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Posts Tagged ‘pedofilia’

Diani-10 novembre 2010 ore 23.45 ora locale(-2 ore in Italia)

Ce lo dicevano in tanti, prima che iniziassimo la nostra avventura quaggiù che aiutare la popolazione locale non sarebbe stato facile, né così scontato. In effetti i diversi commenti e considerazioni e raccomandazioni hanno più o meno trovato tutti rappresentazioni nei dati di fatti più che nelle opinioni nostre che volevano essere più ottimistiche delle premesse.

Aiutare non è semplice.
Questo però non lo è qui e credo in nessuna parte del mondo e per nessuna situazione o persona.

L’aiuto che uno vuole dare spesso non è quello che l’altro si aspetta e anche se ci si spiega tra le parti, spesso comunque una delle due parti rimarrà delusa.

Aiutare persone povere in difficili situazioni culturali generali ed economiche lo è ancora di più.

Lo vediamo da anni con il nostro paese, con il meridione, io sono per una parte meridionale d’origine e questo nostro paese l’ho girato e posso assicurare che effettivamente le discrepanze si sono sempre viste. Nonostante gli aiuti stanziati quando questi arrivavano erano sempre dati in mani sbagliate e forse(?)arrivavano anche decurtati rispetto alla partenza.

In ogni caso non è dell’Italia che volevo parlare anche se spesso mi ritrovo a fare parallelismi con la nostra condizione, la cultura, la mentalità e spesso ci trovo molto più simili di quanto vediamo o vorremmo vedere ed ammettere.

Aiutare le popolazioni diverse da noi non è sempre facile, soprattutto aiutarle attraverso enti, onlus, ong, organizzazioni mondiali che non sai mai davvero in che percentuale usino i tuoi soldi per la popolazione piuttosto che per farsi pubblicità, usarli nel marketing e viverci pure.

Così quando ti spingi direttamente in certi luoghi ti viene più spontaneo, o almeno per alcuni di noi, darti da fare e mettere mano al portafoglio.

In questi anni frequentando un po’ il Kenya, soprattutto un orfanotrofio ne abbiamo viste di tutti i colori e forme e devo dire che la poesia romantica di aiutare per il gusto puro di farlo insieme ed in gruppo ad altre persone magari sconosciute viene un po’ a mancare.

Come dicevo ne abbiamo viste tante, da i turisti che arrivano in pulmini, portati dalle guide a visitare l’orfanotrofio che scendono armati di macchine fotografiche e videocamere come se fossero ad un safari con soggetti umani, anziché animali. Quelli che scendono, si guardano attorno e cominciano ad elargire caramelle ai bambini, riprendendo e commentando ogni movimento del piccolo mentre scarta l’ennesima caramella del giorno. La sua faccia perplessa infatti non è perché non ha mai visto una caramella, quanto più perché non si spiega che ogni persona bianca che arriva deve dargliene una e non è contento finchè non la mette in bocca.
Ma vaglielo tu a spiegare al turista che non sono scimmie che scoprono i colorati bon bons.

C’è poi la signora armata di scatola di biscotti sotto il braccio che aiutata dalla figlia più piccola riunisce i bambini nella sala da pranzo e comincia a lanciare i micropacchetti ai bambini che dopo le prime perplessità si siedono composti e alzano a turno la mano per afferrare i 4 biscotti.
Mentre tu guardi la scena a bocca spalancata ti appare davanti la scena della tizia allo zoo mentre lancia arachidi incurante di un guardiano che scuote la testa sotto il cartello “non si deve dare cibo alle scimmie”.

Poi ci sono i ragazzotti e anche uomini sulla sessantina che arrivano si piazzano la bimba più bella del gruppo sulle ginocchia e fanno la foto ricordo senza nemmeno ricordarsi dopo 10 minuti come si chiamava, senza nemmeno aver chiesto come stava, da dove veniva, la sua storia.

A te, vengono i brividi di disgusto.

La gente viene qui, lancia biscotti, caramelle e filma e riprende tutto, fa la foto ricordo e se ne torna in albergo e poi a casa, pensando di aver fatto quello che poteva e di aver lasciato una buona impressione.

Ci sono anche quelli che più toccati nel profondo arrivano, vedono e in 3 minuti capiscono tutto e dopo 3 giorni si lanciano in immediate campagne per aiutare i bambini, tra gli amici in vacanza con loro, raccolgono i soldi e li donano al direttore, il quale ben contento gli porge una ricevuta e questi, sicuri della serietà si prodigano appena tornati in Italia a raccogliere fondi per costruire il nuovo padiglione, ristrutturare la cucina, comprare nuovi letti etc etc.
Spesso queste persone armate di tutta la buona volontà e fiducia nel prossimo, raccolgono davvero i soldi, li inviano e poi chiedono al direttore di ricevere informazioni che raramente riceveranno e ancor più raramente potranno verificare in futuro, perché con molta probabilità non torneranno più in quel paese.
Molti altri tornati dalle vacanze ci provano per un po’ poi desistono, presi anche da altri impegni e la vita che scorre frenetica e si dimenticano fino al prossimo viaggio dei bambini poveri di quell’orfanotrofio.

Noi con la nostra famiglia e un gruppo oramai allargato di amici, aiutiamo da tempo con diversi piccoli progetti anche un orfanotrofio vicino Malindi.
Perché abbiamo deciso di aiutarli? Perché siamo tra quelli di uno degli esempi, tornati in Italia abbiamo deciso di fare qualcosa di più ma con una variante. Abbiamo deciso di controllare personalmente quasi ogni fondo o sponsorship portata fisicamente al direttore.
Quindi una volta tornati abbiamo comprato direttamente merce che effettivamente serviva alla struttura, l’abbiamo fatta consegnare, mentre contemporaneamente la vecchia veniva rimossa e abbiamo fatto in modo che ogni piccola o media cifra donata venisse in 4 anni gestita, solo così e in nessun altro modo.
Ovviamente i soldi per le sponsorizzazioni, per le rette scolastiche non è stato possibile monitorarle ma venendo spesso in Kenya prima del nostro trasferimento abbiamo potuto notare che i bambini venivano effettivamente mandati a scuola e chi più e chi meno faceva progressi con l’inglese e non solo.
Ora tra i tanti “turisti degli orfanotrofi” ci sono anche personaggi che si lasciano facilmente trascinare in imprese grandiose di raccolta fondi dopo solo pochi giorni di conoscenza del paese, del luogo, delle persone e della cultura e soprattutto della struttura, queste persone si proiettano “in uno spot”, attrezzandosi in prima persona con siti web, brochure di presentazione, biglietti da visita, addirittura operazioni di marketing ad hoc con storie semi-vere e foto a forte impatto emotivo, conti bancari intestati a loro nome, etc etc  lanciandosi in crociate per questi bambini da lasciare molti a bocca aperta per l’entusiasmo dimostrato ma spesso per la fiducia spropositata che ripongono.

Accade spesso che i rappresentanti delle fondazioni serie, che gestiscono fondi e progetti sul posto, si chiedano e a volte indagano anche, per capire se questi individui siano del tutto ignari  dei rischi e credano ad ogni persona che mostri dei bambini sull’orlo della miseria, chiedendo loro soldi, o se invece siano mosse da altre leve, ovvio immaginare di che tipo e forma potrebbero essere queste, soprattutto in un paese come il Kenya.

In questo breve periodo di 4 anni sentendone e vedendone in prima persona molti di questi esempi di persone non proprio armate da buone intenzioni o comunque non sempre improntati con seria professionalità ed umanità, mentre molte altre tragicamente poi ingannate e deluse dall’esperienza di aver donato molti soldi con molta fiducia, senza poi averli visti di fatto mettere in pratica in opere e progettazioni promessi, abbiamo deciso di continuare i nostri micro-progetti investendo in prima persona, fondi, tempo e lavoro diretto per evitare che i soldi donati venissero dirottati verso altri scopi.
Com’è stato per il progetto “0” del dormitorio con le balle di paglia. Questo progetto è stato inizialmente finanziato totalmente da noi e la nostra famiglia e da qualche amico e poi piano piano si sono aggiunti altri amici che hanno così ridotto il nostro contributo, aiutandoci anche nella realizzazione concreta. Questo progetto doveva servire soprattutto per provare a portare una nuova-vecchia tecnica di costruzione, molto utile da imparare per la comunità locale perché usa di base gli stessi materiali che loro già conoscono(terra, argilla, calce, legno e paglia), la stessa modalità di autocostruzione(di solito si riuniscono tra parenti e amici e costruiscono una stanza alla volta), inoltre il basso impatto economico ed ambientale ma l’enorme differenza era portare abilità nuove per far durare la casa, la struttura molto più a lungo che le loro normali case fatte di fango, sassi e legni legati fra loro, le quali dopo 2 o massimo 4 stagioni delle piogge crollano miseramente.

Il progetto “0” significa che siamo partiti per fare una prova con la comunità locale che in parte è stata compresa e in buona parte ha permesso a noi di comprendere come avanzare per migliorare approcci e metodologia con una cultura totalmente diversa dalla nostra.
Qui infatti sono emerse le evidenze di diversità per le quali amici e conoscenti che frequentano il Kenya da tempo ci avevano messo in guardia.
La cultura keniota soprattutto sulla costa è impregnata di una mentalità di assistenzialismo, dove il bianco, il ricco arriva e da soldi. Punto.
Senza chiedersi a cosa servano davvero, senza chiedere se servono davvero quelli o se invece serve un macchinario, magari per aumentare destrezze e produttività.
O ancora se serve una tecnica per aumentare professionalità e cultura o se serve magari sì, un aiuto economico ma gestito diversamente per fargli costruire per esempio un pozzo e intanto imparare a farlo, per poi rendere indipendenti delle persone.
Magari anche insegnando loro a crearsi un orto così da rendersi autonome in buona parte.
No, il bianco è visto come un bancomat. Lui arriva, io tendo la mano e i soldi spuntano dalle tasche.
Questo poi purtroppo è rafforzato da un effettivo atteggiamento diffuso in molti occidentali.

Le persone di qui, quelle più colte, più intelligenti, più sensibili e più desiderose di emancipazione e cultura ce lo dicono da anni: teneteli i soldi e aiutateci a crescere, gestite voi i soldi insegnandoci a farlo, non date soldi ad un africano non li userà per quello che davvero dice di voler comprare ma li spenderà per altri stupidi scopi.
Questa è la tiritera che se ti fermi a parlare con un certo tipo di gente e soprattutto con i missionari religiosi e laici ma non solo, ti sentirai ripetere fino alla nausea.

Noi quindi abbiamo applicato questa tecnica quasi alla lettera e si potrà capire quindi, quante difficoltà abbiamo incontrato sul nostro percorso, ovviamente, e ce lo aspettavamo anche se non così tante, dai locali, che si sono prima stupiti, poi risentiti e poi di nuovo stupiti dell’assenza da parte nostra di elargire soldi da far gestire a loro per comprare i materiali o peggio per pagare persone non professionalmente valide per svolgere un compito che era svolto da un vero professionista oltretutto volontario ma cosa ancora più assurda e più sconvolgente, abbiamo incontrato anche alcuni nostri connazionali, veramente risentiti dalle nostre raccomandazioni.
Queste care persone, purtroppo ancor più ignoranti(dal verbo:ignorare, significato:colui che ignora che non conosce), dei sottoscritti, sulle culture  e sulle mentalità del luogo, perché alla loro prima esperienza, hanno rifiutato in maniera ferma e sicura gli esempi non proprio edificanti, vissuti da altri concittadini che abbiamo citato loro ma non solo, hanno deciso di donare ed inviare denaro frusciante a cascata su progetti ancora campati per aria e senza il minimo controllo e ci siamo sentiti anche aspramente criticati per la nostra malafede.
Che dire…dare fiducia è difficile e veramente difficile, riporla anche e a volte poi si viene così tanto confusi dalle emozioni e dalle spinte caratteriali da farci prendere vie più impervie.
Ma si sa che ognuno di noi deve fare l’esperienza che più gli serve per comprendere appieno come comportarsi e proseguire.
Noi ci sentiamo di dire a chiunque abbia avuto una brutta esperienza in merito a donazioni di non perdere la fiducia, di provare a continuare ad aiutare, di farlo magari se si può personalmente o attraverso persone che conoscete.
Nonostante le delusioni anche da noi subite in diverse situazioni non ci stiamo arrendendo anche se a volte lo sconforto arriva, perché capiamo che è solo attraverso gli errori che si cresce e si comprende meglio noi stessi e la vita.

Aiutare col cuore e riuscirlo a fare senza rimanere delusi da aspettative mancate insieme alla fiducia ben riposta sono la cosa più bella da provare, quindi nonostante le difficoltà, gli errori e i dubbi che si possono incontrare in un progetto piccolo o grande che sia, non molleremo perché il risultato finale è quello che davvero conta e non gli incidenti sul percorso.

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Malindi 5 novembre 2010 ore 13.30 ora locale(-2 ore in Italia)

La sporcizia di Malindi fa davvero l’ eco a quella in Italia?

Cammini per Malindi e devi scansare la spazzatura accumulata ovunque. Non esiste un vero e proprio marciapiede in nessuna parte della cittadina.
Tutto viene buttato a terra da chiunque. I turisti si devono districare tra mendicanti insistenti, venditori petulanti, tenendo stretta la borsa e la macchina fotografica, schivando o facendosi schivare da un boda boda(taxi in bicicletta) che sfrecciano a velocità impensabile, per non essere investiti e il tutto va associato a fulminei sguardi a terra per fare lo slalom della spazzatura imperante ovunque.
Questa è l’immagine di Malindi al di fuori dei resorts.

Se parli con molti degli italiani residenti a Malindi ti dicono che questo posto, questo paesotto è uno schifo, sporco, in disordine e oltretutto che la corruzione è indescrivibile, che il tuo minimo diritto di cittadino straniero e pure di investitore è calpestato, dimenticato, ignorato.
Signori distinti, educati pensionati che frequentano questo strano caso assurdo, di colonizzazione massiccia italica, ti sconsigliano di investire a Malindi:
“In Kenya sì ma a Malindi mai per carità…”, “Cari miei questa è la fogna del Kenya…”, ti dicono addirittura altri, scuotendo tristemente la testa, quando dici loro che sei appena arrivato per iniziare un’attività.
Qui in effetti i peggiori italiani sono arrivati e hanno fatto di tutto, hanno portato una non-cultura, trasformando una popolazione in accattoni, corrotti, ed estortori peggiori di quelli che già avevano ed hanno in altre parti del paese.
E’ notizia di poco che hanno arrestato il sindaco di Nairobi e 3 ministri si sono dimessi per casi di corruzione.
Intanto sempre sul Daily Nation ci sono notizie di italiani ricercati e pluricondannati in Italia che grazie all’appoggio della polizia locale e di personalità importanti all’immigrazione, si godono beatamente il buen ritiro alla faccia della legge italiana sulla costa kenyota e precisamente a Malindi.
Sul link che riporta la notizia su facebook, seguono molti commenti non proprio gradevoli su quello che pensano i kenyoti di noi italiani, il commento più soft è che violentiamo i loro figli ridendo in faccia loro sul fatto che non andremo mai in galera.
Le parole che più si associano a noi  sono: mafia e pedofilia.
Diciamo che il nostro presidente in questi giorni non ci sta aiutando molto a dimostrare che ci sono altri tipi di italiani in circolazione.
Non passa giorno che non si parli di tangenti, di corruzione, di mafia ed ora l’ennesimo scandalo con escort oltretutto minorenni.

In un mio pezzo precedente, sull’arresto assurdo di mio marito per una multa, parlo di come i poliziotti qui diano per scontato che tutti i bianchi ed in particolare gli italiani siano di facile mancia, o meglio chiamarle per quello che sono: tangenti.

Il suo caso sembra non essere isolato, infatti molti altri italiani hanno raccontato quando ci hanno fermato per strada che ci erano finiti nella stessa condizione di Paolo, poi un pò la poca voglia di difendersi e la molta paura di stare in gattabuia, ha fatto sì che allungando una mancia se la siano scampata.
Eccolo lì il nostro buon costume, la nostra cultura.
Parli poi con altri italiani e ti dicono che non ci si può fare nulla, la corruzione c’è, il malcostume pure ma è così e non è perché arrivi tu che allora puoi cambiare le cose!!
E’ come in Italia, lo vediamo in questi giorni, oramai è una fogna a cielo aperto di nefandezze, scandali e scandaletti. Ma oramai sono tutti rassegnati, non ci si può fare nulla.
Ed eccoci anche qui a farci fregare con la nostra solita mentalità lassista, depressa: Non puoi cambiare le cose.
Ah no?
Non posso farlo al mio paese e quindi nemmeno qui?
Cioè io arrivo in un luogo che una volta era gradevole, si stava bene e stavano bene in tanti, così ci dicono i nostri amici inglesi e tedeschi e scopro che è diventata addirittura una fogna grazie anche e soprattutto al peggior genere italico in abbinamento a quello kenyota e non posso fare nulla?
Quasi, quasi li innervosisco perché me ne lamento e non solo, addirittura mi indigno, perché credo nei diritti e credo nella possibilità di farli rispettare.
No, non posso cambiare nulla, solo perché noto che c’è qualcosa che non mi piace.
Allora io mi dico ma se per ipotesi sto vivendo in un posto che sarebbe bellissimo ma invece è sporco e fa schifo e che è addirittura una fogna, posso provare a ripulirlo, no? Magari se ci si mette in tanti, forse viene pulito anche prima…e se, mentre io da sola o  con pochi altri stiamo lì a pulire , arrivano altri a sporcare ci si può ribellare li si può anche…udite udite: fermare!!

Non ci si deve limitare a dire :”evvabeh che ci posso fare, loro sporcano e allora io non pulisco, mi turo il naso e chiudo gli occhi e va bene così!”

No, non sta scritto da nessuna parte che mi debba turare il naso, e non sta scritto da nessuna parte che loro siano  sempre i più forti.
Questo non dovrebbe accadere nel nostro paese ma nemmeno qui.

E se invece scopro che dove sono venuta a vivere, che gli zozzoni sono molti di più di quelli puliti e anche quelli puliti non ne vogliono sapere di riunirsi e ribellarsi, allora posso anche scegliere di andarmene in un posto migliore e più pulito, dove si faccia rispettare la buona regola della pulizia, non solo fisica ma anche quella della legge e questo per buona pace di quelli che pensano che sono una “rompi-equilibri-quasi-perfetti”.
E in effetti gente che la pensa come me ce n’è tanta a partire dall’Italia…avete letto di quanti giovani italiani da anni se ne stanno andando dal loro, dal nostro paese?
Li vedete quelli della passata generazione come sono arrendevoli?
Deve essere generazionale, infatti anche qui li vedo!
La gente che sta a Malindi, pensa che se non ci sono riusciti loro in 40anni a cambiare le cose, passando il tempo a lamentarsi senza che le cose cambiassero, come posso pensare io di rivoluzionare questo loro piccolo mondo?
Meglio continuare a lamentarsi allegramente, rassegnati a dover offrire “una soda” (ndr che in gergo significa 1000-1500 scellini/10-15€) al poliziotto che ti ferma per una stupidata, piuttosto che passare la giornata tra polizia e corte per pagare una multa di 500 scellini(5 €).
Così poi almeno avranno da che raccontare al bar sull’ennesimo sopruso subito e così crogiolarsi nelle proprie disgrazie.
Meglio sbuffare nel veder passare un nostro concittadino che si sa benissimo essere pedofilo e far finta di nulla.
Meglio non andare a lamentarsi dal sindaco sulla sporcizia delle strade nonostante si paghino le tasse.
Meglio non riunirsi con altri concittadini e decidere di fare associazioni vere di residenti all’estero, che servono davvero per combattere i nostri concittadini criminali, isolarli e semmai denunciarli e aiutare quelli seri ed onesti.
Meglio non riunirsi e cercare una strategia comune per rompere le scatole al nostro governo estero, affinché non si dimentichi di noi qui, che siamo il 5° paese che aiuta il Kenya con finanziamenti e non solo ma che veniamo trattati peggio che se fosse l’ultima delle zecche succhia-sangue.
Salvo poi che i nostri criminali vengono coperti ed aiutati perché corrompono, mentre noi vorremmo invece sbatterli in galera nel nostro paese.
Meglio continuare quindi a riunirsi al bar a lamentarsi senza mai fare nulla.

Questo in Italia contro un governo che non governa e che manda allo sbando un paese e i nostri giovani e qui in Kenya, a Malindi dove la brava gente è isolata e nascosta nelle case e i delinquenti vanno in giro liberamente.
Meglio tenersi le cose così come stanno piuttosto che cambiarle.

Sapete cosa c’è…che se ci tenete così tanto a tenervi un’Italia così e una “little Italy” in Malindi così, sporche letteralmente e non solo fisicamente parlando e piene di delinquenti che camminano alla luce del sole, bene, ve le potete tenere.
Voi continuate le vostre vite a lamentarvi e a non fare nulla che altri se la andranno a cercare e creare diversamente altrove.

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Malindi 11 giugno 2010 ore 05.38 ora locale – finito il 12 giugno alle ore 22.08 ora locale. (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

Palazzo della civiltà italiana

Roma-Eur

Molti di noi, danno per scontato che noi italiani all’estero abbiamo una buona fama: cultori dell’arte in generale dalla pittura fino alla letteratura, non ci manca nessuno, basti pensare al palazzo delle arti e dei mestieri rappresentato a Roma, all’Eur dal Palazzo della civiltà Italiana o anche noto come“Colosseo quadrato”, amanti anche dello stile, della moda, e ovviamente della buona cucina, dei prodotti genuini; molti degli chefs famosi nel mondo sono italiani, in tanti amano la nostra cucina  buona e sana e la ricercano ovunque. Siamo famosi naturalmente per lo sport, il calcio, i nostri calciatori sono molto noti e spesso seguiti dall’estero con passioni sfrenate. Insomma ci avventuriamo negli altri paesi, pensando di essere minimamente noti per queste cose belle e forse anche di più.
In realtà in molti paesi che ho visitato e soprattutto con i diversi stranieri con i quali ho parlato in passato ma ultimamente, ovviamente mi capita più spesso, dato che mi sono trasferita a vivere in Kenya, hanno certamente un’idea di noi di un popolo con molte qualità e ci riconoscono il paese colmo di opere d’arte e bellezze, della cucina e del gusto  e di tutto il resto ma…c’è sempre un grande MA che inizia o inframezza i loro discorsi.
Posso parlare al momento più recentemente di qui e l’immagine che i molti stranieri hanno di noi, devo dire non è delle migliori.
Incominciando dall’immagine politica, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi e francesi e devo dire anche kenyoti, sono molto informati sulle vicende politiche italiane(o solo qui esiste una forte concetrazione di appassionati in politica estera!), quindi spesso mi sento rivolgere domande pungenti sulla situazione nel nostro paese. Inutile nascondere che argomento principe è Berlusconi, non sono mai e dico mai io a nominarlo, a tirare fuori il nome, me ne guardo bene ma puntualmente quando iniziano a parlare di politica, saltano su e mi chiedono: ” e Berlusconi?…cosa ne pensate voi?cosa pensate di fare?”. Spesso Paolo ed io ci guardiamo e credo che entrambi siamo tentati dal rispondere, “ehm…scusa ma non parlo di politica” come mi stesse chiedendo delle nostre emorroidi…così da troncare lì il discorso, ma si sa gli stranieri ci tengono molto alla politica, soprattutto estera, la ritengono una cosa seria, da non sottovalutare, da non trattare come un teatrino da avanspettacolo, soprattutto poi, se si tratta di un paese europeo come il loro. Quindi seppur tentati non rispondiamo mai così, potrebbero offendersi! A quel punto iniziamo, nervosi giri di parole cercando di portarli a far esporre le loro opinioni per evitare descrizioni di come e perché è stato eletto, cosa sta facendo, entrando insomma nel dettaglio…ma loro ci fregano sempre, sanno sempre tutto e qualcosa, anzi molto di più di noi.
Puntualmente mi chiedono informazioni sulle sue collusioni mafiose: è vero che ospitava un mafioso?(vaglielo a spiegare che lui dice che era uno stalliere povero che aiutava e non sapeva che era un po’ birichino), sul conflitto d’interesse : come fa ad avere 3 canali televisivi, stampa, e media e stare in politica(porca miseria allora ne parlano anche loro?!), sulla corruzione: ma il caso Mills com’è finito?(“che ne so, non ci capisco nulla”, come glielo spiego senza arrossire), e poi è vero che ha tante giovani amanti e che è andato pure con una minorenne ed una prostituta? (come gli spiego anche questa che il fascino del latin lover ha effetto anche sugli over 70 da noi in Italia?), e infine spesso ci finiscono con: ma è vero che ha detto del presidente degli stati uniti che prende tanto sole insieme alla moglie(no, ecco, in realtà, la battuta era diversa, ho provato una volta anche a spiegargliela ad un olandese, rendendo la sua faccia più sbalordita e la mia più imbarazzata…), poi la domanda che di più mi fa piegare sulle gambe è di solito quella che ritorna alla mafia: ma è possibile che non riuscite a fare nulla per fermare una decina di famiglie mafiose?(vaglielo a dire che ci hanno provato in tanti e tanti, bravi e seri italiani, da poliziotti, carabinieri, politici, imprenditori per finire ai giudici, i nostri giudici, tanto bistrattati e come i più famosi di quest’ultimi Falcone, la moglie, Borsellino e tutte le loro scorte sono stati uccisi selvaggiamente?).
Sapete che un amico giapponese, molto imbarazzato mi ha confessato che nella guida turistica del suo paese e su blog e siti che parlano del Kenya, dove è venuto a trovarmi, metteno in guardia dalla mafia italiana?e mi chiede imbarazzato e candido : ma tu per caso sai chi sono?li conosci? Puoi fare qualcosa?
Ecco davanti, questo sì, un “plotone di domande” che  noi spesso non sappiamo cosa rispondere, mio marito di solito cambia discorso, parlando di ricette e del suo ultimo esperimento o cerca di farli addormentare discuisendo sui suoi cani, di come corrono, mangiano, saltano, ululano fanno i loro bisogni, insomma cerca di depistarli con idiozie…io a volte, mi accaloro e cerco di spiegarmi, di far capire che non siamo solo quella Italietta lì.
Che il premier non rappresenta il campione degli italiani, che è vero ci sono tutti quei problemi e sembra che non ci sia la volontà di cambiare ma che chi c’è al governo non tutto è sbagliato, non tutto è da cambiare e che ripeto, il presidente del consiglio non è lo specchio degli italiani….o forse sì?mi domando quasi subito guardando le loro facce??
Ora lottando ogni giorno con questi pregiudizi nei nostri confronti, ma posso chiamarli davvero così? In ogni caso ogni giorno affronto questi temi e devo dire mai come ora mi sto interessando mi cimento a leggere ed informarmi, perché questi stranieri sono tremendi sanno e si ricordano tutto anche di eventi passati, io invece rimuovo, cancello, dimentico…ed ecco qui la fregatura mi dice uno un giorno…dimenticate e non sapete a cosa vi stanno portando.
Già a cosa? Boh?
Io intanto nel mio piccolo mi informo e lotto con le parole e i concetti non solo con gli stranieri ma con gli stessi italiani!

Come ieri con l’emendamento 1707 sulla perseguibilità degli atti pedofili.
E’ un passo indietro davanti al mondo sulla severità delle pene nei confronti di questi criminali è un passo indietro nei confronti dei diritti dei nostri figli, del nostro futuro. Grazie a qualcuno non so a chi e come, l’emendamento è stato bloccato, annullato.
Comunque, ieri faccio un parallelo, che è forte certo e dico che al governo a partire dal nostro presidente non ci si scandalizza per abbassare i livelli di molestia nei confronti di un minorenne e mi dico non tanto stupita, dato che il nostro capo di governo, più che arzillo settantenne, come reso noto in tutto il mondo da stampa e tv libere, ha frequentato diciottenni, ne parla la stessa interessata dicendo che lo frequenta da prima della maggiore età e questo lo si è letto un po’ ovunque e lui se ne vanta pure, ed anche a questo si è dato ampio spazio sulla stampa estera e non di sinistra italiana…
Intendo dire, è ovvio che, se questo è l’esempio dato dalla nostra prima carica governativa, non ci si può stupire della bassa attenzione e ampia superficialità che si ha su di un reato che spesso corre su un filo di lana per età ed ora anche per gravità dei gesti!
Sapete, qui e non sono l’unica a vederle queste scene e a criticarle aspramente, ci sono 70enni, e oltre che si accompagnano a poco più che maggiorenni e lo fanno spavaldamente, trisnonni con ragazzine che hanno l’eta delle loro nipoti o giù di lì? E’ uno spettacolo edificante secondo voi?
Ce ne sono di tutte le nazionalità in giro per il mondo, per carità ma io sono italiana e guardo cosa fanno i miei connazionali per prima.
Sentirli parlare al bar di come il premier è un “figo perché fa vedere che uno di 70anni può ancora andare con una 18enne!”non è un bel discorso da sentire tra cappuccino, brioches e vorrei sinceramente sentire parlare di altre cose sul nostro premier, amato o odiato, appoggiato in toto o contestato, vorrei sentire di una proposta di legge più dura contro i mafiosi e i reati di mafia, di lotta alla corruzione, di risolvere il suo conflitto d’interesse, regolamentare le intercettazioni e la stampa e non di restringere il potere di libertà ed informazione!
Dire che con questo emendamento si stava dando più libertà e leggerezza a gesti terribili, mostruosi e criticando il premier, perché da il cattivo esempio non è attaccarlo, è democrazia poterlo criticare!
Dire che era vergognoso, lui, il suo governo e i suoi gesti è poco ma qualcuno si è alzato a dire che il mio parallelo, era ingiusto che bisognerebbe guardare che ci sono le ragazze facili di costumi, prostitute, trans….Certo che ci sono e noi come possiamo “educare” queste ragazze così giovani dai bassi livelli di moralità? Facendo vedere loro che perfino il nostro governo, premia le ragazzine giovani che si mostrano accondiscendenti e senza soldi principi. Facciamo vedere al mondo che si va avanti in questo modo? Diamo l’esempio che è normale vedere nonni d’età ed aspetto insieme a giovanissime. Vi va bene questo esempio? Vi piace? Lo vorreste per le vostre figlie e nipoti? Davvero????
Qui non si sta parlando di sentimenti d’amore, tra due adulti consenzienti…cerchiamo di capirci!
Allora non siamo falsi moralisti e regolamentiamo la prostituzione ma non mischiamo concetti, non confondiamo maglie larga della giustizia con il concetto “così fan tutte” e allora gli uomini ci stanno.
Il mio è un grido di furore e di dolore, per vedere come la nostra immagine di brava gente, seria, onesta, pulita viene sporcata da esempi sbagliati a partire dal governo che dovrebbe essere esempio positivo e da un’idea corrotta di senso di libertà e privacy violate.
I miei coetanei e non solo, vivono in un grande bluff da anni, in un sogno, in un incubo dove tutti siamo diventati zombie! Addormentati, anestetizzati nei principi, nei valori, nelle priorità di una democrazia.
Tutti ci guardano e attendono risposte che noi nemmeno ci poniamo.
Noi, italiani “brava gente” che ci facciamo sporcare da altri, da pochi perché non abbiamo il coraggio di ripulirci, alzarci, tenere eretta la testa e parlare a voce alta e chiara  pretendendo la nostra voglia di cambiamento, la nostra voglia di rivalsa nei confronti di un’immagine che non ci appartiene? Pretendiamo la Civiltà Italiana.

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