempiti subito di lacrime. Ero emozionata.
Qualcuno mi dava retta, qualcuno voleva provare questa avventura senza dire subito: “non si può – è follia”.
Forse c’è davvero del folle in questo progetto, ma senza la follia positiva, mi chiedo che sarebbe la mia vita ora e quella di molte altre persone!!?
Ora sono qui, in questa terra che sento mia come non mai, a chiedermi come fare a divulgare questo mio progetto, come faccio a trovare tanti folli positivi come me,mio marito e Stefano e coinvolgerli in questi corsi?
Come faccio a far comprendere alle persone che i sogni si possono far esistere davvero ma soprattutto che la realizzazione di questi è possibile, solo se ci si mette insieme a più persone con tutto il cuore, la felicità e la fiducia ?!!
Si possono aiutare delle persone, dei bambini orfani, solo se si vuole davvero.

Nulla è impossibile. Nulla è impraticabile.
Le prime adesioni stanno arrivando ma ne servono ancora e molte di più!
Cerco persone curiose, di ogni estrazione sociale e cultura che vogliano sperimentarsi nell’imparare qualcosa di nuovo ed utile per loro ed allo stesso tempo un aiuto per dei bambini, per avere una casa migliore dove vivere.
Io pagherò il corso per me, per mio suocero che ho in pratica forzatamente reclutato(ma questa chiamata, sono sicura l’ha accolta con piacere) e per due persone del luogo, dei locali, così che il know-how non si disperda e con i quali potremo poi continuare a lavorare a questo progetto ed io spero a molti altri.
Spero che questo primo mese di corsi sia solo il primo di una lunga serie.
Spero che questa esperienza porterà conoscenza su una tecnica nuova, con materiali ecologici e poco costosi e che potrà aiutare non solo gli occidentali a costruirsi case di nuova ideologia e concezione eco-friendly ma anche le popolazioni locali più povere, che potranno costruirsi case più solide e durature con minor costi.
Spero e desidero che tutto ciò avvenga e chiedo anche il vostro appoggio, aiuto, anche solo diffondendo il link del mio blog, inoltrando il testo in una mail a degli amici, chissà che fra loro non ci sia qualcuno che possa essere interessato!?
Non metto mai limiti alla potenzialità delle persone.
Per questo credo nel progetto dell’orfanotrofio LeaMwana costruito con le Balle di Paglia.

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Malindi 12 febbraio 2010 ore 22.00 ora locale (Italia -2ore)

Oggi con mia massima gioia, più che altro per mia madre ho scoperto che come verdura si trovano anche gli asparagi non ho osato però chiedere il prezzo.
Il ventilatore è stato riparato ma qui resta un caldo torrido sembra di entrare in uno di quei micro bagni umidi dove è stata azionata tutto il giorno a turno asciugatrice e lavatrice…
In compenso la mia energia e attività non è calata per nulla, anzi, credo di essere più dinamica che mai e mia mamma, povera me la trascino dietro…da immaginare, un caos di tuc tuc(ape piaggio che fanno da taxi), gente a piedi, gente in bici, gente in moto, auto, pulmini, tutti che vanno vengono, urlano, sbraitano, ti chiamano, ti urlano , ti toccano perché magari vogliono venderti qualcosa, farti vedere un negozio, un tizio, una casa, una moto, oppure vogliono farti comprare la verdura.
C’è un povero disgraziato, venditore improvvisato che mi perseguita da 3 anni cercando di vendermi delle piccole buste di fagiolini!!!giuro è sempre lo stesso da 4 anni e sempre con sti fagiolini, stasera glieli ho comprati perché sono davvero troppo tempo che me lo trovo sempre dietro che mi chiede di comprarli. Io odio pulire i fagiolini!
Comunque in questa babele di derelitti che si mischia con quella dei ricchi, si solleva polvere e confusione data anche dalle diverse lingue parlate e urlate: arabo, swahili,inglese, inglese mal parlato, italiano, veneto, romano, napoletano e pure bresciano, poi ora si sente anche un po’ di tedesco e di francese…. il tutto è condito dal caldo equatoriale.
In questo bailamme generale, c’è mia madre, si presenta con: capello rosso mogano, occhiale enorme alla Mondaini, con lente color prugna, cappello di paglia a tesa medio-larga, orologino fine in oro bianco, anello a 3 ori su una mano e anello con 3 brillanti sull’altra, poi mega vestitone, elegante quasi da sera, lungo fino ai piedi svolazzante e sgargiante arancio e rosso (è un tessuto kanga, un foulard tipico africano), con scialle  sulle spalle bordeaux con mille campanellini attaccati ai bordi, proveniente dall’india, borsone di paglia enorme e ciabattine infradito, con le perline in tinta con la mise, con le quali cammina tipo papero sulle uova…
Si gira, barcolla, parla in italiano un po’ con chiunque, poi sta a testa bassa per vedere dove mettere i piedi e per non vedere tutta la gente povera, poi mi chiama mi parla nel caos del traffico e dei turisti e prova timidamente a farmi vedere l’ennesimo pareo che vorrebbe comprare….
Stordita è dire poco…oggi l’ho portata nella parte più povera di Malindi a casa di gente che conosco, io uso il termine casa, normalmente noi useremmo definire quei luoghi come sottoscale mal ridotti…
Ho parlato loro del mio progetto delle case di paglia, li sto coinvolgendo, ho fatto vedere loro il dvd per fargli capire che si può migliorare e mettendosi insieme possiamo fare qualcosa di più per noi e per i bambini dell’orfanotrofio.
A quel punto, ho pensato, ok, botta finale, la porto al LeaMwana(l’orfanotrofio) dove ha visto i dormitori, i bagni, vabbeh sì bagni chiamiamoli così, la cucina, buona anche questa….
E forse stasera si è resa conto o sta incominciando a farlo di come il mondo davvero si spacca in due a pochi metri di distanza.
Ieri siamo infatti andate a vedere dei lussuosissimi appartamenti sulla spiaggia e le si erano illuminati gli occhi, che si sono appannati subito quando ha sentito il prezzo…oggi invece avrei forse trovato la villetta giusta per noi, modesta ma molto curata a 100 metri dalla spiaggia.
Ha un bel giardino rigoglioso e grande da risistemare e recintare in un solo punto, è su due piani, sotto grande patio, dove si può stare e mangiare, poi dentro un piccolo salotto ben arredato,che potrebbe diventare una terza camera di fortuna, se avessimo molti amici ospiti, una cucinotta attrezzata, 2 camere da letto e 2 bagni. Sopra con scaletta indipendente bel terrazzo grande coperto che crea un secondo patio, 2 camere e un bagno.
Ci sarebbe anche il guardiano – persona di fiducia dei proprietari che vivrebbe in una casetta a 2 camere che è nel giardino.
Il tutto utenze incluse, ancora da trattare mi chiedono 150€ al mese per camera, qui dove sono ora me ne chiede per 2 appartamenti mini(il mio stracaldo e non posso nemmeno far uscire i gattoni) 560€….credo che non ci sia molto da pensare…però attendo, lascio che mi facciano una proposta un po’ più bassa, dato che pagherò in anticipo un anno….e poi martedì quando arriva Paolo credo non avrà dubbi. Unico dubbio, mi sa per entrambi che la villetta ha il tetto in makuti (foglie di palma) che bruciano facilmente e l’anno scorso c’è stata una strage di ville bruciate…ma non succederà nulla, ne sono certa.
Nel frattempo sto riprendendo i contatti facendo pr e comincio a spargere la voce di quello che vorremmo aprire e i primi approcci stanno dando ottimi risultati. Poi sono andata a vedere nella parte araba, incasinata, mezza scrostata e piena di viottoli che io adoro, dei negozi  di elettrodomestici e devo dire che i prezzi mi sembrano ottimi, ma per questo, aspetto Paolo perché lui è più bravo di me in queste cose. In ogni caso mi sono comprata un mega ventilatore da terra e l’ho pagato 33€ ma anche se fosse stato 133€ l’avrei preso…ora qui si ragiona meglio sempre caldo ma almeno è ventilato e l’umidità mi sembra diminuire, in compenso prevedono per domani e domenica 39°/40°…mah sperem per l’arrivo di Paolo  e i cagnoni, io sono più in ansia di lui per lo sbarco…ma anche per questo ne sono certa andrà tutto bene.
Domani vado di nuovo al LeaMwana, confido che mia madre si metta un po’ meno in ghingheri e la smetta di sentenziare dubbi e sbagli di calcolo, ovviamente da me effettuati…è difficile convivere con le proprie paure e avere a fianco una persona che ha fatto della paura il proprio mood di vita, rendendosela impossibile.
Non è facile ma là a Milano da sola non l’avrei fatta rimanere, manca il romanticismo del progetto mio e di Paolo con lei fra noi ma se solo smettesse, mollasse un po’ questo suo stile di pensare sempre al peggio mi aiuterebbe un po’ ma non la capisce…
Per ora spero solo, ripeto, che si agghindi un po’ meno perché dobbiamo andare al Lea Mwana, devo ammettere che sta molto bene  vestita come solo lei sa fare ma come e dove vivo io in mezzo più che altro alla gente di qui, lei stride un po’.
Forse, immagino o spero le stia piacendo il posto e dico forse, stasera dopo l’ennesimo mio discorso,  sta capendo perché io voglia vivere molto più modestamente e costruirmi una casa eco-sostenibile con il concetto di gruppi di persone che si aiutino a vicenda, senza fare ‘sti villoni di cemento e tegole e piastrelle all’italiana con esuberi di lussi superflui in ogni dove, per poi vivere nella paura di essere derubati, doversi chiudere dentro tra sbarre, cani da guardia e ascari(le guardie notturne)…

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