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Posts Tagged ‘mal costume italiano’

8 settembre 2010 – “Ho pensato molto se pubblicare questo mio post, infatti è datato rispetto ad oggi, risale al 30 luglio ma solo ora dopo lunga riflessione ho deciso di renderlo pubblico. Ho pensato che il mio blog si chiama Gaiakenya proprio perché voglio raccontare della mia vita, della mia visione e della mia esperienza quiin Kenya, brutta o bella che sia è la mia quotidianità e quindi la racconto. Non sono un blog o un sito di propaganda a favore o sfavore di un paese o di una città di uno stato, né tantomeno sono un sito commerciale che deve vendere un pacchetto vacanze in una località e quindi non mi devo sentire in colpa a descrivere un mal costume che si riscontra qui dove ora vivo. Mi perdoneranno coloro che fanno il loro meglio per descrivere questa cittadina come bellissima e magica…in effetti per certi versi lo è, dato che è da qui che il nostro mal d’Africa è iniziato anni fa.”

Malindi è strana, affascinante, intensa, contrastante, bella e brutta al tempo stesso. Ne rimani colpito, mai indifferente. Il Kenya poi pare essere un paese di contraddizioni, a volte ti fanno sorridere, altre volte riflettere spesso ti lasciano perplesso. Malindi è un’assurda realtà africana dove tutti parlano italiano, ti salutano con “ciao come stai?”e spesso ti parlano in diversi dialetti italiani. La polizia turistica impara la nostra lingua per accogliere e assistere meglio i turisti  e tutti fanno il loro meglio per far sentire gli italiani un po’ più che a casa, di come si potrebbero sentire nel loro paese. Insomma qui, nonostante le enormi diversità dal nostro paese, ti dicono che puoi sentirti veramente in una succursale dell’Italia.
Peccato però che le contraddizioni in Kenya esistono e non solo secondo me, qui a Malindi lo sono ancora di più!
Può capitarti difatti che alle 8.15 di mattina con la strada deserta mentre stai scendendo dal parcheggio in strada di fronte ad un hotel, rimanendo sospeso tra il marciapiede e la strada con una sola ruota posteriore che fuoriesce sulla ampia via sgombra da ogni veicolo, il tuo amico che hai appena lasciato,  ti richiama perché si è dimenticato di darti una cosa e in quel momento ti vedi accostare quasi stringere da un tuc tuc sulla destra con a bordo due poliziotti.
Immaginate la scena: ancora assonnati, in una fresca mattina di fine luglio, stai portando in auto i tuoi genitori e degli amici al mare, le strade sono vuote, la piccola città dorme ancora, i turisti sono pochi, le macchine rare. I tuoi parenti e amici sono appena arrivati a Malindi che gli decanti da anni come un posto incantevole dove tutti sono gentili ed ospitali ma a screditarti arrivano invece all’improvviso due in divisa ma senza cartellino di riconoscimento che con aria truce e modi sgarbati spingono via il tuo amico, ovviamente ti parlano in kiswahili che tu non capisci e con un loro inglese poco comprensibile e con modi molto sgarbati ti fanno capire che hai intralciato il traffico. Ti viene da domandarti mentre giri a destra e a sinistra la testa osservando il vuoto intorno, “quale traffico?”dato che appunto a parte noi e loro non c’è nessuno in giro? Poi ti rispondi da sola che non è il caso di porre a lui la domanda che potrebbe sembrargli ostile e sarcastica. Stessa cosa deve averla pensata Paolo, dato che entrambi ci siamo immediatamente scusati, spiegando che stavamo facendo manovra per scendere dal marciapiede (il quale viene usato anche come parcheggio abituale) e non ci eravamo accorti che una  ruota era già giù dal marciapiede essendo stati chiamati dal nostro amico. “Ce ne andiamo subito, ci scusi!” ma la spiegazione e la nostra gentilezza e cordialità non sono state accolte nel modo che ci si aspetterebbe. Anzi la nostra reazione pacata deve averlo inspiegabilmente indispettito, perché oltre a chiedere a mio marito alla guida la patente che ha subito sequestrato, ci ha informato con tono ancor più truce che aveva commesso un gravissimo reato e aggiungeva: “sapete ora quanto tempo perderete in polizia e poi in corte? Sapete che perderete molte ore?”. Nel frattempo dall’hotel erano usciti gli altri nostri amici che ci avrebbero dovuto seguire da lì a poco per il mare e vista la scena si sono avvicinati per chiedere informazioni. A questo punto il poliziotto ancora più scocciato, molto probabilmente da più testimoni ci ha detto di seguirlo in polizia dato che doveva farci una multa che a suo dire non era possibile pagare immediatamente. Senza proferire alcuna lamentela e sempre con il sorriso, siamo scesi dal marciapiede con la macchina li abbiamo seguiti da lì a pochi metri alla stazione di polizia. Entrati nel piazzale l’atteggiamento è diventato se pur possibile ancora più aggressivo come se si fosse sentito più autorizzato a trattarci male. Il poliziotto continuava a ripeterci che avremmo perso tutto il giorno e ci pareva a tutti noi presenti (eravamo in 5 in auto), un po’ dai toni e soprattutto dai modi, sopra le righe e continuava a ripeterci come se fosse una minaccia il fatto che avremmo perso tempo. Lo stesso ha perfino provato a dire che il mezzo era sequestrato e che era un obbligo nostro dargli le chiavi dell’auto, cosa che, per la pronta e ferma ma sempre gentile risposta di mio marito, è stata evitata dato che gli  ha spiegato che l’auto era sì guidata da lui ma essendoci a bordo altre persone se lui doveva intanto pagare la multa noi potevamo essere liberi di andare altrove.
Arrivati a questo punto, la nostra idea, il nostro concetto di pagare una multa, si sono rivelati molto differenti, infatti pare che, anche se senza un vero e proprio diritto legale, per una qualsiasi tipo di multa, ovvero per una sciocchezza come questa del parcheggio che sporgeva per una ruota sul manto stradale o come l’assenza di cintura di sicurezza, si è messi in arresto.
Nel vero senso della parola vieni arrestato e sequestrato in una stanza, insieme a diversi altri guidatori che possono essere stati arrestati per diversi e ben più seri motivi e non puoi permetterti di uscire a prendere aria, non ti puoi permettere di stare sulla porta e nemmeno parlare con nessuno al di fuori della guardiola.
Dopo 3 ore di paziente attesa! Sì, 3 ore di attesa si sono decisi a riunire i 7-8 mal capitati tra cui mio marito, li hanno caricati su di una camionetta e li hanno portati in tribunale dove ci era stato detto, un giudice avrebbe deciso la multa corrispondente al reato.
Mio marito ed io non sapevamo se ridere o se piangere, nel frattempo i nostri parenti e amici accorsi alla stazione di polizia che non si capacitavano del trattamento non hanno voluto lasciarmi un attimo, perché dato l’ambiente anche poco rassicurante e l’atteggiamento del poliziotto temevano per mio marito e per me. Io sono riuscita a rimanere con lui solo dopo molte insistenze e solo, perché ho spiegato che lui non parlando bene l’inglese poteva avere difficoltà a comunicare e comprendere e quindi anche io, in pratica “mi sono messa in arresto” pur di rimanere con lui. Arrivati in tribunale, in corte per l’esattezza, essendo arrivata io qualche minuto dopo la camionetta che avevo seguito, non ho trovato mio marito, non era né nell’aula, né nel cortile e con mio grande stupore mi sono sentita chiamare dalla sua voce, la quale proveniva da alcune fessure in un muro. Ho scoperto così che era stato messo in una cella insieme ad una ventina di arrestati per ogni specie di reato. Ho provato a chiedere spiegazioni ma nessuno mi ha voluto aiutare, anzi sia i dipendenti del tribunale e sia i poliziotti, ridacchiavano o non mi guardavano neppure e non mi rispondevano alle domande. Fortunatamente ho trovato un legale all’interno della corte, amico di amici il quale avendomi riconosciuto mi ha subito dato una mano per cercare una soluzione a questa storia assurda. Di quelle storie che leggi sui giornali o solo nei libri!
Purtroppo non c’era molto da fare se non aspettare che il giudice in corte lo chiamasse e così pochi minuti prima delle 12.30 dopo un’altra ora di attesa in gattabuia, mio marito è stato portato dalla cella all’aula. Se prima ero rimasta sotto choc quando era dietro le sbarre in una cella orribile, sporca e maleodorante con più di 20 persone, quando l’ho visto entrare in cortile, incolonnato insieme a tutti i delinquenti mi sono sentita male, dato che, se anche non fosse stato abbastanza il prima, ora aveva anche le manette alle mani! Non è uno scherzo, aveva davvero le manette!
Per un “parcheggio fatto male” si è ritrovato in cella con e come un criminale addirittura con le manette!!
Io ho tenuto botta alla scena, come i miei suoceri presenti ma mia madre che era con me non si è più contenuta e si è avvicinata al poliziotto che lo teneva e gli ha detto che si sarebbero dovuti vergognare a trattare una persona, per una multa ridicola come se fosse un criminale. Il poliziotto l’ha guardata e si è anche messo a riderle in faccia. Nel frattempo con l’avvocato abbiamo tentato di far sbrigare le pratiche ma alle 13.00 in punto il giudice ha deciso che doveva andare a mangiare e così mio marito e tutti gli altri sono stati riportati dentro in cella nuovamente con le manette fino alle 14.45. Dopo di che, finalmente verso le 15.00 il giudice si è degnato di parlare con il nostro avvocato il quale è riuscito per lo meno a velocizzare la discussione del suo caso che si è concretizzato in una multa di 3000Scellini, circa 27 euro.
Uno pensa a questo punto è uscito subito? No, a questo punto una persona normale, vorrebbe, come dalla mattina alle 8.15 pagare la multa ma non può, infatti deve aspettare ancora più di un’ora, e perché uno si chiede? Perché il cassiere non c’è, semplicemente non è rientrato dalla pausa pranzo e così mio marito è stato nuovamente chiuso in cella fino alle 16.30 del pomeriggio.
Quasi 9 ore arrestato, chiuso in cella con individui poco raccomandabili, ammanettato come un criminale per esser sceso e sostato forse nemmeno 3 minuti con una ruota giù dal marciapiede!
Parlando con persone del posto, italiani ed altri stranieri, ci hanno spiegato che se avessimo “offerto una soda” al poliziotto ci saremmo risparmiati fatica e tempo e di sicuro l’arresto e che l’atteggiamento arrogante e l’eccesso di potere esercitato erano atti a convincerci a pagare direttamente il poliziotto anziché la multa, infatti offrire una soda in gergo significa una tangente.
I nostri amici che hanno assistito all’arresto, e a tutta l’assurda spiegazione sulla folle giornata, hanno deciso di annullare la prenotazione a Malindi di una settimana, si sono chiusi in camera fino alla mattina dopo quando hanno preso un pulmino che li ha portati all’aereoporto per un volo last minute per Zanzibar.
I nostri parenti ci scongiurano ogni minuto di non investire alcunché in questo paese, tantomeno a Malindi, i nostri amici che risiedono qui stanchi da anni di accadimenti simili e anche peggiori ci incitano ad andarcene ma a denunciare queste persone.
E noi siamo qui frastornati a spiegare loro che per colpa di una, due mele marce si sta guastando tutta una città e la loro immagine e reputazione.
In realtà forse la considerazione è più profonda e amara da fare. Un conto era, anche se per una sciocchezza, avere torto e quindi voler pagare una multa, ben altro è stato finire per 9 ore in galera e per di più con le manette solo perché forse non abbiamo voluto pagare una tangente!
Nessuno dalle 8.15 alle 16.30, dai poliziotti semplici fino ai grandi capi, i quali ci hanno fatto sapere solo dopo di scusarsi, salvo prima far finta di nulla, sono intervenuti per cercare di evitare questo scempio e la loro pessima figura, come istituzioni, governo, stato e paese.
Quindi ci chiediamo se non c’erano i termini e nemmeno i diritti di arrestare perché è stato permesso? Significa forse che tutti erano d’accordo ad aspettare che noi cedessimo alla corruzione?
Gente, brava gente di Malindi non c’è bisogno di pagare “una soda” a nessuno se si è nella ragione e se anche nel torto basta pagare il giusto. Smettiamola, soprattutto noi italiani di prestare il fianco a queste situazioni,(non è solo un malcostume italiano pagare una tangente per non passare una giornata come la nostra o semplicemente per velocizzare una qualsiasi cosa), smettiamola di dimostrare che il luogo comune che siamo corruttori e corruttibili è vera in Italia come anche all’estero. Smettiamola di farci sempre riconoscere, possiamo essere meglio e  tanti italiani davvero brave persone ne sono la prova.
In ogni caso per questo accadimento, non ci sono termini gentili o pacati per esprimere questa situazione, né tanto meno la nostra delusione. Delle scuse del capo della polizia, ricevute tramite il portavoce dei residenti italiani di Malindi, sinceramente non ce ne facciamo nulla ed ovviamente non le possiamo accettare e le rimandandiamo cortesemente al mittente, il quale tra le altre cose, avrebbe per lo meno potute farle di persona per renderle ancor meno sterili.
Non credo effettivamente che Malindi sarà più una meta da tenere in considerazione per amici e parenti e sinceramente spero che questa notizia trapeli molto velocemente e arrivi ad informare tanti, così che altri non possano subire quello che abbiamo passato noi.
Mi dispiace per l’ennesima cattiva pubblicità che questa cittadina si è fatta ma per quanto mi riguarda posso confermare che se la merita in gran parte e che anche e soprattutto il mal costume di noi europei e qui a Malindi soprattutto italiani è artefice di questi eventi e questa ne è stata l’ennesima prova tangibile.
Credo anche che gli aiuti che eravamo riusciti ad ottenere per la realizzazione di un programma di volontariato culturale e sociale per la comunità locale per la costruzione di un orfanotrofio con una nuova tecnica  a basso impatto economico ed ecologico con la paglia, verranno ridimensionati se non addirittura deviati per altre destinazioni.
Dispiace solo vedere che la popolazione continuerà a risentire degli errori di pochi ma che purtroppo però paiono essere di più che pochi e di certo predominanti sul resto.
Ma si sa il detto dice “che chi è causa del suo mal “… .

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