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Malindi 5 novembre 2010 ore 13.30 ora locale(-2 ore in Italia)

La sporcizia di Malindi fa davvero l’ eco a quella in Italia?

Cammini per Malindi e devi scansare la spazzatura accumulata ovunque. Non esiste un vero e proprio marciapiede in nessuna parte della cittadina.
Tutto viene buttato a terra da chiunque. I turisti si devono districare tra mendicanti insistenti, venditori petulanti, tenendo stretta la borsa e la macchina fotografica, schivando o facendosi schivare da un boda boda(taxi in bicicletta) che sfrecciano a velocità impensabile, per non essere investiti e il tutto va associato a fulminei sguardi a terra per fare lo slalom della spazzatura imperante ovunque.
Questa è l’immagine di Malindi al di fuori dei resorts.

Se parli con molti degli italiani residenti a Malindi ti dicono che questo posto, questo paesotto è uno schifo, sporco, in disordine e oltretutto che la corruzione è indescrivibile, che il tuo minimo diritto di cittadino straniero e pure di investitore è calpestato, dimenticato, ignorato.
Signori distinti, educati pensionati che frequentano questo strano caso assurdo, di colonizzazione massiccia italica, ti sconsigliano di investire a Malindi:
“In Kenya sì ma a Malindi mai per carità…”, “Cari miei questa è la fogna del Kenya…”, ti dicono addirittura altri, scuotendo tristemente la testa, quando dici loro che sei appena arrivato per iniziare un’attività.
Qui in effetti i peggiori italiani sono arrivati e hanno fatto di tutto, hanno portato una non-cultura, trasformando una popolazione in accattoni, corrotti, ed estortori peggiori di quelli che già avevano ed hanno in altre parti del paese.
E’ notizia di poco che hanno arrestato il sindaco di Nairobi e 3 ministri si sono dimessi per casi di corruzione.
Intanto sempre sul Daily Nation ci sono notizie di italiani ricercati e pluricondannati in Italia che grazie all’appoggio della polizia locale e di personalità importanti all’immigrazione, si godono beatamente il buen ritiro alla faccia della legge italiana sulla costa kenyota e precisamente a Malindi.
Sul link che riporta la notizia su facebook, seguono molti commenti non proprio gradevoli su quello che pensano i kenyoti di noi italiani, il commento più soft è che violentiamo i loro figli ridendo in faccia loro sul fatto che non andremo mai in galera.
Le parole che più si associano a noi  sono: mafia e pedofilia.
Diciamo che il nostro presidente in questi giorni non ci sta aiutando molto a dimostrare che ci sono altri tipi di italiani in circolazione.
Non passa giorno che non si parli di tangenti, di corruzione, di mafia ed ora l’ennesimo scandalo con escort oltretutto minorenni.

In un mio pezzo precedente, sull’arresto assurdo di mio marito per una multa, parlo di come i poliziotti qui diano per scontato che tutti i bianchi ed in particolare gli italiani siano di facile mancia, o meglio chiamarle per quello che sono: tangenti.

Il suo caso sembra non essere isolato, infatti molti altri italiani hanno raccontato quando ci hanno fermato per strada che ci erano finiti nella stessa condizione di Paolo, poi un pò la poca voglia di difendersi e la molta paura di stare in gattabuia, ha fatto sì che allungando una mancia se la siano scampata.
Eccolo lì il nostro buon costume, la nostra cultura.
Parli poi con altri italiani e ti dicono che non ci si può fare nulla, la corruzione c’è, il malcostume pure ma è così e non è perché arrivi tu che allora puoi cambiare le cose!!
E’ come in Italia, lo vediamo in questi giorni, oramai è una fogna a cielo aperto di nefandezze, scandali e scandaletti. Ma oramai sono tutti rassegnati, non ci si può fare nulla.
Ed eccoci anche qui a farci fregare con la nostra solita mentalità lassista, depressa: Non puoi cambiare le cose.
Ah no?
Non posso farlo al mio paese e quindi nemmeno qui?
Cioè io arrivo in un luogo che una volta era gradevole, si stava bene e stavano bene in tanti, così ci dicono i nostri amici inglesi e tedeschi e scopro che è diventata addirittura una fogna grazie anche e soprattutto al peggior genere italico in abbinamento a quello kenyota e non posso fare nulla?
Quasi, quasi li innervosisco perché me ne lamento e non solo, addirittura mi indigno, perché credo nei diritti e credo nella possibilità di farli rispettare.
No, non posso cambiare nulla, solo perché noto che c’è qualcosa che non mi piace.
Allora io mi dico ma se per ipotesi sto vivendo in un posto che sarebbe bellissimo ma invece è sporco e fa schifo e che è addirittura una fogna, posso provare a ripulirlo, no? Magari se ci si mette in tanti, forse viene pulito anche prima…e se, mentre io da sola o  con pochi altri stiamo lì a pulire , arrivano altri a sporcare ci si può ribellare li si può anche…udite udite: fermare!!

Non ci si deve limitare a dire :”evvabeh che ci posso fare, loro sporcano e allora io non pulisco, mi turo il naso e chiudo gli occhi e va bene così!”

No, non sta scritto da nessuna parte che mi debba turare il naso, e non sta scritto da nessuna parte che loro siano  sempre i più forti.
Questo non dovrebbe accadere nel nostro paese ma nemmeno qui.

E se invece scopro che dove sono venuta a vivere, che gli zozzoni sono molti di più di quelli puliti e anche quelli puliti non ne vogliono sapere di riunirsi e ribellarsi, allora posso anche scegliere di andarmene in un posto migliore e più pulito, dove si faccia rispettare la buona regola della pulizia, non solo fisica ma anche quella della legge e questo per buona pace di quelli che pensano che sono una “rompi-equilibri-quasi-perfetti”.
E in effetti gente che la pensa come me ce n’è tanta a partire dall’Italia…avete letto di quanti giovani italiani da anni se ne stanno andando dal loro, dal nostro paese?
Li vedete quelli della passata generazione come sono arrendevoli?
Deve essere generazionale, infatti anche qui li vedo!
La gente che sta a Malindi, pensa che se non ci sono riusciti loro in 40anni a cambiare le cose, passando il tempo a lamentarsi senza che le cose cambiassero, come posso pensare io di rivoluzionare questo loro piccolo mondo?
Meglio continuare a lamentarsi allegramente, rassegnati a dover offrire “una soda” (ndr che in gergo significa 1000-1500 scellini/10-15€) al poliziotto che ti ferma per una stupidata, piuttosto che passare la giornata tra polizia e corte per pagare una multa di 500 scellini(5 €).
Così poi almeno avranno da che raccontare al bar sull’ennesimo sopruso subito e così crogiolarsi nelle proprie disgrazie.
Meglio sbuffare nel veder passare un nostro concittadino che si sa benissimo essere pedofilo e far finta di nulla.
Meglio non andare a lamentarsi dal sindaco sulla sporcizia delle strade nonostante si paghino le tasse.
Meglio non riunirsi con altri concittadini e decidere di fare associazioni vere di residenti all’estero, che servono davvero per combattere i nostri concittadini criminali, isolarli e semmai denunciarli e aiutare quelli seri ed onesti.
Meglio non riunirsi e cercare una strategia comune per rompere le scatole al nostro governo estero, affinché non si dimentichi di noi qui, che siamo il 5° paese che aiuta il Kenya con finanziamenti e non solo ma che veniamo trattati peggio che se fosse l’ultima delle zecche succhia-sangue.
Salvo poi che i nostri criminali vengono coperti ed aiutati perché corrompono, mentre noi vorremmo invece sbatterli in galera nel nostro paese.
Meglio continuare quindi a riunirsi al bar a lamentarsi senza mai fare nulla.

Questo in Italia contro un governo che non governa e che manda allo sbando un paese e i nostri giovani e qui in Kenya, a Malindi dove la brava gente è isolata e nascosta nelle case e i delinquenti vanno in giro liberamente.
Meglio tenersi le cose così come stanno piuttosto che cambiarle.

Sapete cosa c’è…che se ci tenete così tanto a tenervi un’Italia così e una “little Italy” in Malindi così, sporche letteralmente e non solo fisicamente parlando e piene di delinquenti che camminano alla luce del sole, bene, ve le potete tenere.
Voi continuate le vostre vite a lamentarvi e a non fare nulla che altri se la andranno a cercare e creare diversamente altrove.

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Diani-Ukunda – lunedì 18ottobre 2010- ore 20.00 ora locale (-1 ora in Italia)

Sisal Plantation
Vediamo un po’ se mi ricordo quanti sogni ho riposto nel cassetto da quando ero piccola…dunque quando avevo poco più di 6 anni avevo deciso di fare la veterinaria perché mi piacevano tanto gli animali, ne avevo anche abbastanza in casa e quindi mi vedevo a lavorare e vivere solo con e per loro, poi c’è stata fase della redazione di giornale, dove con le mie cugine facevamo disegni, ritagliavamo foto dai giornali di mia madre, che lei collezionava gelosamente e compulsivamente, le impaginavamo e decidevamo di “scriverci un pezzo”, poi graffettavo tutto, creavo la copertina e montavo il giornale che poi fotocopiavo in un ufficio dove mia madre lavorava part-time come segretaria tutto fare.
Chi me lo avesse insegnato o da chi lo avessi visto fare resta un mistero, sta di fatto che poi in qualche modo ho davvero svolto questo genere di lavoro nella mia vita e per diversi anni.
Dopo quella fase sognavo di scrivere, fare la giornalista, magari l’inviata speciale, come uno dei miei zii, quello più affascinante all’epoca perché lo vedevo poco di persona ma mi capitava di vederlo in tv ma a scuola mi hanno tarpato subito o quasi le ali dicendomi che non ero capace a scrivere e quindi ho abbandonato l’idea, anche se adesso in barba loro scrivo, tanto è solo un blog, “echissenefrega!, se non è scritto benissimo, tanto lo leggono i miei amici e qualche povero sventurato che si imbatte nelle mie lugubrazioni e nei miei tormenti sulla vita.
Ma anche il lavoro di scrivere lo ho effettivamente svolto, quello a fatica e con un perenne senso di nausea, quando scrivevo comunicati stampa per l’azienda per la quale svolgevo le pubbliche relazioni e l’ufficio stampa.
Poi più grandicella oramai uscita dall’adolescenza avevo deciso che avrei aiutato i ragazzini in difficoltà con le loro famiglie, volevo fare l’assistente sociale, per avere un ruolo in certe storie orribili che leggi sui giornali e che io vedevo e vivevo con i miei occhi.
Anche qui sono stata fermata in realtà da me stessa e dalla mia esigenza di lavorare subito e mantenermi anche prima del tempo e la qualcosa non si conciliava molto con gli studi e la gavetta da fare nella professione da me prescelta in quel periodo della mia vita. Ma occuparmi dei bambini e dei ragazzi è sempre stato presente come pensiero e alla fine, qui in Kenya è questo che sto facendo anche se nei ritagli di tempo con dei bambini di uno o più orfanotrofi, non è granchè, non è esattamente l’aiuto che vorrei dare, o meglio non è solo questo che vorrei dare loro ma mi posso ritenere accontentata in parte, in buona parte.
Ed eccomi qui a distanza di anni a ricordarmi i miei sogni nel cassetto, che avevo riposto come un promemoria, scritto su un foglietto destinato a sbiadirsi ed invece nonostante le difficoltà, gli impedimenti e le deviazioni della vita, riprendo quel foglietto e vedo che molte cose anche se non proprio nella loro forma le ho vissute, le sto vivendo le sto portando avanti.
Sono fortunata mi dico perché vivo intensamente a volte mi lamento, ci piango dei problemi avuti, delle disgrazie, ma poi sento estranei e amici che si raccontano e parlano di come hanno un sogno nel cassetto e non riescono a realizzarlo da anni, di come sono infelici in un lavoro, in un ruolo che non è il loro, lo sentono, lo capiscono ma non si sa bene come, non riescono a raggiungerlo anche solo a sfiorarlo.
Io alla fine ho avuto mille intoppi, salite faticose, anche adesso è sempre una lotta per tutto ma il mio sogno di venire a vivere in Africa, in Kenya per ora con tutti i miei animali e nuovi animali lo sto coronando, l’ho già raggiunto e infatti ho nuovi sogni e vecchi sogni da rispolverare e da inseguire e le strade fatte fino ad ora e quelle sono sicura che farò, sono sempre più affascinanti della meta, è il viaggio che mi rende viva.
Penso caramente quindi ai miei amici, ai miei cari, agli sconosciuti che mi hanno detto di avere un sogno, anche solo uno e da tempo non riescono ad esaudirlo e allora con il cuore auguro loro di arrivare sulla strada che li condurrà ad esso …ma …consiglio loro di godersi il viaggio passo, passo, perché a ripensarci ora, mentre stavo arrivando a una delle mete che ho citato, non mi ero accorta fino alla fine che stavo giungendo al sogno, solo che una volta raggiunto ci si sveglia.
Allora buona fortuna, buon sogno e buon viaggio!

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Diani – Kenya , ora locale 20.09 (-1 ora in Italia)

Non so bene da dove cominciare i pensieri e le parole si confondo, accavallandosi…parto quindi per natura o forse in realtà per mia deformazione professionale dai conti:
Dal conto economico visibile in allegato nelle note posso riassumere che la prima costruzione, ovvero il primo dormitorio per l’orfanotrofio LeaMwana (ma sono state create anche le fondamenta del secondo dormitorio), è costata comprensiva di tutto, incluso alcuni costi di ricerca e spedizione e soprattutto il costo del reperimento dell’attrezzatura un totale di € 6.199 .
Il dormitorio misura 6 per 8 metri interni(7 x 9 esterni) ed ha un’altezza minima di 2,60 e massima 2,80. E’ stato completato fino al soffitto realizzato in canne di bambù ed è stata intonacata in terra cruda e paglia.
Le donazioni raccolte per i costi sostenuti sono state ad oggi di € 6.130 (vedi lista in allegato con nominativi ed importi).
La maggior parte del lavoro è stato effettuato con contributo volontario da parte dei locali: Ibrahim, i fratelli Ken e Ben, Charles e Mwangi, da parte dei corsisti arrivati dall’Italia, ovviamente da parte della mia famiglia, ovvero da parte mia, di mio marito, dei miei suoceri e di mia madre.
Enorme contributo ci è stato dato dall’Hotel Melinde nella persona di Eloisa Minoprio la quale anche con la sua famiglia ha anche contribuito economicamente al progetto. Altrettanto indispensabile e prezioso aiuto e contributo ci è stato fornito dal mitico signor Gordon proprietario del bar-ristorante TICS a poche centinaia di metri dal luogo dell’orfanotrofio.
Vari ringraziamenti anche ai cari guidatori di tuc tuc, Mike-Maina, Wachira, Dankan e Mohamed senza i quali non saremmo riusciti a trasportare sani e salvi e in tempo i volontari, i corsisti e a volte anche i materiali!!!
Ora nel concreto cosa manca e a dopo i più approfonditi ringraziamenti….
Ad oggi servirebbe finire :
>l’intonacatura con altra terra cruda e l’unico costo sarebbe degli operai (4 persone per 1 settimana 350scellini al giorno l’uno), l’acqua per mescolare la terra (circa 50 taniche a 5 scellini l’una);
> ultima mano con calce(circa 5 sacchi a 2500scellini l’uno) con relativi operai (idem come sopra per gli operai);
>copertura soffitto in lamiera (lunghe 3 metri larghe 1,5 ce ne vogliono almeno 24 pezzi ad un costo di circa 1900scellini l’una), minuteria come viti ed etc per fissarle ed operai specializzati(4 operai, montaggio in 5 giorni ad un costo di circa 450 scellini al giorno a persona);
>Pali di sostegno per lamiera e per ricreare piccolo porticato a sostegno della lamiera che fuoriesce dai muri (circa 25 pali, un costo approssimativo di 9000 scellini);
>Porta e telaio con serratura e chiavistelli di sicurezza interno ed esterno (7000scellini);
>2 telai e finestre con sbarre (3500 scellini cad);
>telai e zanzariere per finestre e spazi rimasti liberi sotto il tetto (4000 scellini circa).
>Pavimentazione da definire successivamente
>Impianto elettrico da definire successivamente
>Varie ed eventuali da capire successivamente.
Questo per completare definitivamente il primo dormitorio che accoglierà 8 letti a castello per un totale quindi di 16 bambini.

I direttori del Lea Mwana si stanno impegnando a raccogliere i fondi per completare questo dormitorio e poi continuare la costruzione, per ora di sicuro c’è che se riuscissimo a dare ancora una mano a questi bambini, raccogliendo personalmente i fondi e amministrandoli come fatto finora e poi organizzando i lavori con persone fidate, saremmo certi della riuscita e delle tempistiche.


Infatti in soli 3 mesi siamo riusciti ad organizzare molte cose, dal trovare la materia prima, ovvero le balle di paglia e farle trasportare qui e non è stata cosa facile come si può credere, trovare dei volontari, cosa altrettanto non semplice qui in Kenya, fino a portare dall’Italia grazie a Stefano Soldati, docente costruttore specializzato in balle di paglia che ha organizzato due gruppi di lavoro eccezionali, a Siria dell’agenzia Orobica viaggi che ha gestito per molti di loro i voli e non solo. Poi siamo riusciti ad avere preziosi aiuti da molti come Mariangela, mitica ingegnera, sì con la A e se si potesse pure maiuscola, che ha dovuto creare un progetto basandosi su miei vaneggiamenti dati dall’ignoranza in architettura e dal caldo equatoriale e dallo sfibramento dell’ ”architetto” locale che aveva realizzato un progetto di dormitorio senza porte, nel senso che non si sapeva da dove far entrare i bambini…non c’è da ridere è la verità, ho le prove! A Jason Brayda che senza conoscerci da Nairobi si è fiondato sulla costa più volte per aiutarci e districarci in cose per molti banali che per noi erano come trattare di astrofisica…tipo fare delle fondamenta.
Fino ad arrivare agli sponsors, piccoli, medi e grandi, persone singole, gruppi di amici, anonimi e realtà locali che hanno donato soldi, materiali e non solo, ci hanno donato fiducia ed ottimismo!
Un dono enorme, che ci ha permesso di tirare fuori forza e grinta per continuare in questa impresa che per molti può essere sembrata piccola ma posso assicurare che è stata titanica.
Come molti sanno non siamo del mestiere e mettersi a costruire non è una cosa da poco se si tratta poi di un dormitorio per dei piccoli di un orfanotrofio la cosa si fa ancora più grande. Eppure ce l’abbiamo fatta e questo grazie a tutti quelli che ho messo in elenco nel file del conto economico.
Spero di non aver dimenticato nessuno e di essere stata precisa nella spiegazione delle diverse donazioni, se così non fosse perdonatemi e scrivetemi e provvederò a correggere!!!
Devo però ringraziare per questo progetto anche le avversità avute, le persone che ce l’hanno gufata, tanto per parlare semplice e per quelle che hanno sparlato dicendo che eravamo ridicoli e non ce l’avremmo fatta o che peggio, ci stavamo guadagnando!
Bene, grazie anche a loro, se con l’ottimismo e la fiducia abbiamo tirato fuori forza e grinta, beh con questi ultimi abbiamo tirato fuori le palle, sempre per parlare semplice e la mia natura di mettere tutto per iscritto ci è andata a nozze nell’elencare maniacalmente tutto, ogni singola spesa anche di 5 scellini.
Ed ecco per tutti il resoconto dettagliato delle uscite e delle entrate!
Grazie a tutti voi, nessuno escluso, perché ci avete reso più forti e determinati ma soprattutto consapevoli dei propri limiti ma ancora di più delle proprie potenzialità.
Ringrazio ovviamente anche mio marito, adorabile, instancabile, forte e delicato uomo che mi sopporta e che mi rende così sicura di fare tutto, “solo” perché so che lui mi sostiene, sempre.
Grazie, grazie, grazie ed ora, infine come ultimo inchino, ringrazio anche il Signore, perché in tutta questa bellissima avventura ho riscoperto anche la fede.
Grazie!

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8 settembre 2010 – “Ho pensato molto se pubblicare questo mio post, infatti è datato rispetto ad oggi, risale al 30 luglio ma solo ora dopo lunga riflessione ho deciso di renderlo pubblico. Ho pensato che il mio blog si chiama Gaiakenya proprio perché voglio raccontare della mia vita, della mia visione e della mia esperienza quiin Kenya, brutta o bella che sia è la mia quotidianità e quindi la racconto. Non sono un blog o un sito di propaganda a favore o sfavore di un paese o di una città di uno stato, né tantomeno sono un sito commerciale che deve vendere un pacchetto vacanze in una località e quindi non mi devo sentire in colpa a descrivere un mal costume che si riscontra qui dove ora vivo. Mi perdoneranno coloro che fanno il loro meglio per descrivere questa cittadina come bellissima e magica…in effetti per certi versi lo è, dato che è da qui che il nostro mal d’Africa è iniziato anni fa.”

Malindi è strana, affascinante, intensa, contrastante, bella e brutta al tempo stesso. Ne rimani colpito, mai indifferente. Il Kenya poi pare essere un paese di contraddizioni, a volte ti fanno sorridere, altre volte riflettere spesso ti lasciano perplesso. Malindi è un’assurda realtà africana dove tutti parlano italiano, ti salutano con “ciao come stai?”e spesso ti parlano in diversi dialetti italiani. La polizia turistica impara la nostra lingua per accogliere e assistere meglio i turisti  e tutti fanno il loro meglio per far sentire gli italiani un po’ più che a casa, di come si potrebbero sentire nel loro paese. Insomma qui, nonostante le enormi diversità dal nostro paese, ti dicono che puoi sentirti veramente in una succursale dell’Italia.
Peccato però che le contraddizioni in Kenya esistono e non solo secondo me, qui a Malindi lo sono ancora di più!
Può capitarti difatti che alle 8.15 di mattina con la strada deserta mentre stai scendendo dal parcheggio in strada di fronte ad un hotel, rimanendo sospeso tra il marciapiede e la strada con una sola ruota posteriore che fuoriesce sulla ampia via sgombra da ogni veicolo, il tuo amico che hai appena lasciato,  ti richiama perché si è dimenticato di darti una cosa e in quel momento ti vedi accostare quasi stringere da un tuc tuc sulla destra con a bordo due poliziotti.
Immaginate la scena: ancora assonnati, in una fresca mattina di fine luglio, stai portando in auto i tuoi genitori e degli amici al mare, le strade sono vuote, la piccola città dorme ancora, i turisti sono pochi, le macchine rare. I tuoi parenti e amici sono appena arrivati a Malindi che gli decanti da anni come un posto incantevole dove tutti sono gentili ed ospitali ma a screditarti arrivano invece all’improvviso due in divisa ma senza cartellino di riconoscimento che con aria truce e modi sgarbati spingono via il tuo amico, ovviamente ti parlano in kiswahili che tu non capisci e con un loro inglese poco comprensibile e con modi molto sgarbati ti fanno capire che hai intralciato il traffico. Ti viene da domandarti mentre giri a destra e a sinistra la testa osservando il vuoto intorno, “quale traffico?”dato che appunto a parte noi e loro non c’è nessuno in giro? Poi ti rispondi da sola che non è il caso di porre a lui la domanda che potrebbe sembrargli ostile e sarcastica. Stessa cosa deve averla pensata Paolo, dato che entrambi ci siamo immediatamente scusati, spiegando che stavamo facendo manovra per scendere dal marciapiede (il quale viene usato anche come parcheggio abituale) e non ci eravamo accorti che una  ruota era già giù dal marciapiede essendo stati chiamati dal nostro amico. “Ce ne andiamo subito, ci scusi!” ma la spiegazione e la nostra gentilezza e cordialità non sono state accolte nel modo che ci si aspetterebbe. Anzi la nostra reazione pacata deve averlo inspiegabilmente indispettito, perché oltre a chiedere a mio marito alla guida la patente che ha subito sequestrato, ci ha informato con tono ancor più truce che aveva commesso un gravissimo reato e aggiungeva: “sapete ora quanto tempo perderete in polizia e poi in corte? Sapete che perderete molte ore?”. Nel frattempo dall’hotel erano usciti gli altri nostri amici che ci avrebbero dovuto seguire da lì a poco per il mare e vista la scena si sono avvicinati per chiedere informazioni. A questo punto il poliziotto ancora più scocciato, molto probabilmente da più testimoni ci ha detto di seguirlo in polizia dato che doveva farci una multa che a suo dire non era possibile pagare immediatamente. Senza proferire alcuna lamentela e sempre con il sorriso, siamo scesi dal marciapiede con la macchina li abbiamo seguiti da lì a pochi metri alla stazione di polizia. Entrati nel piazzale l’atteggiamento è diventato se pur possibile ancora più aggressivo come se si fosse sentito più autorizzato a trattarci male. Il poliziotto continuava a ripeterci che avremmo perso tutto il giorno e ci pareva a tutti noi presenti (eravamo in 5 in auto), un po’ dai toni e soprattutto dai modi, sopra le righe e continuava a ripeterci come se fosse una minaccia il fatto che avremmo perso tempo. Lo stesso ha perfino provato a dire che il mezzo era sequestrato e che era un obbligo nostro dargli le chiavi dell’auto, cosa che, per la pronta e ferma ma sempre gentile risposta di mio marito, è stata evitata dato che gli  ha spiegato che l’auto era sì guidata da lui ma essendoci a bordo altre persone se lui doveva intanto pagare la multa noi potevamo essere liberi di andare altrove.
Arrivati a questo punto, la nostra idea, il nostro concetto di pagare una multa, si sono rivelati molto differenti, infatti pare che, anche se senza un vero e proprio diritto legale, per una qualsiasi tipo di multa, ovvero per una sciocchezza come questa del parcheggio che sporgeva per una ruota sul manto stradale o come l’assenza di cintura di sicurezza, si è messi in arresto.
Nel vero senso della parola vieni arrestato e sequestrato in una stanza, insieme a diversi altri guidatori che possono essere stati arrestati per diversi e ben più seri motivi e non puoi permetterti di uscire a prendere aria, non ti puoi permettere di stare sulla porta e nemmeno parlare con nessuno al di fuori della guardiola.
Dopo 3 ore di paziente attesa! Sì, 3 ore di attesa si sono decisi a riunire i 7-8 mal capitati tra cui mio marito, li hanno caricati su di una camionetta e li hanno portati in tribunale dove ci era stato detto, un giudice avrebbe deciso la multa corrispondente al reato.
Mio marito ed io non sapevamo se ridere o se piangere, nel frattempo i nostri parenti e amici accorsi alla stazione di polizia che non si capacitavano del trattamento non hanno voluto lasciarmi un attimo, perché dato l’ambiente anche poco rassicurante e l’atteggiamento del poliziotto temevano per mio marito e per me. Io sono riuscita a rimanere con lui solo dopo molte insistenze e solo, perché ho spiegato che lui non parlando bene l’inglese poteva avere difficoltà a comunicare e comprendere e quindi anche io, in pratica “mi sono messa in arresto” pur di rimanere con lui. Arrivati in tribunale, in corte per l’esattezza, essendo arrivata io qualche minuto dopo la camionetta che avevo seguito, non ho trovato mio marito, non era né nell’aula, né nel cortile e con mio grande stupore mi sono sentita chiamare dalla sua voce, la quale proveniva da alcune fessure in un muro. Ho scoperto così che era stato messo in una cella insieme ad una ventina di arrestati per ogni specie di reato. Ho provato a chiedere spiegazioni ma nessuno mi ha voluto aiutare, anzi sia i dipendenti del tribunale e sia i poliziotti, ridacchiavano o non mi guardavano neppure e non mi rispondevano alle domande. Fortunatamente ho trovato un legale all’interno della corte, amico di amici il quale avendomi riconosciuto mi ha subito dato una mano per cercare una soluzione a questa storia assurda. Di quelle storie che leggi sui giornali o solo nei libri!
Purtroppo non c’era molto da fare se non aspettare che il giudice in corte lo chiamasse e così pochi minuti prima delle 12.30 dopo un’altra ora di attesa in gattabuia, mio marito è stato portato dalla cella all’aula. Se prima ero rimasta sotto choc quando era dietro le sbarre in una cella orribile, sporca e maleodorante con più di 20 persone, quando l’ho visto entrare in cortile, incolonnato insieme a tutti i delinquenti mi sono sentita male, dato che, se anche non fosse stato abbastanza il prima, ora aveva anche le manette alle mani! Non è uno scherzo, aveva davvero le manette!
Per un “parcheggio fatto male” si è ritrovato in cella con e come un criminale addirittura con le manette!!
Io ho tenuto botta alla scena, come i miei suoceri presenti ma mia madre che era con me non si è più contenuta e si è avvicinata al poliziotto che lo teneva e gli ha detto che si sarebbero dovuti vergognare a trattare una persona, per una multa ridicola come se fosse un criminale. Il poliziotto l’ha guardata e si è anche messo a riderle in faccia. Nel frattempo con l’avvocato abbiamo tentato di far sbrigare le pratiche ma alle 13.00 in punto il giudice ha deciso che doveva andare a mangiare e così mio marito e tutti gli altri sono stati riportati dentro in cella nuovamente con le manette fino alle 14.45. Dopo di che, finalmente verso le 15.00 il giudice si è degnato di parlare con il nostro avvocato il quale è riuscito per lo meno a velocizzare la discussione del suo caso che si è concretizzato in una multa di 3000Scellini, circa 27 euro.
Uno pensa a questo punto è uscito subito? No, a questo punto una persona normale, vorrebbe, come dalla mattina alle 8.15 pagare la multa ma non può, infatti deve aspettare ancora più di un’ora, e perché uno si chiede? Perché il cassiere non c’è, semplicemente non è rientrato dalla pausa pranzo e così mio marito è stato nuovamente chiuso in cella fino alle 16.30 del pomeriggio.
Quasi 9 ore arrestato, chiuso in cella con individui poco raccomandabili, ammanettato come un criminale per esser sceso e sostato forse nemmeno 3 minuti con una ruota giù dal marciapiede!
Parlando con persone del posto, italiani ed altri stranieri, ci hanno spiegato che se avessimo “offerto una soda” al poliziotto ci saremmo risparmiati fatica e tempo e di sicuro l’arresto e che l’atteggiamento arrogante e l’eccesso di potere esercitato erano atti a convincerci a pagare direttamente il poliziotto anziché la multa, infatti offrire una soda in gergo significa una tangente.
I nostri amici che hanno assistito all’arresto, e a tutta l’assurda spiegazione sulla folle giornata, hanno deciso di annullare la prenotazione a Malindi di una settimana, si sono chiusi in camera fino alla mattina dopo quando hanno preso un pulmino che li ha portati all’aereoporto per un volo last minute per Zanzibar.
I nostri parenti ci scongiurano ogni minuto di non investire alcunché in questo paese, tantomeno a Malindi, i nostri amici che risiedono qui stanchi da anni di accadimenti simili e anche peggiori ci incitano ad andarcene ma a denunciare queste persone.
E noi siamo qui frastornati a spiegare loro che per colpa di una, due mele marce si sta guastando tutta una città e la loro immagine e reputazione.
In realtà forse la considerazione è più profonda e amara da fare. Un conto era, anche se per una sciocchezza, avere torto e quindi voler pagare una multa, ben altro è stato finire per 9 ore in galera e per di più con le manette solo perché forse non abbiamo voluto pagare una tangente!
Nessuno dalle 8.15 alle 16.30, dai poliziotti semplici fino ai grandi capi, i quali ci hanno fatto sapere solo dopo di scusarsi, salvo prima far finta di nulla, sono intervenuti per cercare di evitare questo scempio e la loro pessima figura, come istituzioni, governo, stato e paese.
Quindi ci chiediamo se non c’erano i termini e nemmeno i diritti di arrestare perché è stato permesso? Significa forse che tutti erano d’accordo ad aspettare che noi cedessimo alla corruzione?
Gente, brava gente di Malindi non c’è bisogno di pagare “una soda” a nessuno se si è nella ragione e se anche nel torto basta pagare il giusto. Smettiamola, soprattutto noi italiani di prestare il fianco a queste situazioni,(non è solo un malcostume italiano pagare una tangente per non passare una giornata come la nostra o semplicemente per velocizzare una qualsiasi cosa), smettiamola di dimostrare che il luogo comune che siamo corruttori e corruttibili è vera in Italia come anche all’estero. Smettiamola di farci sempre riconoscere, possiamo essere meglio e  tanti italiani davvero brave persone ne sono la prova.
In ogni caso per questo accadimento, non ci sono termini gentili o pacati per esprimere questa situazione, né tanto meno la nostra delusione. Delle scuse del capo della polizia, ricevute tramite il portavoce dei residenti italiani di Malindi, sinceramente non ce ne facciamo nulla ed ovviamente non le possiamo accettare e le rimandandiamo cortesemente al mittente, il quale tra le altre cose, avrebbe per lo meno potute farle di persona per renderle ancor meno sterili.
Non credo effettivamente che Malindi sarà più una meta da tenere in considerazione per amici e parenti e sinceramente spero che questa notizia trapeli molto velocemente e arrivi ad informare tanti, così che altri non possano subire quello che abbiamo passato noi.
Mi dispiace per l’ennesima cattiva pubblicità che questa cittadina si è fatta ma per quanto mi riguarda posso confermare che se la merita in gran parte e che anche e soprattutto il mal costume di noi europei e qui a Malindi soprattutto italiani è artefice di questi eventi e questa ne è stata l’ennesima prova tangibile.
Credo anche che gli aiuti che eravamo riusciti ad ottenere per la realizzazione di un programma di volontariato culturale e sociale per la comunità locale per la costruzione di un orfanotrofio con una nuova tecnica  a basso impatto economico ed ecologico con la paglia, verranno ridimensionati se non addirittura deviati per altre destinazioni.
Dispiace solo vedere che la popolazione continuerà a risentire degli errori di pochi ma che purtroppo però paiono essere di più che pochi e di certo predominanti sul resto.
Ma si sa il detto dice “che chi è causa del suo mal “… .

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Malindi-Muyeye 13 luglio 2010

Prima che aprisse LeaMwana, Carolyn arrivò nella famiglia di Agnes e Christopher; aveva solo 7 anni. Perse il padre per un incidente d’auto che era molto piccola; sua madre essendo molto giovane e con un altro figlio non poteva occuparsi di lei e quindi la diede alle cure di Agnes e suo marito. Nel frattempo suo fratel…lo morì per malattia e sua madre incominciò a bere e le cose andarono peggiorando così che Carolyn restò al LeaMwana (che nel frattempo avevano aperto la struttura). Sfortunatamente questa settimana sua madre è morta per malattia. Così Carolyn ora è sola completamente. E’ una bella ragazza di 13 anni è responsabile con gli altri bambini più piccoli, ama studiare ed ovviamente è una brava scolara tanto che vorrebbe diventare un dottore per aiutare gli altri.
A febbraio 2011 andrà al liceo, una scuola più cara rispetto alle medie, il costo annuo per la retta della scuola sarà di 500€. Più persone e famiglie potrebbero diventare insieme sponsor per i suoi studi, donando 100€ a famiglia per un anno.

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Mombasa-1°luglio-ore 10.54 ora locale

STRAGE DI MAFIA -MORTE DI BORSELLINO E LA SUA SCORTA

19luglio1992 per non dimenticare

CITO E RIPORTO DAL SITO DI BEPPE GRILLO:

Non ho praticamente nulla da aggiungere e condivido tristemente quanto riporto qui sotto scritto nel post di stamani di Grillo, oramai le parole onore, rispettabilità e soprattutto indignazione non hanno più valore nella maggior parte degli italiani.

Mi dicono che dovrei fregarmene dell’Italia che oramai io sono fuori, che ho altri obbiettivi, altri focus nella vita…ed è vero ma come si fa a rimanere indisturbati difronte a questo scempio a questa violenza della democrazia continua…io non me lo scordo il significato di onore, rispettabilità e indignazione perchè grazie a queste parole che sono stata educata, sono cresciuta e lotto da sempre nella vita e per la vita per la mia vita e quella degli altri. Io mi indigno tutti i giorni per le cose storte e sbagliate e lotto per l’onore e la rispettabilità, ogni giorno e ovunque nel mondo. Non ce la faccio a dimenticarmi chi sono.

“L’Italia allo specchio”

Dell’Utri è stato condannato a 7 anni in appello, è da tempo senatore per non finire in galera (nominato dallo psiconano e non eletto dai cittadini). Il prossimo grado di giudizio (la Cassazione) non deciderà nel merito, ma solo nella forma. Quindi, nel merito, Dell’Utri è colpevole secondo la Giustizia italiana. Se Dell’Utri rimane in libertà e percepisce lo stipendio e i benefit da parlamentare e il popolo italiano non fa una piega, allora ha ragione Marcello, fondatore, allenatore e suggeritore di Forza Italia, a definire eroe il pluriomicida Mangano. E ha ragione anche Berlusconi a definirci coglioni, e Minchiolini a fare telegiornali sull’assoluzione di Dell’Utri. Per una questione di equità, tutti i carcerati che stanno scontando una pena per condanne fino a 7 anni devono essere rilasciati. Pdl e Pdmenoelle potrebbero organizzare un indulto estivo ad hoc come nel 2006, un’altra legge bipartisan ad delinquentes. Alle prossime elezioni si potrà organizzare una riffa con tutti i nomi dei farabutti rimessi in libertà. Gli estratti diventeranno deputati e senatori della Repubblica. Un Parlamento di ex galeotti, un partito trasversale Gratta e Vinci delle Libertà. Una ideale continuazione del Parlamento attuale ripieno di condannati in via definitiva, in primo o secondo grado o indagati. Qual è il grado di sopportazione di questo Paese? C’è un Paese? Qualcuno è rimasto in casa? Un Paese in cui i giornali parlano di legge bavaglio da mesi quando si sono imbavagliati da soli da anni con interviste in ginocchio al “bibliofilo” Dell’Utri, all'”onorevole” Dell’Utri. Vorrei mandare un messaggio di solidarietà alla Federazione Nazionale Stampa Italiana: “Restituiteci i soldi delle nostre tasse con cui stampate le balle quotidiane e vergognatevi, pentitevi, mettete un cappello a punta con sopra scritto: “Venduti“”.
Qualche volta ti domandi se ha senso opporsi al degrado di un popolo (Dell’Utri è solo un sintomo, lo è anche Berlusconi) e cosa fare per risvegliarlo. Ti guardi allo specchio, più vecchio, più incazzato, più disilluso. Pensi a lasciare tutto e andare via. In un Paese civile nel quale un condannato per concorso esterno alla mafia sarebbe allontanato da qualunque carica pubblica. Sarebbe in galera, evitato da tutti. Ricordi Borsellino, che sapeva di essere stato condannato a morte, e ti chiedi chi glielo ha fatto fare. Pensieri così, di chi vede crescere l’indifferenza e l’ignavia degli italiani di fronte a qualunque stupro della democrazia. Gli italiani sono i colpevoli, non tutti, ma la maggioranza assoluta certamente sì. Meritano quello che hanno e forse anche di più.

http://www.beppegrillo.it/

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bavaglio chic

PROTESTA CONTRO LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA'

Mi chiamo Gaia, ho 34 anni, un marito, due cani, due gatti e una nuova vita all’estero e tanta voglia di democrazia.
Ho una proposta da fare, per aumentare la protesta in maniera simbolica ma di forte impatto, contro la così detta “legge Bavaglio”, aggiungere qualcosa di semplice ma più visibile, soprattutto di più costante,delle foto inviate alle redazioni dei giornali e su facebook e delle poche, a mio parere, manifestazioni di protesta.
L’idea mi è venuta proprio guardando le foto di queste manifestazioni.
Aggiungere un simbolo, nel quotidiano di tutti noi, giovani e non, in Italia e anche all’estero, come se fosse l’oggetto di moda, l’”IPhone italiano, l’accessorio indispensabile:
mentre siamo al lavoro, fuori con gli amici, nei ristoranti e nei bar, nelle università, negli ospedali, nelle banche(!), mentre andiamo in giro a piedi, in bicicletta e anche se ci andiamo in macchina per raggiungere tutti questi posti e molti altri di più, su i mezzi pubblici sempre ed ovunque metterci sulla faccia un vero e proprio Bavaglio!
Non limitandoci a metterlo, solo nelle sparute o spero più numerose manifestazioni!

Se dici bavaglio pensi a delle immagini ad uno Stile :
Alla Pistolera, alla Bandito, alla Sovversivo ma anche all’Americana, all’ Araba…
Siamo detentori della Moda?

Bene Inventiamoci “Lo Stile del Bavaglio all’Italiana” !

Mettiamoci sulla bocca, legato dietro sulla testa, coprendoci bene la bocca, mettiamoci tutti quanti un bavaglio tutti i giorni, tutto il giorno !!
Non importa il colore, non importa la grandezza, non importa la fantasia, non importa come, importa solo che lo Facciamo TUTTI e SEMPRE!

Cominceranno ad essercene sempre di più, in giro, sui mezzi pubblici, nei pubblici uffici, nei negozi, nelle aziende, nelle scuole, università e mi auguro ospedali, tribunali, ovunque!

Il coraggio è contagioso.

La gente non informata, assopita, anestetizzata da questo grande bluff si comincerà a domandare e ad informare e la gente che sa ma che non scende in piazza, perché costa “fatica sprecata”, scoprirà in un cassetto un foulard, una fazzoletto, una bandana e proverà a fare un gesto semplice che non costa nemmeno la delusione di una “fatica sprecata”.

Gli artisti potranno realizzarne opere d’interpretazione di un’epoca, e gli stilisti un nuovo costoso gadget da vendere strafirmato e strapagato magari indossandolo, si spera, prima di tutti loro!

E la nostra stampa e la “nostra” tv non potranno non filmare, non vedere, non descrivere ma soprattutto la stampa estera ci vedrà, gli stranieri in Italia ci vedranno, e spero anche all’estero ci saranno Italiani, che come me inizieranno a farsi vedere col bavaglio ovunque e così parleranno di noi.
Parleranno di un popolo che ha un bavaglio sulla bocca, sempre e non per manifestare e non per religione o per tradizione ma per mancanza di libertà, giustizia e democrazia nel proprio paese.

Il mondo intero ci vedrà e noi riusciremo con un gesto simbolico, pacifico ma molto, molto forte a dimostrare ai nostri politici che il potere ce l’abbiamo noi!
Che gli Italiani con la I maiuscola siamo NOI, quelli che hanno il bavaglio e non quelli che cercano di mettercelo!

Le cose possono cambiare, devono cambiare, non per forza con le manifestazioni che sono ancora troppo poco fastidiose per il nostro governo e quindi, senza violenza, senza scontri, senza colori, senza partiti, da destra a sinistra, dal basso all’alto della nostra società sono convinta, che ci siano tanti Italiani che non vogliono questa legge : mettiamoci un Bavaglio!

Scrivo a tutti, giornali, blogger, radio, amici, sconosciuti, per cercare di diffondere questa banale, semplice idea, questa proposta che può sembrare ridicola ma sono convinta che è arrivato il momento di unirci davvero come popolo, come filosofia di vita , come diritto di democrazia e non, e ripeto non, come un partito politico, non c’è nulla di politico in questo, c’è solo libertà dell’individuo!

Nel mio modesto blog, iniziato per aggiornare i miei amici in giro per il mondo o restati in un paese che ogni giorno di più mi indigna, scrivo e scriverò di questa mia proposta, su facebook lo inoltrerò e chiederò di farlo e spero anche voi lo facciate e si trovi una soluzione a questo scempio a questo cappio sempre più stretto, dopo il bavaglio ci sono i paraocchi, o forse ce li hanno giù messi e questo è l’atto finale!?

Spero diate spazio a questa mia “idea” o per lo meno tiriamone fuori una migliore se esiste, perché sono stufa per molti motivi ed ora anche per questo di vergognarmi di dire che sono italiana invece di esserne fiera per tutti quegli individui storici che hanno fatto della libertà e della verità il loro baluardo e ci hanno rimesso anche la vita.
Voglio sentirmi una fiera Italiana!

CONTRO LA LEGGE BAVAGLIO-GAG LOW

RINGHIO E MI RIBELLO PER IL BAVAGLIO - UNITI RIMEDIAMO ALLO SBAGLIO

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