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Posts Tagged ‘libertà di opinione’

Malindi 5 novembre 2010 ore 13.30 ora locale(-2 ore in Italia)

La sporcizia di Malindi fa davvero l’ eco a quella in Italia?

Cammini per Malindi e devi scansare la spazzatura accumulata ovunque. Non esiste un vero e proprio marciapiede in nessuna parte della cittadina.
Tutto viene buttato a terra da chiunque. I turisti si devono districare tra mendicanti insistenti, venditori petulanti, tenendo stretta la borsa e la macchina fotografica, schivando o facendosi schivare da un boda boda(taxi in bicicletta) che sfrecciano a velocità impensabile, per non essere investiti e il tutto va associato a fulminei sguardi a terra per fare lo slalom della spazzatura imperante ovunque.
Questa è l’immagine di Malindi al di fuori dei resorts.

Se parli con molti degli italiani residenti a Malindi ti dicono che questo posto, questo paesotto è uno schifo, sporco, in disordine e oltretutto che la corruzione è indescrivibile, che il tuo minimo diritto di cittadino straniero e pure di investitore è calpestato, dimenticato, ignorato.
Signori distinti, educati pensionati che frequentano questo strano caso assurdo, di colonizzazione massiccia italica, ti sconsigliano di investire a Malindi:
“In Kenya sì ma a Malindi mai per carità…”, “Cari miei questa è la fogna del Kenya…”, ti dicono addirittura altri, scuotendo tristemente la testa, quando dici loro che sei appena arrivato per iniziare un’attività.
Qui in effetti i peggiori italiani sono arrivati e hanno fatto di tutto, hanno portato una non-cultura, trasformando una popolazione in accattoni, corrotti, ed estortori peggiori di quelli che già avevano ed hanno in altre parti del paese.
E’ notizia di poco che hanno arrestato il sindaco di Nairobi e 3 ministri si sono dimessi per casi di corruzione.
Intanto sempre sul Daily Nation ci sono notizie di italiani ricercati e pluricondannati in Italia che grazie all’appoggio della polizia locale e di personalità importanti all’immigrazione, si godono beatamente il buen ritiro alla faccia della legge italiana sulla costa kenyota e precisamente a Malindi.
Sul link che riporta la notizia su facebook, seguono molti commenti non proprio gradevoli su quello che pensano i kenyoti di noi italiani, il commento più soft è che violentiamo i loro figli ridendo in faccia loro sul fatto che non andremo mai in galera.
Le parole che più si associano a noi  sono: mafia e pedofilia.
Diciamo che il nostro presidente in questi giorni non ci sta aiutando molto a dimostrare che ci sono altri tipi di italiani in circolazione.
Non passa giorno che non si parli di tangenti, di corruzione, di mafia ed ora l’ennesimo scandalo con escort oltretutto minorenni.

In un mio pezzo precedente, sull’arresto assurdo di mio marito per una multa, parlo di come i poliziotti qui diano per scontato che tutti i bianchi ed in particolare gli italiani siano di facile mancia, o meglio chiamarle per quello che sono: tangenti.

Il suo caso sembra non essere isolato, infatti molti altri italiani hanno raccontato quando ci hanno fermato per strada che ci erano finiti nella stessa condizione di Paolo, poi un pò la poca voglia di difendersi e la molta paura di stare in gattabuia, ha fatto sì che allungando una mancia se la siano scampata.
Eccolo lì il nostro buon costume, la nostra cultura.
Parli poi con altri italiani e ti dicono che non ci si può fare nulla, la corruzione c’è, il malcostume pure ma è così e non è perché arrivi tu che allora puoi cambiare le cose!!
E’ come in Italia, lo vediamo in questi giorni, oramai è una fogna a cielo aperto di nefandezze, scandali e scandaletti. Ma oramai sono tutti rassegnati, non ci si può fare nulla.
Ed eccoci anche qui a farci fregare con la nostra solita mentalità lassista, depressa: Non puoi cambiare le cose.
Ah no?
Non posso farlo al mio paese e quindi nemmeno qui?
Cioè io arrivo in un luogo che una volta era gradevole, si stava bene e stavano bene in tanti, così ci dicono i nostri amici inglesi e tedeschi e scopro che è diventata addirittura una fogna grazie anche e soprattutto al peggior genere italico in abbinamento a quello kenyota e non posso fare nulla?
Quasi, quasi li innervosisco perché me ne lamento e non solo, addirittura mi indigno, perché credo nei diritti e credo nella possibilità di farli rispettare.
No, non posso cambiare nulla, solo perché noto che c’è qualcosa che non mi piace.
Allora io mi dico ma se per ipotesi sto vivendo in un posto che sarebbe bellissimo ma invece è sporco e fa schifo e che è addirittura una fogna, posso provare a ripulirlo, no? Magari se ci si mette in tanti, forse viene pulito anche prima…e se, mentre io da sola o  con pochi altri stiamo lì a pulire , arrivano altri a sporcare ci si può ribellare li si può anche…udite udite: fermare!!

Non ci si deve limitare a dire :”evvabeh che ci posso fare, loro sporcano e allora io non pulisco, mi turo il naso e chiudo gli occhi e va bene così!”

No, non sta scritto da nessuna parte che mi debba turare il naso, e non sta scritto da nessuna parte che loro siano  sempre i più forti.
Questo non dovrebbe accadere nel nostro paese ma nemmeno qui.

E se invece scopro che dove sono venuta a vivere, che gli zozzoni sono molti di più di quelli puliti e anche quelli puliti non ne vogliono sapere di riunirsi e ribellarsi, allora posso anche scegliere di andarmene in un posto migliore e più pulito, dove si faccia rispettare la buona regola della pulizia, non solo fisica ma anche quella della legge e questo per buona pace di quelli che pensano che sono una “rompi-equilibri-quasi-perfetti”.
E in effetti gente che la pensa come me ce n’è tanta a partire dall’Italia…avete letto di quanti giovani italiani da anni se ne stanno andando dal loro, dal nostro paese?
Li vedete quelli della passata generazione come sono arrendevoli?
Deve essere generazionale, infatti anche qui li vedo!
La gente che sta a Malindi, pensa che se non ci sono riusciti loro in 40anni a cambiare le cose, passando il tempo a lamentarsi senza che le cose cambiassero, come posso pensare io di rivoluzionare questo loro piccolo mondo?
Meglio continuare a lamentarsi allegramente, rassegnati a dover offrire “una soda” (ndr che in gergo significa 1000-1500 scellini/10-15€) al poliziotto che ti ferma per una stupidata, piuttosto che passare la giornata tra polizia e corte per pagare una multa di 500 scellini(5 €).
Così poi almeno avranno da che raccontare al bar sull’ennesimo sopruso subito e così crogiolarsi nelle proprie disgrazie.
Meglio sbuffare nel veder passare un nostro concittadino che si sa benissimo essere pedofilo e far finta di nulla.
Meglio non andare a lamentarsi dal sindaco sulla sporcizia delle strade nonostante si paghino le tasse.
Meglio non riunirsi con altri concittadini e decidere di fare associazioni vere di residenti all’estero, che servono davvero per combattere i nostri concittadini criminali, isolarli e semmai denunciarli e aiutare quelli seri ed onesti.
Meglio non riunirsi e cercare una strategia comune per rompere le scatole al nostro governo estero, affinché non si dimentichi di noi qui, che siamo il 5° paese che aiuta il Kenya con finanziamenti e non solo ma che veniamo trattati peggio che se fosse l’ultima delle zecche succhia-sangue.
Salvo poi che i nostri criminali vengono coperti ed aiutati perché corrompono, mentre noi vorremmo invece sbatterli in galera nel nostro paese.
Meglio continuare quindi a riunirsi al bar a lamentarsi senza mai fare nulla.

Questo in Italia contro un governo che non governa e che manda allo sbando un paese e i nostri giovani e qui in Kenya, a Malindi dove la brava gente è isolata e nascosta nelle case e i delinquenti vanno in giro liberamente.
Meglio tenersi le cose così come stanno piuttosto che cambiarle.

Sapete cosa c’è…che se ci tenete così tanto a tenervi un’Italia così e una “little Italy” in Malindi così, sporche letteralmente e non solo fisicamente parlando e piene di delinquenti che camminano alla luce del sole, bene, ve le potete tenere.
Voi continuate le vostre vite a lamentarvi e a non fare nulla che altri se la andranno a cercare e creare diversamente altrove.

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bavaglio chic

PROTESTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA'

Mi chiamo Gaia, ho 34 anni, un marito, due cani, due gatti e una nuova vita all’estero e tanta voglia di democrazia.
Ho una proposta da fare, per aumentare la protesta in maniera simbolica ma di forte impatto, contro la così detta “legge Bavaglio”, aggiungere qualcosa di semplice ma più visibile, soprattutto di più costante,delle foto inviate alle redazioni dei giornali e su facebook e delle poche, a mio parere, manifestazioni di protesta.
L’idea mi è venuta proprio guardando le foto di queste manifestazioni.
Aggiungere un simbolo, nel quotidiano di tutti noi, giovani e non, in Italia e anche all’estero, come se fosse l’oggetto di moda, l’”IPhone italiano, l’accessorio indispensabile:
mentre siamo al lavoro, fuori con gli amici, nei ristoranti e nei bar, nelle università, negli ospedali, nelle banche(!), mentre andiamo in giro a piedi, in bicicletta e anche se ci andiamo in macchina per raggiungere tutti questi posti e molti altri di più, su i mezzi pubblici sempre ed ovunque metterci sulla faccia un vero e proprio Bavaglio!
Non limitandoci a metterlo, solo nelle sparute o spero più numerose manifestazioni!

Se dici bavaglio pensi a delle immagini ad uno Stile :
Alla Pistolera, alla Bandito, alla Sovversivo ma anche all’Americana, all’ Araba…
Siamo detentori della Moda?

Bene Inventiamoci “Lo Stile del Bavaglio all’Italiana” !

Mettiamoci sulla bocca, legato dietro sulla testa, coprendoci bene la bocca, mettiamoci tutti quanti un bavaglio tutti i giorni, tutto il giorno !!
Non importa il colore, non importa la grandezza, non importa la fantasia, non importa come, importa solo che lo Facciamo TUTTI e SEMPRE!

Cominceranno ad essercene sempre di più, in giro, sui mezzi pubblici, nei pubblici uffici, nei negozi, nelle aziende, nelle scuole, università e mi auguro ospedali, tribunali, ovunque!

Il coraggio è contagioso.

La gente non informata, assopita, anestetizzata da questo grande bluff si comincerà a domandare e ad informare e la gente che sa ma che non scende in piazza, perché costa “fatica sprecata”, scoprirà in un cassetto un foulard, una fazzoletto, una bandana e proverà a fare un gesto semplice che non costa nemmeno la delusione di una “fatica sprecata”.

Gli artisti potranno realizzarne opere d’interpretazione di un’epoca, e gli stilisti un nuovo costoso gadget da vendere strafirmato e strapagato magari indossandolo, si spera, prima di tutti loro!

E la nostra stampa e la “nostra” tv non potranno non filmare, non vedere, non descrivere ma soprattutto la stampa estera ci vedrà, gli stranieri in Italia ci vedranno, e spero anche all’estero ci saranno Italiani, che come me inizieranno a farsi vedere col bavaglio ovunque e così parleranno di noi.
Parleranno di un popolo che ha un bavaglio sulla bocca, sempre e non per manifestare e non per religione o per tradizione ma per mancanza di libertà, giustizia e democrazia nel proprio paese.

Il mondo intero ci vedrà e noi riusciremo con un gesto simbolico, pacifico ma molto, molto forte a dimostrare ai nostri politici che il potere ce l’abbiamo noi!
Che gli Italiani con la I maiuscola siamo NOI, quelli che hanno il bavaglio e non quelli che cercano di mettercelo!

Le cose possono cambiare, devono cambiare, non per forza con le manifestazioni che sono ancora troppo poco fastidiose per il nostro governo e quindi, senza violenza, senza scontri, senza colori, senza partiti, da destra a sinistra, dal basso all’alto della nostra società sono convinta, che ci siano tanti Italiani che non vogliono questa legge : mettiamoci un Bavaglio!

Scrivo a tutti, giornali, blogger, radio, amici, sconosciuti, per cercare di diffondere questa banale, semplice idea, questa proposta che può sembrare ridicola ma sono convinta che è arrivato il momento di unirci davvero come popolo, come filosofia di vita , come diritto di democrazia e non, e ripeto non, come un partito politico, non c’è nulla di politico in questo, c’è solo libertà dell’individuo!

Nel mio modesto blog, iniziato per aggiornare i miei amici in giro per il mondo o restati in un paese che ogni giorno di più mi indigna, scrivo e scriverò di questa mia proposta, su facebook lo inoltrerò e chiederò di farlo e spero anche voi lo facciate e si trovi una soluzione a questo scempio a questo cappio sempre più stretto, dopo il bavaglio ci sono i paraocchi, o forse ce li hanno giù messi e questo è l’atto finale!?

Spero diate spazio a questa mia “idea” o per lo meno tiriamone fuori una migliore se esiste, perché sono stufa per molti motivi ed ora anche per questo di vergognarmi di dire che sono italiana invece di esserne fiera per tutti quegli individui storici che hanno fatto della libertà e della verità il loro baluardo e ci hanno rimesso anche la vita.
Voglio sentirmi una fiera Italiana!

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO-GAG LOW

RINGHIO E MI RIBELLO PER IL BAVAGLIO - UNITI RIMEDIAMO ALLO SBAGLIO

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Bavaglio, si del senato alla fiducia.

Cito e diffondo l’articolo qui di seguito che trovate anche a questo link:

http://www.19luglio1992.com/index.php?option=com_content&view=article&id=2974:bavaglio-si-del-senato-alla-fiducia&catid=20:altri-documenti&Itemid=43



Scritto da Redazione de L’Espresso
Giovedì 10 Giugno 2010 14:39

Nella tarda mattinata il voto al Senato tra le proteste dell’opposizione. Ecco quali sarannno gli effetti delle nuove norme

Le modifiche decise dai vertici del Pdl sono contenute in una serie di emendamenti presentati dal relatore Roberto Centaro.
Ecco gli effetti delle nuove norme, secondo le prime anticipazioni.

LIMITE DI 75 GIORNI E TRIBUNALE UNICO – Le intercettazioni devono essere autorizzate da un tribunale collegiale e non possono durare più di 75 giorni. Il pm può chiedere 72 ore di proroga solo in casi eccezionali. A decidere è sempre il tribunale distrettuale, che deve ricevere tutti gli atti dell’inchiesta. E’ vietato usare le registrazioni per provare reati diversi, anche se più gravi. L’associazione magistrati ha più volte denunciato che, con questi limiti , rischia di diventare impossibile scoprire i colpevoli di reati gravissimi come omicidi, rapine, estorsioni, usura, bancarotte milionarie e corruzioni. Con le nuove norme sarebbero ancora liberi, tra gli altri, i rapinatori killer che uccisero un poliziotto in via Imbonati a Milano e tutti gli indagati della cricca della Protezione civile. Berlusconi ha spiegato perché il suo governo ha deciso di privilegiare le ragioni della privacy con questa battuta: «Finora se avevi 15 fidanzate finivano tutte intercettate per un tempo indeterminato».


MAFIA, TERRORISMO E MICROSPIE
– I nuovi limiti non riguardano solo le intercettazioni telefoniche. Le forze di polizia non potranno più collocare microspie in nessun «luogo privato»: di regola si potranno video-registrare gli indagati solo nel posto e nel momento in cui stanno commettendo il reato. Quasi tutte le inchieste per mafia e terrorismo, finora, si fondavano su intercettazioni ambientali eseguite in case, uffici o auto, cioè nei luoghi dove i killer o i sospetti attentatori non pensano di essere ascoltati. Tutti i nuovi divieti si applicano anche ai reati collegati, come estorsioni, omicidi o traffici di rifiuti tossici, che finora permettevano di scoprire l’esistenza di organizzazioni mafiose.

BAVAGLIO ALLA STAMPA – Anche i nuovi emendamenti prevedono il carcere per i giornalisti e multe draconiane per gli editori. I proprietari dei giornali rischiano di dover pagare fino a 375 mila euro per ogni notizia giudiziaria vera, rilevante penalmente e non più segreta: il testo infatti vieta di pubblicare non solo le intercettazioni, ma qualsiasi atto giudiziario fino alla fine delle indagini e dell’udienza preliminare. Per le intercettazioni penalmente irrilevanti, anche se di pubblico interesse, e destinate quindi alla cancellazione, la multa sale a 775 mila euro e per i cronisti sono previsti tre anni di galera. Con queste norme, l’opinione pubblica sarebbe stata informata con quattro anni di ritardo dello scandalo delle scalate bancarie del 2005, ad esempio, e non conoscerebbe ancora i motivi degli arresti dei protagonisti dell’affare Fastweb- Telecom, delle corruzioni in Puglia e Lombardia o delle maxi-evasioni fiscali all’estero. Il bavaglio alla stampa entrerà in vigore immediatamente, appena la nuova legge verrà pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

RIFORME RINVIATE – I nuovi emendamenti hanno per ora accantonato il comma salva-servizi, che prevedeva di allargare a dismisura il segreto di Stato opponibile dagli agenti segreti perfino davanti ai giudici antimafia o antiterrorismo, e la cosiddetta “modica quantità di pedofilia”, che vietava l’arresto per reati sessuali «di lieve entità» anche contro bambini o commessi in gruppo. In generale le intercettazioni già fatte restano valide, ma per il futuro i nuovi divieti si applicheranno anche alle indagini in corso.


Redazione l’Espresso.it (10 giugno 2010)

Informazione disinformata

Esistono già norme e leggi che limitano e regolamentano le intercettazioni. Il problema dei problemi è che chi ne parla non lo sa

Una delle riforme più urgenti in materia di giustizia dovrebbe essere l’obbligo di informarsi prima di parlare di giustizia. Il dibattito sulla legge-bavaglio rivela il problema dei problemi: chi parla non sa di che parla. Pigi Battista del “Corriere della Sera” deplora ad “Annozero” che le norme attuali abbiano permesso di screditare Francesca, la massaggiatrice del Salaria Sport Village che diede la famosa “ripassata” a Bertolaso, spacciandola per una escort. Ma chi ne ha pubblicato il cognome, rendendola identificabile, è già punibile per la legge sulla privacy del 1996 che consente alla vittima di denunciare il colpevole al Garante, il quale può pure agire motu proprio: accertata la lesione, scatta il procedimento penale in Procura. Dunque per tutelare Francesca  e le altre non occorrono nuove leggi: bastano quelle esistenti. Battista chiede “limiti precisi” per evitare che “s’intercettino tutti per sempre”. Forse non sa che già la legge attuale impone limiti strettissimi (infatti le persone ascoltate sono appena 15-20 mila all’anno): le intercettazioni possono essere disposte dal gip su richiesta del pm solo per i reati puniti dai 5 anni in su, più quelli contro la pubblica amministrazione, il contrabbando, le armi, la droga, l’usura, l’insider trading e l’aggiotaggio. E solo se esistono “gravi indizi di reato” e se intercettare è “assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini”.

Ogni 15-20 giorni il pm deve chiedere al gip il permesso di proseguire, altrimenti deve mollare lì. Il selvaggio Far West descritto da questi signori esiste soltanto nella loro testa confusa. Sempre ad “Annozero”, il finiano Italo Bocchino ha evocato il problema dei costi: “Lo Stato ha debiti con le società che intercettano per 500 milioni”. Forse non sa che ciò deriva da una scelta politica dissennata: lo Stato subappalta il servizio a privati (come quello che donò a Berlusconi l’intercettazione segretata Fassino-Consorte) e paga tariffa piena alle compagnie, che incassano due volte la bolletta di ogni telefonata intercettata: dall’utente controllato e dallo Stato che lo controlla. Basta imitare Francia e Germania, che impongono alle compagnie concessionarie pubbliche di rendere servizio gratuito, e non si spende più un euro.

Per Piero Ostellino (“Corriere della Sera”) “la responsabilità primaria” della “divulgazione di migliaia di intercettazioni… non è dei giornalisti, ma dei magistrati che buttano sul mercato dell’informazione, come merce da vendere al migliore offerente, notizie che nulla hanno a che fare con le indagini”. Ma i magistrati sono obbligati a depositare alle parti (non a “buttare sul mercato”) tutte le intercettazioni per un principio garantista, altrimenti gli indagati sospetterebbero una selezione tendenziosa per nascondere le parole utili alla loro difesa. Invece i giornalisti non sono obbligati a pubblicare tutto. Se non vogliono sputtanare Francesca, possono benissimo non parlarne, oppure ometterne il nome.
Informare non è facile. Ma informarsi non è impossibile.

Marco Travaglio (l’Espresso, 4 giugno 2010)

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