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Malindi 5 novembre 2010 ore 13.30 ora locale(-2 ore in Italia)

La sporcizia di Malindi fa davvero l’ eco a quella in Italia?

Cammini per Malindi e devi scansare la spazzatura accumulata ovunque. Non esiste un vero e proprio marciapiede in nessuna parte della cittadina.
Tutto viene buttato a terra da chiunque. I turisti si devono districare tra mendicanti insistenti, venditori petulanti, tenendo stretta la borsa e la macchina fotografica, schivando o facendosi schivare da un boda boda(taxi in bicicletta) che sfrecciano a velocità impensabile, per non essere investiti e il tutto va associato a fulminei sguardi a terra per fare lo slalom della spazzatura imperante ovunque.
Questa è l’immagine di Malindi al di fuori dei resorts.

Se parli con molti degli italiani residenti a Malindi ti dicono che questo posto, questo paesotto è uno schifo, sporco, in disordine e oltretutto che la corruzione è indescrivibile, che il tuo minimo diritto di cittadino straniero e pure di investitore è calpestato, dimenticato, ignorato.
Signori distinti, educati pensionati che frequentano questo strano caso assurdo, di colonizzazione massiccia italica, ti sconsigliano di investire a Malindi:
“In Kenya sì ma a Malindi mai per carità…”, “Cari miei questa è la fogna del Kenya…”, ti dicono addirittura altri, scuotendo tristemente la testa, quando dici loro che sei appena arrivato per iniziare un’attività.
Qui in effetti i peggiori italiani sono arrivati e hanno fatto di tutto, hanno portato una non-cultura, trasformando una popolazione in accattoni, corrotti, ed estortori peggiori di quelli che già avevano ed hanno in altre parti del paese.
E’ notizia di poco che hanno arrestato il sindaco di Nairobi e 3 ministri si sono dimessi per casi di corruzione.
Intanto sempre sul Daily Nation ci sono notizie di italiani ricercati e pluricondannati in Italia che grazie all’appoggio della polizia locale e di personalità importanti all’immigrazione, si godono beatamente il buen ritiro alla faccia della legge italiana sulla costa kenyota e precisamente a Malindi.
Sul link che riporta la notizia su facebook, seguono molti commenti non proprio gradevoli su quello che pensano i kenyoti di noi italiani, il commento più soft è che violentiamo i loro figli ridendo in faccia loro sul fatto che non andremo mai in galera.
Le parole che più si associano a noi  sono: mafia e pedofilia.
Diciamo che il nostro presidente in questi giorni non ci sta aiutando molto a dimostrare che ci sono altri tipi di italiani in circolazione.
Non passa giorno che non si parli di tangenti, di corruzione, di mafia ed ora l’ennesimo scandalo con escort oltretutto minorenni.

In un mio pezzo precedente, sull’arresto assurdo di mio marito per una multa, parlo di come i poliziotti qui diano per scontato che tutti i bianchi ed in particolare gli italiani siano di facile mancia, o meglio chiamarle per quello che sono: tangenti.

Il suo caso sembra non essere isolato, infatti molti altri italiani hanno raccontato quando ci hanno fermato per strada che ci erano finiti nella stessa condizione di Paolo, poi un pò la poca voglia di difendersi e la molta paura di stare in gattabuia, ha fatto sì che allungando una mancia se la siano scampata.
Eccolo lì il nostro buon costume, la nostra cultura.
Parli poi con altri italiani e ti dicono che non ci si può fare nulla, la corruzione c’è, il malcostume pure ma è così e non è perché arrivi tu che allora puoi cambiare le cose!!
E’ come in Italia, lo vediamo in questi giorni, oramai è una fogna a cielo aperto di nefandezze, scandali e scandaletti. Ma oramai sono tutti rassegnati, non ci si può fare nulla.
Ed eccoci anche qui a farci fregare con la nostra solita mentalità lassista, depressa: Non puoi cambiare le cose.
Ah no?
Non posso farlo al mio paese e quindi nemmeno qui?
Cioè io arrivo in un luogo che una volta era gradevole, si stava bene e stavano bene in tanti, così ci dicono i nostri amici inglesi e tedeschi e scopro che è diventata addirittura una fogna grazie anche e soprattutto al peggior genere italico in abbinamento a quello kenyota e non posso fare nulla?
Quasi, quasi li innervosisco perché me ne lamento e non solo, addirittura mi indigno, perché credo nei diritti e credo nella possibilità di farli rispettare.
No, non posso cambiare nulla, solo perché noto che c’è qualcosa che non mi piace.
Allora io mi dico ma se per ipotesi sto vivendo in un posto che sarebbe bellissimo ma invece è sporco e fa schifo e che è addirittura una fogna, posso provare a ripulirlo, no? Magari se ci si mette in tanti, forse viene pulito anche prima…e se, mentre io da sola o  con pochi altri stiamo lì a pulire , arrivano altri a sporcare ci si può ribellare li si può anche…udite udite: fermare!!

Non ci si deve limitare a dire :”evvabeh che ci posso fare, loro sporcano e allora io non pulisco, mi turo il naso e chiudo gli occhi e va bene così!”

No, non sta scritto da nessuna parte che mi debba turare il naso, e non sta scritto da nessuna parte che loro siano  sempre i più forti.
Questo non dovrebbe accadere nel nostro paese ma nemmeno qui.

E se invece scopro che dove sono venuta a vivere, che gli zozzoni sono molti di più di quelli puliti e anche quelli puliti non ne vogliono sapere di riunirsi e ribellarsi, allora posso anche scegliere di andarmene in un posto migliore e più pulito, dove si faccia rispettare la buona regola della pulizia, non solo fisica ma anche quella della legge e questo per buona pace di quelli che pensano che sono una “rompi-equilibri-quasi-perfetti”.
E in effetti gente che la pensa come me ce n’è tanta a partire dall’Italia…avete letto di quanti giovani italiani da anni se ne stanno andando dal loro, dal nostro paese?
Li vedete quelli della passata generazione come sono arrendevoli?
Deve essere generazionale, infatti anche qui li vedo!
La gente che sta a Malindi, pensa che se non ci sono riusciti loro in 40anni a cambiare le cose, passando il tempo a lamentarsi senza che le cose cambiassero, come posso pensare io di rivoluzionare questo loro piccolo mondo?
Meglio continuare a lamentarsi allegramente, rassegnati a dover offrire “una soda” (ndr che in gergo significa 1000-1500 scellini/10-15€) al poliziotto che ti ferma per una stupidata, piuttosto che passare la giornata tra polizia e corte per pagare una multa di 500 scellini(5 €).
Così poi almeno avranno da che raccontare al bar sull’ennesimo sopruso subito e così crogiolarsi nelle proprie disgrazie.
Meglio sbuffare nel veder passare un nostro concittadino che si sa benissimo essere pedofilo e far finta di nulla.
Meglio non andare a lamentarsi dal sindaco sulla sporcizia delle strade nonostante si paghino le tasse.
Meglio non riunirsi con altri concittadini e decidere di fare associazioni vere di residenti all’estero, che servono davvero per combattere i nostri concittadini criminali, isolarli e semmai denunciarli e aiutare quelli seri ed onesti.
Meglio non riunirsi e cercare una strategia comune per rompere le scatole al nostro governo estero, affinché non si dimentichi di noi qui, che siamo il 5° paese che aiuta il Kenya con finanziamenti e non solo ma che veniamo trattati peggio che se fosse l’ultima delle zecche succhia-sangue.
Salvo poi che i nostri criminali vengono coperti ed aiutati perché corrompono, mentre noi vorremmo invece sbatterli in galera nel nostro paese.
Meglio continuare quindi a riunirsi al bar a lamentarsi senza mai fare nulla.

Questo in Italia contro un governo che non governa e che manda allo sbando un paese e i nostri giovani e qui in Kenya, a Malindi dove la brava gente è isolata e nascosta nelle case e i delinquenti vanno in giro liberamente.
Meglio tenersi le cose così come stanno piuttosto che cambiarle.

Sapete cosa c’è…che se ci tenete così tanto a tenervi un’Italia così e una “little Italy” in Malindi così, sporche letteralmente e non solo fisicamente parlando e piene di delinquenti che camminano alla luce del sole, bene, ve le potete tenere.
Voi continuate le vostre vite a lamentarvi e a non fare nulla che altri se la andranno a cercare e creare diversamente altrove.

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Malindi 15 luglio 2010 ore 21. 47 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)
Emmanuel solo 10 anni
Emmanuel ha  10 anni, è magrolino ma dinamico e forte. Ama fare karaté come suo papà. Ha il mito di Bruce Lee e con l’aiuto di Paolo, mio marito, sta imparando a far roteare un bastoncino di bambù come si fa con i “nunchaku” e qualche nozione base di difesa personale. Mentre si allena è molto fiero di sé, concentrato e serio con lo sguardo fisso verso Paolo, mentre svolge i movimenti lenti.
A prima vista in mezzo ai tanti non lo noti, 35 bambini sono tanti, ancora dopo 4 anni e passa, di frequentazione con questo gruppo allegro e chiassoso, facciamo fatica a ricordarci i nomi di tutti.
In passato qualche notizia su qualcuno di loro la abbiamo ricevuta da Christopher ma  in mezzo a tante tristi storie, la similitudine di destino di molti di loro, te li fa confondere : “la mamma è morta, non ha il padre”, “era malato è morto”, “aveva l’aids”, “beveva”, ”era una prostituta”, “la nonna è troppo vecchia per occuparsene”, “è finito in carcere il suo unico genitore e non ha nessuno a casa che si occupi di lui”, insomma in questo desolato elenco si faceva fatica a ricordarsi il passato di tutti.
Ma in questi giorni mi sto mettendo a fianco uno di loro a turno per scrivere qualcosa su le loro vite e sto imparando a conoscerli meglio. Allora a fatica con alcuni di questi, iniziamo scrivendo la loro età, cosa amano studiare, il loro piatto preferito, come vanno a scuola, cosa vorrebbero fare da grandi, quanto tempo fa sono arrivati al Leamwana.
Piano, piano ci avviciniamo ai ricordi, al momento di quando si sono separati dalle famiglie. “Cosa provavi?” Qualcuno si ricorda, qualcuno no, qualcuno dice che era felice da subito, qualcuno invece dice che è felice ora, sottintende che all’epoca non lo era, mi chiedo io?
Con molti bisogna ripetere con calma e dolcezza le domande più volte, ancora dopo 4 anni che ci conoscono e molti mesi che li frequentiamo assiduamente, si vergognano, un po’ per carattere e un po’ per educazione, sono poco abituati a parlare di sé e soprattutto credo con un muzungu(bianco).
Invece con pochi altri ma soprattutto con Emmanuel, semmai si ha la situazione opposta.
Lui è un fiume in piena, parla, si spiega, ricorda. Che piacere, pensavo ieri, mentre parlava con emozione e con la voce carica di dolcezza di come si ricordava di sua madre e di come lo amasse molto. Mi ha raccontato un pezzo della sua vita, dei suoi ricordi. Di sua madre e di suo padre, fiero, mi spiega che lavorava per la compagnia dell’elettricità ma che ora non lavora più. “Non si può occupare più di me e anche mia nonna è troppo anziana!”. Semplice e diretto spiega che quindi è arrivato qui ma si è subito trovato bene, perché mangia regolarmente e dorme in un letto anche se lo deve dividere con un altro bambino ma soprattutto e ci tiene a sottolinearmelo, qui gli danno la possibilità di studiare come amava fare suo padre e lui vuole studiare tanto per diventare un soldato.
Mamma mia, penso io, spero proprio di no! Provo a chiedergli “come mai pensi a questo lavoro, per le armi forse?Ti piace giocare  alla guerra?” “No, assolutamente ma io voglio servire il mondo se ce ne fosse bisogno!”.
Il tempo di tornare a casa è arrivato allora lo ringrazio e gli dico che continueremo domani. Lui è felice, perché a potuto dirmi tante cose e me lo dice pure.
Oggi quindi quando sono arrivata e mi sono seduta iniziando a scrivere con una delle bambine e a rispondere con dei bambini a qualche mail dei loro sponsor tra i miei amici, vedevo che mi ronzava intorno e spesso mi faceva domande o mi correggeva mentre scrivevo. Così dopo aver finito alcune cose e visto che rimaneva ancora vicino a me abbiamo ricominciato a parlare. Siamo partiti da Paolo, mi ha chiesto “dove va tutti i pomeriggi?” e così gli ho spiegato che lui non è stato fortunato quando era più piccolo e non ha potuto studiare le lingue e quindi ora gli tocca imparare con più fatica. Così lui mi dice che sa di essere fortunato perché al Leamwana può studiare cosa che a casa non gli sarebbe stato possibile fare.
“Sai Emmanuel è molto bello quello che dici, hai avuto una vita un po’ difficile, è vero ma i problemi possono essere occasioni per capire delle cose della vita e anche se hai vissuto cose brutte ce ne sono altre per le quali puoi considerarti comunque fortunato!”. “Sì ringrazio Dio” mi dice e da quel pensiero, come un fiume in piena mi ha raccontato i tasselli sulla sua vita che mi mancavano.
Prima che morisse sua mamma avevano una bella casetta, anche se di fango e pietre e mangiavano bene ma i vicini gelosi li hanno denunciati alla polizia raccontando bugie e cose brutte su di loro. Si ricorda che sono arrivati i poliziotti e gliel’ hanno distrutta, buttandola giù. Suo fratello ha cercato di impedire lo scempio, il padre non c’ era, così lui e sua mamma sono dovuti scappare nella foresta, mentre suo fratello è fuggito lontano. Quando, finalmente il padre li ha ritrovati li ha fatti rimanere nascosti anche se non ha mai saputo perché e così lui ha perso diversi mesi di scuola.
Molto probabilmente l’intervento della polizia era stato scatenato da lotte di pulizia etnica tra tribù, le quali spesso sono successe e forse ancora accadono in certe parti del paese, senza che nessuno lo sappia.
Dopo che si erano nuovamente riuniti, non era ancora momento di stare tranquilli, il fratello, il quale era tornato dopo molto tempo, probabilmente dopo molti mesi, avendo frequentato brutte compagnie, “si era trasformato in un diavolo”. Così dice lui spalancando gli occhi, “era drogato?” gli chiedo io e lui annuisce. In un altro soffio mi dice che suo fratello ha cercato di ucciderlo e che lui se lo ricorda molto bene mentre è stato salvato dalla madre e solo per fortuna. Il padre tornato a casa e scoperta la malefatta ha cacciato quindi l’altro suo figlio, il fratello Caino.
Sembrerebbe già tanto per un bambino ma si vede che la vita anche per lui ha deciso di accanirsi. Sopo poco, una caduta massi da una collina travolge delle persone, tra le quali c’e anche sua madre, dopo una lunga malattia, forse un coma, gli viene così portata via l’amata mamma.
Il padre rimasto solo, con un lavoro che lo porta spesso lontano e senza poterlo affidare a nessuno, decide di trasferirsi dalla nonna . Il destino non è ancora soddisfatto abbastanza e così poco dopo, un incidente sul lavoro rende il padre di Emmanuel invalido tanto che è destinato ad usare le stampelle a vita. Così è stato deciso, per il bene del bambino di portarlo al LeaMwana per essere accudito e seguito con cura, dove i pasti sono garantiti, la scuola privata è una realtà e la vita per lui si auspica migliore che se fosse rimasto a vivere a casa con il padre oramai senza lavoro e senza soldi.
A questo punto del racconto, il suo respiro si era fatto corto e il petto si alzava e abbassava velocemente, i suoi occhi hanno cominciato a riempirsi di lacrime e a quel punto me lo sono tirato vicino e l’ho abbracciato forte. L’ho coccolato come si fa con i bambini piccoli e l’ho cullato e gli ho detto che poteva piangere e liberarsi. Così è stato.
Poi gli ho sussurrato che è fortunato, perché sarà un uomo forte e buono e potrà aiutare gli altri, perché sa cosa sia la dura vita ma sa anche che ha avuto la fortuna di incontrare persone che si occuperanno di lui e che gli vogliono bene.
Emmanuel ha solo 10 anni e una vita dura ed intensa alle spalle.
Ma per esperienza diretta so per certo che ce la farà.

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Malindi-Muyeye 13 luglio 2010

Prima che aprisse LeaMwana, Carolyn arrivò nella famiglia di Agnes e Christopher; aveva solo 7 anni. Perse il padre per un incidente d’auto che era molto piccola; sua madre essendo molto giovane e con un altro figlio non poteva occuparsi di lei e quindi la diede alle cure di Agnes e suo marito. Nel frattempo suo fratel…lo morì per malattia e sua madre incominciò a bere e le cose andarono peggiorando così che Carolyn restò al LeaMwana (che nel frattempo avevano aperto la struttura). Sfortunatamente questa settimana sua madre è morta per malattia. Così Carolyn ora è sola completamente. E’ una bella ragazza di 13 anni è responsabile con gli altri bambini più piccoli, ama studiare ed ovviamente è una brava scolara tanto che vorrebbe diventare un dottore per aiutare gli altri.
A febbraio 2011 andrà al liceo, una scuola più cara rispetto alle medie, il costo annuo per la retta della scuola sarà di 500€. Più persone e famiglie potrebbero diventare insieme sponsor per i suoi studi, donando 100€ a famiglia per un anno.

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Malindi 11 luglio 2010 ore 00.59 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

concerto musica classica a Malindi

Stasera evento unico nella storia di Malindi, e per una volta posso dire “io c’ero”, si è tenuto un concerto del conservatorio di Nairobi con la collaborazione dell’Istituto Italiano della cultura e l’Ufficio della cooperazione italiana allo sviluppo.
Un bel gruppo di giovani e giovanissimi musicisti del conservatorio, belli, allegri ed informali. Vestiti di nero con un tocco ognuno di rosso fuoco, il bello era vederne alcune ragazze semplicemente vestite con le infradito. La maggioranza kenyoti, un’inglese e un fratello ed una sorella spagnoli, curiosità tra i kenyoti 3 sorelle gemelle, identiche ognuna di loro suonava uno strumento diverso! Questa bella gioventù è stata diretta dal poliedrico italiano, Pasqualino Procacci dottore di professione, direttore del’istituto della cultura ma soprattutto direi io, musicista-compositore nella profondità dell’animo, a dimostrazione che “si possono vivere” molte vite ed anche egregiamente.
Hanno iniziato sotto un tetto di makuti di un hotel della costa, con a volta altissima molto scenografica il tempo ballerino non permetteva di rischiare sul prato ma forse questo ha aiutato a rendere l’atmosfera intima e raccolta, quando infatti hanno iniziato prima con l’inno keniota e poi con quello italiano, devo dire che in noi la pelle d’oca e gli occhi lucidi ci sono venuti.
Subito dopo ci hanno deliziato del classico ma sempre apprezzato Barbiere di Siviglia di Rossini. Un pipistrello di considerevole misura sembrava apprezzare molto questo brano e l’atmosfera dato che ha più volte planato leggero come in una danza sulle note e sulla testa dei giovani musicisti, i quali totalmente assorti dall’interpretazione, nemmeno l’hanno notato.
La sala era piacevolmente piena, anche se a parer mio c’erano troppe poche persone  del luogo e molti europei, intanto le prime due file riservate alle solite personalità di spicco sono rimaste vuote fino a quando, con ampio ritardo, un ministro col tutto il suo seguito si sono accomodati abbastanza poco avvezzi a puntualità e silenzio, mentre le note volavano alte.
A seguire il concerto op.15 di Beethoven, devo dire è stato stupendo in tutte e tre le sequenze specialmente quella con piano e clarinetto, il rondò poi è stato coinvolgente. La musicalità sprigionata, e la passione del pianista Carlo Michini, credo abbia portato gli animi più sensibili ad un livello diverso di musicalità. Peccato solo per alcuni trillare continui dei telefonini che provenivano dalle file anteriori. Mi chiedo spesso come mai le prime file siano riservate alle autorità e personalità che essendo sempre molto prese o troppo impegnate non possono godere in silenzio e raccoglimento, come gli spetta a momenti come questi. Non sarebbe meglio riservare loro, dato appunto tutti questi inderogabili impegni, le file di dietro, così, forse anche in pochi noterebbero i ritardatari e i loro continui chiacchericci?! E’ una osservazione che mi faccio da molto tempo e che è nata su esperienze riscontrate anche in patria.
Tralasciando questa mia digressione, la Sonatina in C maggiore con flauto traverso e orchestra ci ha regalato una rappresentazione di quello che la natura può regalare, il bravissimo Mauro Baiocco con il suo flauto ci ha fatto entrare in sala centinaia di fringuelli! A seguire un brano a 4 mani di Bizet che mai avevo sentito e che i due interpreti kenyoti Atigala Luvai e lola Akwabi, rispettivamente direttore ed insegnante del conservatorio, hanno egregiamente suonato.
I nostri due bravissimi musicisti Carlo Michini al piano e il portento Mauro Baiocco al flauto traverso ci hanno fatto ascoltare prima un romantico “Variazioni sulla cenerentola” Chopin-Rossini e poi un concerto appunto per piano e flauto op.17 di Morlacchi. Baiocco ha un tocco leggiadro, magico con l’accompagnamento di Michini al piano hanno creato una leggiadria di toni che si innalzava su per l’alta volta del tetto, uscendo e fondendosi in una fresca notte africana e il canto dei grilli, solo in lontananza il frangersi delle onde.
Baiocco è quello che mi ha colpito più di tutti dall’aspetto arrotondato, sguardo cordiali e dolce, nasconde in un momento un fringuello a volte uno stormo di cinciallegre dentro di sé che fa fuoriuscire dalla bocca aiutandoli con un leggero tocco delle dita sul suo flauto.

Ci si può immaginare un piccolo elfo che fischia e balla a fianco a lui mentre suona.

Quando vedi questi Italiani, senti davvero salire il senso dell’onore di appartenere ad un popolo valido che, nonostante i molti difetti di alcuni che ci fanno cattiva pubblicità nel mondo, ci può far sentir fieri. L’orgoglio cresce, sapere che può esistere la speranza guardando questi artisti portare in giro una buona reputazione.
Per chiusura un arrangiamento di Procacci delle opere di Nino Rota ed Ennio Morricone, il brano Gabriel Oboe ci ha ricordato, con una certa emozione a mio marito e me, il nostro matrimonio. Infatti durante la cerimonia della nostra funzione nella sala affrescata del comune di Morimondo nell’edificio della famosa abbazia, come sottofondo e per il mio ingresso abbiamo scelto proprio questo brano. Volutamente scelti per dare emozione e smuovere i cuori e gli animi, creando quella commozione che ha portato alle lacrime quasi tutti i presenti. Volevo lacrime di liberazione e gioia, per tutti gli anni in passato e le tante lacrime versate da amici e parenti, per me e mia madre. Questa volta dovevano essere lacrime nuove a lavare via ogni ombra, come la pioggia primaverile che lava via il grigiore dell’inverno e che scopre la rigogliosa rinascita della natura. Un’esplosione di nuova vita come le note del flauto traverso che stasera il bravissimo musicista ha fatto veramente uscire con sbuffi di natura e magia. Notte davvero magica.

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Malindi 7 luglio 2010 ore 21.20 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)
LeaMwana Agnes prima dell'incidente
Nell’ufficio di Cristopher guardavo la foto di Agnes ha la mia età o forse un anno di più. Ha gli occhi profondi e dolci, è sua moglie. Hanno tre figlie, una di 15 ed una di 12anni molto diverse fra loro entrambe però molto educate e responsabili, poi c’e l’ultima di soli 3 anni, Zanella. In assoluto la più buffa e allegra di tutte, canta e balla tutto il giorno e poi parla in una lingua tutta sua che solo i suoi parenti, ovviamente, riescono a comprendere. Ha un carattere forte e un po’ ribelle se si mette in testa qualcosa niente e nessuno la fa desistere. Negli anni passati, piccolissima era portata sulle spalle a turno dalle bambine dell’orfanotrofio e veniva accudita da tutti loro come una sorella minore. Spesso, per non dire sempre, lei era presente, nelle nostre gite con i bambini. Anche le altre due figlie di Agnes e Christopher fanno parte del gruppo, sono sempre insieme a tutti i bambini e i ragazzi del LeaMwana.
Spesso rimangono da sole a controllare i loro “fratelli”e nel passato mi chiedevo osservandole,chi fosse la loro madre. Le bambine erano appunto frequenze fisse al LeaMwana e se arrivavo senza avvisare, una correva a casa lì vicino a chiamare il padre, il quale, spesso sempre e solo lui, arrivava con Zanella sulle spalle. Conoscendo Christopher, pur riconoscendogli carattere e uno spirito di organizzazione eccezionale non me lo vedevo ad educarle da solo, mi chiedevo chi e dove fosse la moglie e senza voler entrare troppo nel suo privato gli chiedevo semplicemente in generale della famiglia e lui sempre sorridente mi rispondeva “bene, bene sono a casa”. Ero curiosa di sapere come facesse questo uomo da solo ad organizzarsi con 3 figlie ed altri 35 bambini da accudire. Sapevo che la moglie lavorava nel campo dell’educazione, perché 3anni prima mi aveva detto che appunto lavorava part time in un asilo e quindi me la ero sempre immaginata presa con altri bambini da un’altra parte. In questi anni quindi LeaMwana era per me rappresentato da Christopher e basta. Qualche tempo fa, arrivando al LeaMwana, dopo una delle nostre gite, entrando lentamente nel piccolo cortile sabbioso, noto una signora seduta su di una sedia, ha una postura strana un po’ rigida, indossa uno scialle arancione sulla testa, penso che sia tipico di certe musulmane che si coprono solo la testa, intravedo in lei un sorriso e Amani, uno dei piccoli che sponsorizziamo, sussurra “ecco la signora”. Questa signora un po’ con fatica si alza dalla sedia e mi si avvicina lentamente, noto subito che c’è qualcosa che non va nel suo viso, le braccia e le mani hanno una postura strana. Realizzo in un attimo che ha vistose bruciature in faccia e sugli arti. La signora è ustionata, vecchie ustioni, oramai cicatrici che la legano nei movimenti e la rendono rigida nella postura.
Mi viene incontro e mi chiede se sono Gaia, rimango un po’ interdetta, Amani al mio fianco risponde per me, e lei mi butta le braccia al collo, mi tira a sé e mi stringe in un abbraccio. Sento le sue braccia piegate rigidamente in un’angolatura strana, io sono più rigida di lei, dalla sorpresa, non capisco cosa stia succedendo e chi essa sia. Ma lei senza capire i miei pensieri comincia a parlare e mi dice che mi ringrazia che i bambini parlano sempre di me, che Christopher gli parla da anni di Paolo e Gaia e che finalmente ci può vedere. Dopo pochi minuti capisce che io la guardo con un grande punto interrogativo dipinto sulla faccia e allora mi chiede: “ma sai chi sono io?” la guardo, mi sforzo di capire, mi sembra un viso noto, lo sguardo mi dice qualcosa ma sono certa di non averla mai conosciuta e poi di botto mi risponde con un largo sorriso che mette in mostra ancora di più le cicatrici che le incorniciano la parte bassa dal viso e mi dice. “sono Agnes la moglie di Christopher!”.
Non riesco a capire, la guardo e non riconosco la donna di appena 35-36 anni che dovrebbe essere, non corrisponde all’idea di donna che avevo, che guardavo nella foto nell’ufficio di Chris. Riesco a dissimulare il mio sgomento, faccio la svampita e comincio a parlare in generale dei bambini, con una scusa mi allontano e mi trascino via con me Amani, girato l’angolo lo blocco e lo riempio di domande su di lei, lui, sulle bruciature, su tutto. Amani con voce bassa e incerta risponde a tutto ma le sue risposte non sono abbastanza approfondite per me quindi lo liquido ringraziandolo. Torno indietro nel cortile e leggo nella faccia di Paolo rimasto da solo in piedi sotto il portico, le stesse mie domande, che intanto guarda interrogativo, il nostro guidatore di tuc-tuc che parla fitto fitto con Agnes e si abbracciano e lui sembra commosso e felice. Mi avvicino al gruppetto e chiedendo scusa, saluto Agnes promettendole di rivederci presto e ce ne andiamo verso il tuc tuc per tornare a casa.
Appena pochi metri dopo il LeaMwana sia io che Paolo ci proiettiamo in avanti verso la grata che ci separa dall’autista e lo tempestiamo di domande e così dopo anni di “buchi”, e di nostra inconsapevolezza, la storia di Agnes riaffiora dalle parole e dai ricordi di Mohamed il guidatore di tuc tuc.
Agnes, due anni e mezzo prima era a casa con la piccola Zanella che aveva pochi mesi, era stanca ma era ancora bellissima dopo la terza gravidanza che l’aveva un po’ affaticata e tenuta lontana dai suoi bambini dell’orfanotrofio che gestiva insieme a suo marito. Quella domenica aveva passato la mattina al LeaMwana con i bambini e vedendo rientrare Cristopher dopo una partita di calcio mentre lui stava facendo una doccia, voleva riscaldargli il pasto. Questo è l’ultimo ricordo di Agnes.
E’ quello che racconta a tutti in questi giorni che è ritornata a stare al LeaMwana. Poi più nulla e si risveglia in ospedale, con la parte alta del corpo, braccia comprese trasformate in dolorosissime profonde piaghe date dalle vampate di fuoco che l’hanno avvolta nella frazione di qualche secondo mentre scaldava su di un braciere il pranzo del marito.
Di quella foto dove si vede una donna affascinante con un bellissimo viso, guardandola oggi non rimane quasi più nulla, ma i suoi occhi forti, dolci e profondi sono ancora lì a testimoniare che la persona che era e che è ancora dentro esiste, forte e determinata a riprendersi la sua vita e i “suoi” bambini.
Se Cristopher era già per noi un mito prima, sapendo ora, che per anni non si è mai lamentato, mai sfogato di quello che aveva colpito lui e la sua famiglia, vedendo poi come ha continuato imperterrito ad occuparsi dei bambini e della sua famiglia, aumenta la stima per lui. Avendo conosciuto anche Agnes e la sua storia l’ammirazione per entrambi è alle stelle e questo ci serve e ci è servito per crescere e per gestire nostre situazioni e piccole sventure con ancora più coraggio e perseveranza.
Agnes tornerà nei miei post perché è uno spunto di vita eccezionale, che dovrebbe essere d’esempio per molti che si lamentano per meno, molto meno.

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Malindi 11 giugno 2010 ore 05.38 ora locale – finito il 12 giugno alle ore 22.08 ora locale. (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

Palazzo della civiltà italiana

Roma-Eur

Molti di noi, danno per scontato che noi italiani all’estero abbiamo una buona fama: cultori dell’arte in generale dalla pittura fino alla letteratura, non ci manca nessuno, basti pensare al palazzo delle arti e dei mestieri rappresentato a Roma, all’Eur dal Palazzo della civiltà Italiana o anche noto come“Colosseo quadrato”, amanti anche dello stile, della moda, e ovviamente della buona cucina, dei prodotti genuini; molti degli chefs famosi nel mondo sono italiani, in tanti amano la nostra cucina  buona e sana e la ricercano ovunque. Siamo famosi naturalmente per lo sport, il calcio, i nostri calciatori sono molto noti e spesso seguiti dall’estero con passioni sfrenate. Insomma ci avventuriamo negli altri paesi, pensando di essere minimamente noti per queste cose belle e forse anche di più.
In realtà in molti paesi che ho visitato e soprattutto con i diversi stranieri con i quali ho parlato in passato ma ultimamente, ovviamente mi capita più spesso, dato che mi sono trasferita a vivere in Kenya, hanno certamente un’idea di noi di un popolo con molte qualità e ci riconoscono il paese colmo di opere d’arte e bellezze, della cucina e del gusto  e di tutto il resto ma…c’è sempre un grande MA che inizia o inframezza i loro discorsi.
Posso parlare al momento più recentemente di qui e l’immagine che i molti stranieri hanno di noi, devo dire non è delle migliori.
Incominciando dall’immagine politica, tedeschi, belgi, olandesi, inglesi e francesi e devo dire anche kenyoti, sono molto informati sulle vicende politiche italiane(o solo qui esiste una forte concetrazione di appassionati in politica estera!), quindi spesso mi sento rivolgere domande pungenti sulla situazione nel nostro paese. Inutile nascondere che argomento principe è Berlusconi, non sono mai e dico mai io a nominarlo, a tirare fuori il nome, me ne guardo bene ma puntualmente quando iniziano a parlare di politica, saltano su e mi chiedono: ” e Berlusconi?…cosa ne pensate voi?cosa pensate di fare?”. Spesso Paolo ed io ci guardiamo e credo che entrambi siamo tentati dal rispondere, “ehm…scusa ma non parlo di politica” come mi stesse chiedendo delle nostre emorroidi…così da troncare lì il discorso, ma si sa gli stranieri ci tengono molto alla politica, soprattutto estera, la ritengono una cosa seria, da non sottovalutare, da non trattare come un teatrino da avanspettacolo, soprattutto poi, se si tratta di un paese europeo come il loro. Quindi seppur tentati non rispondiamo mai così, potrebbero offendersi! A quel punto iniziamo, nervosi giri di parole cercando di portarli a far esporre le loro opinioni per evitare descrizioni di come e perché è stato eletto, cosa sta facendo, entrando insomma nel dettaglio…ma loro ci fregano sempre, sanno sempre tutto e qualcosa, anzi molto di più di noi.
Puntualmente mi chiedono informazioni sulle sue collusioni mafiose: è vero che ospitava un mafioso?(vaglielo a spiegare che lui dice che era uno stalliere povero che aiutava e non sapeva che era un po’ birichino), sul conflitto d’interesse : come fa ad avere 3 canali televisivi, stampa, e media e stare in politica(porca miseria allora ne parlano anche loro?!), sulla corruzione: ma il caso Mills com’è finito?(“che ne so, non ci capisco nulla”, come glielo spiego senza arrossire), e poi è vero che ha tante giovani amanti e che è andato pure con una minorenne ed una prostituta? (come gli spiego anche questa che il fascino del latin lover ha effetto anche sugli over 70 da noi in Italia?), e infine spesso ci finiscono con: ma è vero che ha detto del presidente degli stati uniti che prende tanto sole insieme alla moglie(no, ecco, in realtà, la battuta era diversa, ho provato una volta anche a spiegargliela ad un olandese, rendendo la sua faccia più sbalordita e la mia più imbarazzata…), poi la domanda che di più mi fa piegare sulle gambe è di solito quella che ritorna alla mafia: ma è possibile che non riuscite a fare nulla per fermare una decina di famiglie mafiose?(vaglielo a dire che ci hanno provato in tanti e tanti, bravi e seri italiani, da poliziotti, carabinieri, politici, imprenditori per finire ai giudici, i nostri giudici, tanto bistrattati e come i più famosi di quest’ultimi Falcone, la moglie, Borsellino e tutte le loro scorte sono stati uccisi selvaggiamente?).
Sapete che un amico giapponese, molto imbarazzato mi ha confessato che nella guida turistica del suo paese e su blog e siti che parlano del Kenya, dove è venuto a trovarmi, metteno in guardia dalla mafia italiana?e mi chiede imbarazzato e candido : ma tu per caso sai chi sono?li conosci? Puoi fare qualcosa?
Ecco davanti, questo sì, un “plotone di domande” che  noi spesso non sappiamo cosa rispondere, mio marito di solito cambia discorso, parlando di ricette e del suo ultimo esperimento o cerca di farli addormentare discuisendo sui suoi cani, di come corrono, mangiano, saltano, ululano fanno i loro bisogni, insomma cerca di depistarli con idiozie…io a volte, mi accaloro e cerco di spiegarmi, di far capire che non siamo solo quella Italietta lì.
Che il premier non rappresenta il campione degli italiani, che è vero ci sono tutti quei problemi e sembra che non ci sia la volontà di cambiare ma che chi c’è al governo non tutto è sbagliato, non tutto è da cambiare e che ripeto, il presidente del consiglio non è lo specchio degli italiani….o forse sì?mi domando quasi subito guardando le loro facce??
Ora lottando ogni giorno con questi pregiudizi nei nostri confronti, ma posso chiamarli davvero così? In ogni caso ogni giorno affronto questi temi e devo dire mai come ora mi sto interessando mi cimento a leggere ed informarmi, perché questi stranieri sono tremendi sanno e si ricordano tutto anche di eventi passati, io invece rimuovo, cancello, dimentico…ed ecco qui la fregatura mi dice uno un giorno…dimenticate e non sapete a cosa vi stanno portando.
Già a cosa? Boh?
Io intanto nel mio piccolo mi informo e lotto con le parole e i concetti non solo con gli stranieri ma con gli stessi italiani!

Come ieri con l’emendamento 1707 sulla perseguibilità degli atti pedofili.
E’ un passo indietro davanti al mondo sulla severità delle pene nei confronti di questi criminali è un passo indietro nei confronti dei diritti dei nostri figli, del nostro futuro. Grazie a qualcuno non so a chi e come, l’emendamento è stato bloccato, annullato.
Comunque, ieri faccio un parallelo, che è forte certo e dico che al governo a partire dal nostro presidente non ci si scandalizza per abbassare i livelli di molestia nei confronti di un minorenne e mi dico non tanto stupita, dato che il nostro capo di governo, più che arzillo settantenne, come reso noto in tutto il mondo da stampa e tv libere, ha frequentato diciottenni, ne parla la stessa interessata dicendo che lo frequenta da prima della maggiore età e questo lo si è letto un po’ ovunque e lui se ne vanta pure, ed anche a questo si è dato ampio spazio sulla stampa estera e non di sinistra italiana…
Intendo dire, è ovvio che, se questo è l’esempio dato dalla nostra prima carica governativa, non ci si può stupire della bassa attenzione e ampia superficialità che si ha su di un reato che spesso corre su un filo di lana per età ed ora anche per gravità dei gesti!
Sapete, qui e non sono l’unica a vederle queste scene e a criticarle aspramente, ci sono 70enni, e oltre che si accompagnano a poco più che maggiorenni e lo fanno spavaldamente, trisnonni con ragazzine che hanno l’eta delle loro nipoti o giù di lì? E’ uno spettacolo edificante secondo voi?
Ce ne sono di tutte le nazionalità in giro per il mondo, per carità ma io sono italiana e guardo cosa fanno i miei connazionali per prima.
Sentirli parlare al bar di come il premier è un “figo perché fa vedere che uno di 70anni può ancora andare con una 18enne!”non è un bel discorso da sentire tra cappuccino, brioches e vorrei sinceramente sentire parlare di altre cose sul nostro premier, amato o odiato, appoggiato in toto o contestato, vorrei sentire di una proposta di legge più dura contro i mafiosi e i reati di mafia, di lotta alla corruzione, di risolvere il suo conflitto d’interesse, regolamentare le intercettazioni e la stampa e non di restringere il potere di libertà ed informazione!
Dire che con questo emendamento si stava dando più libertà e leggerezza a gesti terribili, mostruosi e criticando il premier, perché da il cattivo esempio non è attaccarlo, è democrazia poterlo criticare!
Dire che era vergognoso, lui, il suo governo e i suoi gesti è poco ma qualcuno si è alzato a dire che il mio parallelo, era ingiusto che bisognerebbe guardare che ci sono le ragazze facili di costumi, prostitute, trans….Certo che ci sono e noi come possiamo “educare” queste ragazze così giovani dai bassi livelli di moralità? Facendo vedere loro che perfino il nostro governo, premia le ragazzine giovani che si mostrano accondiscendenti e senza soldi principi. Facciamo vedere al mondo che si va avanti in questo modo? Diamo l’esempio che è normale vedere nonni d’età ed aspetto insieme a giovanissime. Vi va bene questo esempio? Vi piace? Lo vorreste per le vostre figlie e nipoti? Davvero????
Qui non si sta parlando di sentimenti d’amore, tra due adulti consenzienti…cerchiamo di capirci!
Allora non siamo falsi moralisti e regolamentiamo la prostituzione ma non mischiamo concetti, non confondiamo maglie larga della giustizia con il concetto “così fan tutte” e allora gli uomini ci stanno.
Il mio è un grido di furore e di dolore, per vedere come la nostra immagine di brava gente, seria, onesta, pulita viene sporcata da esempi sbagliati a partire dal governo che dovrebbe essere esempio positivo e da un’idea corrotta di senso di libertà e privacy violate.
I miei coetanei e non solo, vivono in un grande bluff da anni, in un sogno, in un incubo dove tutti siamo diventati zombie! Addormentati, anestetizzati nei principi, nei valori, nelle priorità di una democrazia.
Tutti ci guardano e attendono risposte che noi nemmeno ci poniamo.
Noi, italiani “brava gente” che ci facciamo sporcare da altri, da pochi perché non abbiamo il coraggio di ripulirci, alzarci, tenere eretta la testa e parlare a voce alta e chiara  pretendendo la nostra voglia di cambiamento, la nostra voglia di rivalsa nei confronti di un’immagine che non ci appartiene? Pretendiamo la Civiltà Italiana.

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Malindi 8 giugno 2010 ore 17.20 ora locale (Italia -1 ora per via dell’ora solare)

I personaggi che stiamo incontrando ogni giorno, sono degni di un film comico-drammatico ce n’è per tutti i gusti, e non ci stanchiamo mai di sorprenderci ed esclamare: “non ci credo, non è vero!”.
Tralasciando i 3 e a volte 4 passeggeri trasportati come se nulla fosse in moto, questa è una scena che si può anche vedere a Napoli o giù di lì, o le intere famiglie agglomerate in un’unica macchina utilitaria e qui le famiglie non si limitano ad avere 3 figli ma si arriva anche a 7-8 e magari con 2 mogli, ecco tralasciando questo che si può considerare ovvio qui si vedono ben altre scene e personaggi.
L’altro giorno ha piovuto intensamente per tutta la mattina, la pioggia era forte e violenta, pareva un muro grigio che avanza verso il terreno e che si rompeva fragorosamente in mille particelle che subito prendevano la forma di un fiume in piena. Le strade di Malindi si sono rapidamente allagate ma il traffico non ha accennato minimamente a diminuire. Abituati alla luce intensa e al sole che fa risaltare i tanti verdi della vegetazione, ci godevamo un nuovo spettacolo della natura dalla terrazza coperta di uno stabile che ci regalava un’ampia visuale.
Così appollaiati come spettatori su di una insolita arena, abbiamo visto i guidatori di tuc tuc che si precipitavano a coprire i lati aperti dei loro veicoli per proteggere i loro clienti con cellophanes adattati e fissati con corde, questo perché sprovvisti delle più professionali ma costose tendine. Qui sono  dotati di un forte senso di adattabilità e molta, molta fantasia, un pezzo di plastica diventa un tetto e in questo caso una tenda e a volte anche le stesse corde per legarli, non sono davvero corde ma strisce di tessuto, a volte canottiere tagliate, in un caso ho visto strappare anche un paio di mutandoni da uomo.
Guardando oltre abbiamo notato i pick up che portano dietro i loro cassoni aperti i diversi lavoratori verso i cantieri, mentre si fermavano ma solo quelli più caritatevoli ovviamente, e coprivano i mal capitati con i teloni per i camion e gli stessi dovevano tenersi con una mano alla sbarra e con l’altra tenere un po’ sollevato il tendone improvvisato. Guardandoli con occhi diversi possono far pena, o far sorridere dipende dallo spettatore ma i personaggi che farebbero ridere chiunque sono le donne, e soprattutto le donne in moto mentre piove!
Le donne qui hanno la fissa per i capelli molto più forte di quello che ci si aspetterebbe.
La maggior parte di loro si sottopone a lunghe torture dai numerosi parrucchieri per africani per farsi fissare sui corti capelli crespi, numerose, lunghissime e finte treccine che acconciano poi in coraggiose acconciature, che sfidano la gravità, oppure ci sono quelle che vogliono assomigliare di più agli europei e si incollano posticce ciocche lunghe e lisce, dai colori più improbabili che possono anche partire dal biondo cenere ma le mie preferite sono le donne che si mettono in testa miracoli della scienza, sculture di ricci e boccoli, di mille colori e sfumature con forme a punta in verticale a volta anche a punta i orizzontale, onde e curve improbabili che creano forme da arte moderna, ovvie parrucche di ogni forma e colore che vi possa venire in mente loro qui ce le hanno. Sudano sotto il sole cocente come forni spinti al massimo da giorni ma loro stoiche non se la sfilano e nemmeno di soppiatto provano ad asciugarsi la testa, ogni tanto dati gli scossoni dei tuc tuc e gli sballonzolamenti dei boda-boda (tassisti in bicicletta meno costosi dei tuc tuc), questa impalcatura si muove o scende ma loro rapidamente con un gesto degno di un karateka, assestano un colpetto e la rimettono a posto come se nulla fosse.
Data quindi questa loro fissazione, potrete capire che tragedia è l’arrivo di piogge violente! Soprattutto poi se si deve andare in moto o in boda-boda!
Ma loro, perché dotate di fantasia e ingegno si sono attrezzate!
Quindi se si viene qui in un periodo di piogge più frequenti capiterà di vedere sfrecciare moto munite di ombrello, il poveretto del guidatore deve piegarsi tutto in avanti ma non troppo, per permettere al passeggero, solitamente donna, di tenere aperto l’ombrello per evitare che si bagni il casco naturale che ha in testa! Ci sono poi quelle ancora più geniali ed organizzate che all’ombrello aggiungono un accessorio indispensabile: la cuffia!
Ma la cosa più bella e vedere la naturalezza e lo sguardo spavaldo che hanno queste donne mentre reggono da un lato la borsetta, con una mano l’ombrello, con un mignolo si reggono al sellino e sulla testa portano trionfanti cuffie trasparenti o a volte anche a fiori.

Mitiche, è proprio vero che paese che vai….

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