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Diani-Ukunda – domenica 17 ottobre 2010- ore 18.00 ora locale (-1 ora in Italia)


Oggi, dopo anni che non andavo spontaneamente di cuore ad una messa, mi sono avventurata alle 10.30 nella parrocchia St.Joseph di Diani. Dopo anni per diversi motivi personali mi sono riavvicinata alla fede nel Signore, non nella chiesa, quella del Vaticano per intenderci che per me in larga misura si riassume in una SpA (andatevi a leggere il libro interessante e sconcertante a riguardo: VATICANO SPA).
Comunque Vaticano a parte…se andate in qualche parte dell’Africa dove ci sia una chiesa magari cattolica, dovete entrare a vedere celebrare la messa!
Scordatevi le messe barbose, scure e seriose dell’Italia.
Qui è un’altra storia, come tutto d’altronde lo è già di per sé ma la messa ne è la prova lampante.
Le persone si riuniscono tutte e dico tutte per andare insieme a festeggiare il Signore. Dalla strada al di fuori del cancello senti i cori e nel tragitto, tutti elegantissimi bambini ed uomini e le donne in vestiti chi più o chi meno della festa si incamminano allegramente.
Nel giardino di questa bella semplice chiesa si riuniscono tutti all’ombra dei frangipani ad intonare i canti. I bambini corrono allegri mentre una massa colorata e vociante si infila nella caldissima ed afosa chiesa.
Quando entri accecata dalla luce del sole, gli occhi cercano riparo nell’ombra della sala e mentre si adattano al passaggio di luce, ti si apre davanti il sipario e prende vita uno spettacolo fatto di persone multicolore e plurirazziale.
Ci sono le signore europee, inglesi si presuppone, distinte, eleganti con la gonna al ginocchio perfettamente stirata, la croce semplice ma d’oro al collo, che si guarda intorno divertita, poi intravedi un gruppetto di tedeschi, li riconosci(almeno io) dalla montatura degli occhiali, squadrata e colorata, dai pantaloni con le tasche a trequarti e i sandali birckenstock, l’abbronzatura “all’aragosta maculata”e il sorriso gioviale che regalano a tutti. Intorno a noi anche qualche americano dalla tipica andatura dinoccolata, altissimi, biondi, vestiti sportivamente e con al seguito 5 figli biondissimi come loro. Poi si riconosce qualche italiano anziano e forse nutro sospetti su un’altra coppia più giovane qualche metro più in là che si guarda intorno con la bocca spalancata, qualche altro occidentale di altra nazionalità spicca in mezzo a braccia e teste scure e tutto intorno il colore, l’allegria, il disordine nell’ordine delle cose belle.
Ci sono le tipiche “mama” dai fondoschiena ampi, ampi ma stretti nei vestiti di cotone pesante a fantasia floreale, con l’accrocchio in testa, come lo chiamo io, che fa pendant col vestito, il sorriso largo e gioviale su di un sudatissimo viso. Ci sono le ragazze magre vestite o quasi all’ultima moda, forse quella delle riviste di 2 anni fa ma che per loro fa tanto ultima moda, con una corona in testa di treccine multicolore che sembrano essere lì “più per stare in vetrina” che a pregare. Ci sono anche le giovani coppie con un figlio o massimo due, si incomincia infatti a vedere il cambio di mentalità, in queste famiglie più simili alle nostre e non più dotate di schiere di figli in scala, come si vedeva invece qualche anno fa.
Poi quelli che a me fanno più spalancare la bocca e sgranare gli occhi, sono i Samburu, “cugini” dei Maasai, avvolti nei loro vestiti, o meglio parei rosso fuoco, alternati ed incrociati a quelli turchese e giallo intensi, con le treccine color mattone nei capelli e le mille perline che adornano i braccialetti, creando come tatuaggi multicolore alle caviglie, ai polsi, sulle braccia, con la croce al collo, rigorosamente anch’essa di perline colorate. Si sono convertiti al cristianesimo ma le perline non si toccano e la tradizione neppure!
Loro hanno la mia massima attenzione, li guardo mentre intanto il coro inizia, cantando e annunciando così l’ingresso della croce, dei chierichetti, del corpo di ballo, sì ci sono ballerini che ballano, dei preti e della bibbia, portata con gioia ed allegria in processione e innalzata sopra le teste per farla vedere a tutti e per tutti goderne della vista.
La posizione migliore, quella che io consiglio, è quella delle file interne laterale alla corsia centrale, da lì si vede tutta la fantastica processione colorata e danzante. Ci sono diversi micro-gruppi di ballo che inscenano differenti piccole coreografie ma tutte sincronizzate tra loro.
Stare fermi è impossibile, persino io pezzo di marmo solitamente che si scatena a ballare solo coi bambini per farli ridere, non riesco a contenermi e balletto sui piedi e muovo le braccia, batto le mani e canto anche se non capisco ancora una parola o quasi di kiswahili.
La messa dura due ore. Te credo, per ogni passaggio si canta e si balla! Ma giuro che passano veloci e sono davvero un piacere per gli occhi, le orecchie e l’animo.
La cosa più che tocca e vedere e sentire che la messa per queste persone è davvero importante, è un momento di ritrovo e di riflessione puro e globale. Si sentono parte di un gruppo e questo è bellissimo. Li vedi che si fermano dopo la funzione sul prato della chiesa, chi ha portato delle sedioline, chi la borsa frigo…la prossima volta vorrei rimanere anche io un po’ dopo, per capire, per vedere cosa fanno.

E magari poi raccontarvelo.

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